Al Castello di Ozzano Monferrato, Giuseppe ed Emanuele Visconti raccontano Vicara, realtà agricola che unisce viticoltura, riso e territorio. Al centro c’è il Grignolino, vitigno identitario e poco accomodante, scelto come simbolo di una visione produttiva che punta sugli autoctoni e rivendica un Piemonte meno prevedibile, tra storia familiare, vigna e cultura agricola.
Nel Monferrato Casalese c’è ancora spazio per raccontare il Piemonte senza ricadere nei soliti riflessi condizionati. Niente Langhe, niente retorica del grande rosso da meditazione. A Ozzano Monferrato, nella cornice del Castello di famiglia, Vicara prova a riportare l’attenzione su un vitigno che per anni è rimasto ai margini del grande racconto enologico piemontese: il Grignolino.
Durante l’incontro “Radici Nobili, Terre a Confronto – I Ribelli del Vino e del Riso”, Giuseppe ed Emanuele Visconti hanno raccontato una realtà che tiene insieme due anime agricole: da una parte il Monferrato e la viticoltura, dall’altra la Lomellina, il riso Baldo, il Po, la silvicoltura.
La storia familiare dei Visconti affonda le proprie radici nella Lomellina, dove il rapporto con la terra è passato nel tempo dalla proprietà agricola a una forma più diretta di imprenditoria. Un’evoluzione che ha portato anche a progetti di riqualificazione ambientale e rinaturalizzazione delle aree fluviali del Po e del Sesia, accanto alla coltivazione del riso e del pioppo. È una parte del racconto che spesso resta fuori quando si parla di vino, ma che qui diventa centrale: Vicara non nasce come operazione di marketing enologico, ma come prosecuzione di una cultura agricola più ampia.
Il legame con il Monferrato prende forma a metà Ottocento, quando la famiglia si sposta a Ozzano Monferrato acquistando il Castello. La cantina, invece, nasce nei primi anni Novanta dall’unione di tre realtà locali, Visconti, Cassinis e Ravizza, con l’obiettivo di valorizzare il territorio e i suoi vitigni. Una scelta che oggi può sembrare coerente con la riscoperta degli autoctoni, ma che per molto tempo ha significato andare controvento.
Il punto, infatti, non è solo custodire una storia. Il punto è cosa farsene oggi di quella storia. E qui Vicara sceglie una strada piuttosto netta: lavorare sui vitigni del territorio. “Il vero elemento di ribellione è non adeguarsi al mercato”, ha spiegato Emanuele Visconti. Una frase che, depurata da ogni tentazione romantica, racconta bene il senso del progetto: strappare vitigni internazionali per piantare Grignolino e Cortese.
Il Grignolino diventa il simbolo più evidente di questa visione. È un vitigno antico, identitario, ma non accomodante. Ha tannino, acidità, una certa ruvidità caratteriale. Non è nato per piacere a tutti e forse proprio per questo conserva una forza espressiva che molti vini hanno perso per strada. Per anni è stato considerato un vino difficile, persino marginale. Oggi può tornare a essere una chiave di lettura credibile per raccontare un Piemonte meno prevedibile.
Nel corso dell’incontro, una breve degustazione tecnica guidata da Cinzia Benzi ha messo a confronto due annate di Uccelletta Monferace, 2021 e 2016, mostrando due interpretazioni diverse dello stesso vitigno. Più contemporanea e tesa la prima, più evoluta la seconda, entrambe utili a ricordare che il Grignolino non è soltanto un rosso leggero da consumo rapido, ma può avere profondità, tenuta e ambizione.
A rafforzare questa lettura c’è anche il lavoro sulla vigna Uccelletta, piantata nel 1967, su suoli antichi legati alla Pietra da Cantoni. Un dettaglio tecnico che diventa parte di una narrazione più ampia, in cui geologia, vitigno e scelta produttiva concorrono a definire uno stile.
Il pranzo firmato da Andrea Ribaldone, costruito attorno al riso Baldo della famiglia Visconti e pensato in dialogo con il Grignolino, ha poi allargato il discorso oltre il vino. Non solo abbinamento, ma confronto tra due territori e due identità agricole: il Monferrato e la Lomellina.
Vicara non sembra interessata a rendere il Grignolino più facile. E forse è proprio qui che il progetto trova la sua forza. In un mercato che spesso chiede vini immediati, prevedibili e rassicuranti, il Grignolino continua a essere un vino un po’ scomodo. Ma anche per questo necessario.
Punti chiave
- Grignolino: Vicara lo sceglie come simbolo di un Monferrato identitario e meno prevedibile.
- Scelta produttiva: la cantina ha sostituito vitigni internazionali con Grignolino e Cortese.
- Uccelletta Monferace: le annate 2021 e 2016 mostrano tensione, evoluzione e capacità di tenuta.
- Vigna Uccelletta: piantata nel 1967, cresce su suoli antichi legati alla Pietra da Cantoni.
- Identità agricola: vino e riso Baldo collegano Monferrato e Lomellina nella storia della famiglia Visconti.


































































