Mariana Juri delinea la visione strategica dell’enoturismo argentino come leva di sviluppo territoriale. Il vino diventa racconto di identità, cultura e sostenibilità, capace di generare valore economico e sociale. Mendoza rappresenta il modello virtuoso da replicare, mentre l’esperienza enogastronomica si trasforma in strumento inclusivo per attrarre pubblico internazionale e valorizzare le comunità locali.
L’abbiamo incontrata durante il nostro tour di enoturismo in Argentina, attraversando territori in cui il vino dialoga con paesaggio, cultura e comunità locali. Mariana Juri – Senatrice Nazionale per Mendoza, Argentina e Presidente della Commissione Turismo del Senato argentino -, ci ha condiviso la sua visione sul futuro del turismo argentino, sul ruolo strategico dell’enoturismo e su come il vino possa diventare un potente strumento di racconto del Paese a livello internazionale.
Qual è oggi la visione strategica per posizionare l’Argentina come destinazione turistica internazionale nei prossimi anni?
La visione strategica dell’Argentina combina apertura, competitività, qualità e valorizzazione della diversità territoriale. Il Paese ha una ricchezza naturale e culturale straordinaria, distribuita su tutto il territorio, e il vero obiettivo è riuscire a organizzare questa diversità all’interno di una strategia coerente e di lungo periodo.
Per attrarre investimenti in infrastrutture, connettività, ospitalità e servizi di qualità sono fondamentali stabilità macroeconomica, regole chiare e una collaborazione intelligente tra settore pubblico e privato. Il turismo del futuro non si basa solo sui volumi, ma sul valore: esperienze autentiche, sostenibili e competitive a livello globale.
Che ruolo occupa il turismo enogastronomico nello sviluppo del turismo argentino?
Il turismo enogastronomico è una priorità perché integra produzione, identità, paesaggio, cultura ed economia locale. Non è un turismo stagionale o estrattivo, ma un modello che genera occupazione, radicamento territoriale e filiere di valore che hanno un impatto diretto sulle comunità.
Mendoza rappresenta un esempio emblematico: il successo dell’enoturismo è il risultato di decenni di politiche pubbliche coerenti, pianificazione e investimenti privati. Oggi questa esperienza può diventare un modello da adattare e sviluppare anche in altre regioni del Paese.
Il vino argentino è già un ambasciatore riconosciuto nel mondo: quanto è importante inserirlo in una narrazione più ampia del Paese?
È fondamentale. Il vino non comunica solo un prodotto, ma racconta una cultura del lavoro, un rapporto profondo con il territorio e una visione di lungo periodo. Inserirlo in una narrazione più ampia permette di rafforzarne il ruolo come ambasciatore culturale ed economico dell’Argentina.
L’esperienza di Mendoza dimostra che, quando il racconto è coerente e sostenuto nel tempo, l’impatto va ben oltre il settore vitivinicolo e contribuisce a costruire un’identità riconoscibile a livello internazionale.
Come può la comunicazione del vino raggiungere anche un pubblico non specializzato?
La chiave è umanizzare il racconto e ampliare il linguaggio. Non parlare solo di vitigni, tecniche o punteggi, ma di persone, famiglie, paesaggi, tradizioni, gastronomia, arte e stili di vita.
Il vino permette di raccontare storie accessibili e autentiche, capaci di creare connessioni emotive anche con chi non è un esperto. Attraverso esperienze, contenuti culturali e formati innovativi, si può coinvolgere un pubblico giovane, turisti occasionali e visitatori in cerca di senso e identità.
L’enoturismo non si rivolge solo a chi beve vino: come può diventare un’esperienza inclusiva?
L’enoturismo contemporaneo è esperienziale, trasversale e inclusivo. Oggi le cantine non sono più solo luoghi di degustazione, ma veri e propri spazi culturali e di incontro.
Attività all’aria aperta, percorsi sensoriali, proposte gastronomiche, esperienze educative, arte, musica e benessere permettono di attrarre famiglie, giovani e visitatori che non consumano alcol. L’inclusione non indebolisce l’identità del vino, al contrario la rafforza e la proietta nel futuro.
Che ruolo hanno le esperienze culturali e paesaggistiche nel rendere le cantine spazi aperti e accessibili?
Hanno un ruolo centrale. Paesaggio, architettura, gastronomia locale, arte e musica trasformano le cantine in luoghi di relazione, non solo di consumo. Queste esperienze dialogano con interessi diversi e rafforzano il legame con le comunità locali.
Inoltre, generano occupazione qualificata in settori come la gastronomia, il design, la cultura e i servizi turistici, contribuendo allo sviluppo economico del territorio.
In che modo l’enoturismo può diventare uno strumento concreto di sviluppo economico e sociale?
L’enoturismo è una delle modalità più efficaci di sviluppo locale perché crea filiere di valore e occupazione qualificata lungo tutta la catena dei servizi. Ha un impatto particolarmente positivo sull’inclusione lavorativa di giovani e donne, offrendo opportunità in ambiti come ospitalità, comunicazione, gestione turistica e cultura.
Quando è pianificato con una visione strategica, permette anche alle piccole località di entrare in circuiti turistici di alto livello, rafforzando l’economia locale e il senso di appartenenza al territorio.
Esistono modelli virtuosi già consolidati in Argentina?
Mendoza è il caso più strutturato e consolidato. Il suo percorso è il risultato di oltre trent’anni di politiche pubbliche, apprendimento continuo e collaborazione con il settore privato. Oggi altre regioni vitivinicole stanno seguendo questo percorso, adattandolo alle proprie caratteristiche e identità locali.
Qual è il messaggio finale per i professionisti internazionali del turismo e del vino che guardano all’Argentina?
L’Argentina ha un’enorme opportunità davanti a sé. Possiede territori unici, talento, cultura produttiva e una crescente apertura verso il mondo. L’esperienza di Mendoza dimostra che, con visione strategica, continuità e regole chiare, è possibile costruire destinazioni di livello internazionale.
Ai professionisti del turismo e del vino direi di guardare all’Argentina non solo come a una meta affascinante, ma come a un partner affidabile con cui investire, sviluppare progetti e crescere in modo sostenibile. Il vino e l’enoturismo sono al centro di questo percorso e hanno ancora un grande potenziale da esprimere.
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Punti chiave
- Enoturismo come priorità strategica per l’Argentina: integra produzione, identità e sviluppo economico locale sostenibile.
- Mendoza rappresenta un modello consolidato di successo, risultato di trent’anni di politiche pubbliche coerenti.
- Il vino comunica cultura e territorio, non solo prodotto: ambasciatore dell’identità argentina nel mondo.
- Esperienze inclusive e trasversali: cantine come spazi culturali aperti a famiglie, giovani e non consumatori.
- Impatto sociale concreto: l’enoturismo crea occupazione qualificata, specialmente per giovani e donne.












































