Il sud est asiatico sta diventando sempre di pi� un interessante mercato da studiare per la promozione dei vini italiani. Le abitudini alimentari e di consumo del vino si stanno muovendo sempre di pi� verso i prodotti del mondo occidentale e per questo le aziende vinicole italiane stanno guardando con crescente curiosit� questi mercati. Abbiamo chiesto a Timo Jokinen, 60 anni, finlandese, da 41 anni imprenditore nel mondo del vino, come affrontare il mercato tailandese, di cui � profondo conoscitore nonostante le sue origini europee. Timo vive infatti da 23 anni nei Paesi del sud est asiatico, dividendosi tra Thailandia, Hong Kong, Taiwan e Vietnam. Importatore e distributore, ma anche consulente, docente e personalit� del mondo del vino, da sempre appassionato di Asia, nel 1980 decide di iniziare ad importare vino e distribuirlo in questi territori. Oggi � titolare di diversi wine shop, ha realizzato spot televisivi e partecipato a trasmissioni sul mondo del vino ed � una personalit� influente in Asia per quanto riguarda non solo i vini europei, ma anche australiani e sudafricani.

Che Paese � la Thailandia?

La Thailandia, che conta una popolazione di 70 milioni di persone, � un mercato molto interessante non solo per il vino ma anche per il cibo di qualit�. Un forte interesse per i sapori e i gusti occidentali si � diffuso negli ultimi anni quando le generazioni pi� giovani hanno iniziato a studiare all�estero, la gente ha iniziato a viaggiare in giro per il mondo e ad essere influenzata dalle altre culture culinarie.

Come cambiano le abitudini al consumo del vino negli anni?

Oggi, a differenza del passato, i consumatori sono pi� sensibili e cercano un buon rapporto qualit�-prezzo, ma soprattutto cercano nuovi prodotti. � molto importante segnalare la crescente influenza dei consumatori di ceto medio, istruiti, che sono il target giusto per l�industria del vino. Alcuni pensano che il mercato tailandese si riduca a turisti e stranieri, invece non � cos�. Se si osservasse meglio durante un pranzo o una cena al ristorante, si rimarrebbe sorpresi dal vedere come la gente locale, non importa che siano thai, indiani o cinesi, apprezzi i vini a tavola.

Com�� il consumatore tailandese?

Le persone sono molto leali. Vedere per credere: una volta che li hai convinti a fidarsi di te, del tuo vino e della tua storia, resteranno con te a lungo. Una volta che hanno deciso di comprare da te e tutto va bene, ritorneranno sempre da te.

Qual � il consiglio che darebbe ai produttori italiani per vendere in Thailandia?

Cercate di capire la cultura, instaurate rapporti con le persone e i business men locali. Nulla nasce facilmente, sicuramente avere i giusti contatti, viaggiare molto, realizzare degustazioni e presentazioni porta risultati. Un consiglio in particolare che do sempre � di fare team. Se fate le cose da soli spendete molti pi� soldi, tempo ed energia. Se siete un gruppo di 10-15 aziende di regioni diverse o stili di vino differenti avrete pi� possibilit� di essere notati da buyer e media. � importante inoltre ricordare che prima vendete voi stessi e poi il prodotto. I contatti personali sono molto importanti. E poi con Facebook e i social media non si fa business in Asia.

Qual � l�immagine del vino italiano in Thailandia?           

L�immagine del vino italiano � molto positiva in Thailandia e molti vini italiani sono disponibili nel mercato tailandese. Ci sono molti ristoranti italiani in tutta la Thailandia, invece spesso i supermercati e i negozi si trovano in difficolt� perch� avrebbero bisogno di pi� formazione con tasting e presentazioni.

Punti critici e aspetti positivi?

Gli aspetti critici del mercato thai sono la tassazione folle e la burocrazia. Inoltre � importante controllare sempre se l�importatore � in grado di assicurare la conservazione del vino in magazzini con aria condizionata. Invece, il fattore positivo � la veloce crescita del mercato, le persone hanno voglia di conoscere di pi� sul vino e sugli abbinamenti con il cibo. Le persone hanno una mentalit� aperta e per questo, nonostante l�alta tassazione e lungaggini burocratiche, i prodotti di qualit� trovano il loro posto nel mercato.