Il mercato del turismo gluten-free vale miliardi e cresce rapidamente. Catalin Varela, fondatrice di The Celiac in Italy, ha spiegato a Vinitaly Tourism perché le cantine dovrebbero considerare i viaggiatori celiaci un’opportunità di business. Con piccoli accorgimenti operativi e una comunicazione mirata, l’ospitalità accessibile si traduce in fedeltà del cliente e aumento del passaparola.
C’è un turista che arriva in cantina con grande entusiasmo, e che si trova in difficoltà non al momento della degustazione (il vino, per fortuna, è naturalmente privo di glutine) ma quando arriva il food pairing. È costretto a fare domande, a interrompere il flusso dell’esperienza, spesso a rinunciare a parte dell’offerta. Questo è il punto di partenza del convegno tenuto da Catalin Varela, fondatrice di The Celiac in Italy e Celiacs in Europe, nell’ambito di Vinitaly Tourism.
Il suo messaggio è stato diretto: smettere di vedere le restrizioni alimentari come un problema di gestione e iniziare a trattarle come un’opportunità di ospitalità. Un cambio di prospettiva che, dati alla mano, conviene.
Gluten-free: un mercato tutt’altro che di nicchia
Varela ha presentato dati che ridimensionano l’idea di un segmento marginale: il mercato globale dei servizi di viaggio gluten-free valeva 1,43 miliardi di dollari nel 2024 ed è proiettato a più che raddoppiare nei prossimi anni. Oltre alla celiachia, più del 10% della popolazione globale riferisce qualche forma di intolleranza o sensibilità al glutine. Un volume che, aggregato, smette di essere una nicchia.
Ma il dato forse più interessante per le cantine riguarda il comportamento di questo pubblico. I viaggiatori celiaci pianificano i loro itinerari interamente intorno al cibo — per necessità — e sono estremamente fedeli alle esperienze che li accolgono con sicurezza. Soprattutto: raramente viaggiano da soli. Un singolo membro celiaco del gruppo influenza la scelta dell’intera comitiva, perché nessuno prenota un’attività dove qualcuno del gruppo resta escluso.
“Non appena un viaggiatore celiaco trova un’esperienza sicura, non solo è disposto a tornare per anni, ma vi raccomanderà come nessun altro ha mai fatto.”
Cantina a prova di celiaci: azioni concrete da implementare subito
Varela ha strutturato la parte operativa in suggerimenti accessibili anche per realtà piccole. Il punto di partenza è riconoscere ciò che è già presente: formaggi, salumi, frutta e olive sono naturalmente privi di glutine, basta comunicarlo.
Sul fronte operativo, la chiave è formare il personale sulla contaminazione crociata, anche un semplice utensile condiviso tra due preparazioni può rendere un piatto non più sicuro, e dotarsi di strumenti dedicati, preferibilmente di un colore distinto. Altrettanto importante è la comunicazione: indicare l’offerta gluten-free sul sito e sui social permette al viaggiatore di trovarvi prima ancora di arrivare, mentre all’arrivo la gestione deve essere discreta, perché l’ospite vuole sentirsi accolto, non diverso dagli altri. Il messaggio finale di Varela è un invito a partire in piccolo: l’ospitalità accessibile è semplicemente buona ospitalità.
Punti chiave
- Il mercato gluten-free vale 1,43 miliardi di dollari nel 2024 e si prevede che raddoppierà nei prossimi anni.
- Il vino è naturalmente privo di glutine: il problema per i celiaci in cantina riguarda il food pairing, non la degustazione.
- Un celiaco in gruppo decide per tutti: chi prenota esclude le esperienze dove anche un solo membro resta senza opzioni.
- Formare il personale sulla contaminazione crociata è l’azione operativa più urgente e concreta da implementare subito.
- Comunicare l’offerta gluten-free online permette al viaggiatore celiaco di trovare la cantina prima ancora di partire.
















































