Il rispetto e la stima, si sa, sono fattori molto importanti per il popolo giapponese. Da anni ormai abbiamo imparato quanto sia importante guadagnarsi con il tempo la stima di un importatore e diventarne partner commerciali. La conferma di quanto il vino italiano si sia guadagnato la stima del popolo giapponese ci arriva da Yoshihiro Nagase, presidente di Quattrovini Co. Ltd, società di importazione giapponese. Yoshihiro Nagase è un esperto di vini italiani, ha vissuto e lavorato nel settore della ristorazione in Italia per circa 3 anni, ed è il vincitore dell’ottavo Concorso italiano per il miglior sommelier in Giappone, nonché ambasciatore del vino italiano certificato dall’ambasciata del Belpaese nel Paese nipponico. A lui abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa di più sul mercato nipponico, a ridosso dalla tappa che ci vedrà coinvolti a Tokyo con Wondefud.
Qual è il principale suggerimento che puoi dare ai produttori di vino italiani per trasmettere e vendere i loro prodotti nel tuo Paese?
In Giappone abbiamo grande rispetto e considerazione per la cultura alimentare italiana. Dopo che molti cuochi e sommelier hanno studiato in Italia, come nel mio caso, sono tornati in Giappone e hanno aperto un ristorante interprete più fedele possibile alla cultura. I clienti giapponese sono esigenti, sono interessati ad avere una vera esperienza e sono alla ricerca di vini più attraenti. In questo momento stiamo sperimentando un crescente interesse verso i vitigni autoctoni, quei vini che son radicati nella storia delle piccole zone di produzione.
Qual è l’immagine dei vini italiani nel tuo Paese?
Il vino italiano ci regala sempre un’esperienza sensazionale. Per noi la cultura italiana del vino non ha paura di sperimentare il nuovo, cogliere le sfide ma allo stesso tempo è saldamente legata alle radici, a quello che hanno tramandato i predecessori. Per questo ci sono vini di alta qualità con variabili uniche, dati anche dalla grande varietà di vitigni possibili. Per noi è molto importante che ogni produttore sia fedele alla propria storia e cultura.
Quali azioni e attività pensi che i produttori italiani dovrebbero fare per vendere meglio i loro vini nel tuo Paese?
Mi preme sottolineare un paio di consigli. Per prima cosa, i giapponesi hanno un grande interesse per il biologico. In questo momento storico dove l’agricoltura sta virando verso queste pratiche di coltura e vinificazione naturali, i vini italiani non sono di certo impreparati, perché molte aziende già dalla prima generazione se non producono biologico, comunque prestano molta attenzione alla filiera di produzione. Il primo consiglio è: anche se non siete certificati, ma fate qualcosa per produrre in modo più salutare e naturale possibile, indicatelo in bottiglia. Questo piace ai giapponese.
In secondo luogo, le etichette. Per impressionare i giapponesi servono etichette eleganti e realizzate con stile. Infine, è molto probabile che i consumatori acquistino quel vino, se viene accompagnato con un consiglio di abbinamento al cibo.
Punto critico e punto positivo sui vini italiani in Giappone…
Un punto critico è la grande varietà di vitigni e vini, che rende impossibile cogliere l’individualità di ogni vino senza avere un pò di esperienza. Può essere contraddittorio, ma allo stesso tempo è positivo perché avere tante personalità diverse dà la sensazione che ogni volta è una nuova esperienza piena di sorprese. Questa è la difficoltà ma anche il fascino del vino italiano.
A novembre saremo partner dell’evento Wonderfud a Tokyo. Pensi che gli eventi b2b siano importanti nel tuo Paese?
Certo, penso che sia un’opportunità molto utile per noi.












































