Ormai ci siamo. Il 1 febbraio entrerà in vigore l’accordo per il libero scambio fra il Giappone e l’Europa, verranno abolite le pesanti tariffe doganali che per anni hanno frenato l’accesso al mercato nipponico. Diventa in buona sostanza operativo il trattato firmato nel luglio scorso tra Ue e Giappone, il maggiore accordo mai negoziato tra le due aree economiche, con la sottoscrizione di diverse intese politiche su una serie di temi regionali e multilaterali.
A firmare l’accordo furono il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, e il premier giapponese Shinzo Abe.
La portata dell’accordo che entrerà in vigore oggi (1 febbraio) è storica. In base all’accordo il Giappone eliminerà i dazi sul 94 per cento di tutte le importazioni provenienti dall’Unione europea, incluso l’80 per cento di tutti prodotti ittici e agricoli, che risulteranno in prezzi più economici per manufatti quali il vino, i formaggi e la carne di maiale. L’Unione europea cancellerà le imposte sul 99 per cento delle merci giapponesi, garantendo, tra l’altro, una maggiore apertura distribuita su un periodo di 8 anni per il mercato automobilistico, e nell’arco di 6 anni sugli apparecchi televisivi.
Ovviamente l’opportunità è ghiotta, a patto di giocarsela bene, in particolare su un mercato come quello giapponese già maturo e a tratti saturo. Ma se c’è un segmento che parte avvantaggiato è proprio quello del vino, che gode già di un posizionamento privilegiato come brand e deve solamente ottimizzare il vantaggio del risparmio doganale.
Un po’ come hanno fatto a suo tempo i vini cileni che, potendo contare su una dogana libera, hanno invaso il mercato giapponese passando in un paio di anni da una quota dell’8 per cento del mercato al 30, scippando decimali un po’ a tutti i Paesi esteri. A tutti tranne che all’Italia che è riuscita nel tempo a mantenere la sua quota del 20 per cento, nonostante fosse appesantita da un dazio di circa 30 centesimi a bottiglia che dal 1 febbraio sparirà.
Ovviamente la sfida si giocherà sulla fascia di prezzo medio bassa, quella dove il costo bottiglia inciderà maggiormente e dove l’Italia può vantare un costo minore rispetto a i vini francesi e una qualità superiore rispetto a quelli spagnoli che in Europa sono un po’ i due Paesi di riferimento.
La sfida insomma è lanciata, spetta ora ai produttori italiani saperla cogliere al meglio.