Visionari e anticipatori di progetti e idee legate al territorio della Valpolicella, i fratelli Castagnedi – Massimo, Armando, Paolo e Tiziano – di Tenuta Sant’Antonio a Colognola ai Colli, dal 1995 hanno costruito un’azienda fondata su solidi valori che guardano al passato fotografando l’esperienza precedente in qualità di figli di viticoltori, il punto di partenza su cui plasmarsi guardando al futuro forti di una volontà d’interazione con la natura e di pratiche agricole corrispondenti solo al benessere della terra.

L’avvio dell’attività risale all’acquisto di alcuni ettari da pascolo suoi Monti Garbi in località San Briccio. Terreni scabri, poveri, privi di acqua, in un contesto di viticoltura collinare che per conformazione del territorio da sempre impone un importante manodopera ma una bassa produzione e scarse rese in vigna. Una follia se contestualizzata al tempo, ovvero quando l’uva veniva pagata al quintale ed era fondamentale chiudere i conti delle proprie attività.

Visionari dunque, ma anche pragmatici e realisti, con quel pizzico di ottimismo che nella costanza lavorativa ha macinato risultati, crescita e successivi investimenti, divenendo un’azienda punto di riferimento per il territorio con 50 dipendenti, 150 ettari vitati e oltre 1 milione e mezzo di bottiglie prodotte.

Tre brand, Tenuta Sant’Antonio, Télos e SCAIA, che leggono con rigore le uve tipiche dell’areale, interpretazioni della Valpolicella e della terra di Illasi e Mezzane secondo il consueto modo di pensare di Tenuta Sant’Antonio che include il rispetto, la biodiversità, un progetto imprenditoriale che tutela l’ambiente e il benessere dell’uomo grazie all’efficientamento dei processi, frutto di moderne tecnologie e tecniche all’avanguardia a supporto di pratiche integrate, quasi completamente biologiche: inerbimento, sovescio, la confusione sessuale, poco rame e zolfo, nessun pesticida.

Da questa forte sensibilità nasce nel 2010 il progetto Télos, brand avveniristico rigoroso nel metodo e nel percorso di produzione – la prima vendemmia risale al 2011 -, vero e proprio manifesto della sostenibilità. Una selezione di vini privi di solfiti aggiunti, vegani, pregni di studio e conoscenza, oggi in conversione biologica. Innovazione e avanguardia per un vino ancora più salutare da proporre al consumatore, mantenendo le peculiarità che lo rendono sempre un grande vino.

Infine il brand SCAIA, il vino giovane e di qualità accessibile a tutti, prodotto nella zona a nord-est di Verona, da vigneti posti sul crinale di colline a ridosso delle Alpi e su terreni di pietra, gesso, calcare, che ha fatto da traino all’aumento delle vendite cresciute del 22% rispetto al 2021. SCAIA, la bottiglia “must have”, ha conquistato i mercati di tutto il mondo, in particolare gli Stati Uniti con SCAIA Garganega e Chardonnay e SCAIA Rosato.

Gli importanti investimenti, i più alti di sempre, ben 3 milioni di euro per il triennio 2021/2023, 1,5 milioni solo per il 2021, hanno accompagnato il coraggio di credere che anche i momenti più difficili possano divenire opportunità destinate a durare a lungo. Interventi in tutti i settori: l’ampliamento del magazzino logistico, di stoccaggio e degli uffici, l’ampliamento in corso della cantina e la tecnologia di Industria 4.0, il locale di appassimento dotato di sistemi di automazione e controllo informatico integrato in un colpo d’occhio straordinario delle uve in appassimento testimonianza che il vino, la sua qualità e l’eccellenza, rispecchiano l’anima dell’azienda.

“L’innovazione è il futuro del vino – afferma Armando Castagnedi -, un vino che avrà un’identità sempre più forte”. Come il Single Vineyard Soave Vigna Monte Ceriani, un vigneto di circa 7 ettari di Garganega ubicato nella Menzione Geografica Monte di Colognola, una collina di 200 metri, di conformazione vulcanico marnosa, collocata al di fuori dalla denominazione classica del Soave. Un vino straordinario che testimonia la competenza e la maestria di Tenuta Sant’Antonio, un’azienda che non è solo Valpolicella.