Siamo arrivati a Monterinaldi grazie alla relazione con Alessandro Satin, export manager dell’azienda. Posso sembrare di parte, se faccio un complimento ad Alessandro Satin, visto che si è formato con noi più di 10 anni fa e che in alcuni percorsi formativi è un diventato un nostro docente.

Ma non posso non notare che Alessandro ha saputo mettere a valore la nostra visita prima ancora del nostro arrivo, usando i social (Linkedin in particolare) per creare attesa e informare che il nostro team sarebbe stato protagonista di una degustazione a Monterinaldi.

Tutto ciò che possiamo usare a livello comunicativo è da “sfruttare” al massimo, senza mai dare per scontata ogni piccola grande occasione che abbiamo per far sentire la voce della nostra azienda.

Ad accoglierci Fabrizio Benedetti e Mauro Bennati, in azienda dal 2010 e completamente immersi nella filosofia di Monterinaldi.

Una visita informale, tra amici ma allo stesso tempo volta a farci conoscere tutte le proposte di accoglienza che ci hanno permesso di scoprire molte possibilità originali a disposizione di ogni tipologia di esigenza: dall’amante del trekking a chi vuole creare il proprio blend e creare la propria etichetta da bere con gli amici.

Mauro e Fabrizio ci hanno accolto come se fossimo visitatori abituali dell’azienda con quella confidenza che a noi piace e che ci ha permesso di sentirci a casa, complice anche la struttura della sala accoglienza che ricorda il calore di un casolare toscano dove tutto accade con armonia, abbattendo distanze di ogni genere. E con una azzeccata musica di sottofondo che raramente ho trovato in una sala degustazione.

Ancora una volta ho avuto la prova che non è vero che l’accoglienza è donna: sono sempre di più i maschi che incontro che sanno fare i perfetti padroni di casa, raccontare i vini ma con la sensibilità di ascoltare chi hanno di fronte.

I suggerimenti e le idee di accoglienza che abbiamo colto da Monterinaldi:

  • raccogliere sempre tutti i dati di chi ci viene a trovare e alimentare un database costante;

  • abbinare alle visite anche delle guide ambientaliste che spiegano il territorio da un’altra a prospettiva;

  • non aver paura di inventare nuovi format di esperienze di degustazione: è bello saper osare.