Ci siamo fatti questa domanda leggendo un manuale dello scrittore americano Alvin Toffler, vissuto alla fine del secolo scorso, che recita grosso modo così:

“Gli analfabeti del futuro non saranno quelli che non sanno leggere o scrivere, ma quelli che non sanno imparare, disimparare, e imparare di nuovo.”

Parliamo ovviamente della società occidentale e del mondo del business, non è nostra intenzione qui analizzare chi è analfabeta nel vero ed originale senso del termine.

Come anticipato la frase ha ormai almeno un paio di decenni alle spalle, e riteniamo che oggi stiamo vivendo proprio quel futuro a cui Toffler fa riferimento. Cosa c’è di più attuale della formazione continua? Chi non ha vissuto sulla propria pelle l’importanza di imparare qualcosa, poi disimpararlo ed imparare qualcosa di nuovo?

Lo abbiamo visto nella vita quotidiana, ad esempio con il cellulare, dove impari ad usare un modello e poco dopo passi al successivo, lo vediamo con i social, dove cambiano le funzionalità ogni settimana e con internet in generale, dove ogni giorno si scoprono siti, app, funzioni nuove.

E si vive ogni giorno anche nel business, dove le cose cambiano ad una velocità che nessun essere umano prima di noi ha mai dovuto affrontare.

Come cambia il processo di acquisto del vino? Come fa un importatore che non partecipa a fiere a trovare nuovi fornitori? E come possiamo andare ad invogliare un contatto che non ha intenzione di cambiare vino, per fargli acquistare il nostro?

Solo un anno fa, era esperienza comune andare in giornata a Londra per incontrare un cliente, oppure fare fiere anche in paesi lontani solo per rendersi conto delle potenzialità di un mercato. Non che fosse giusto o sbagliato, semplicemente era così. Oggi, è stato necessario imparare a muoversi in un altro modo, imparare nuovi linguaggi e nuovi strumenti, inventarsi strategie alternative ed è lecito pensare che il processo di cambiamento sia appena iniziato.

Non cambiare, o peggio non saperlo fare, equivale ad essere analfabeti. Equivale a non saper leggere e scrivere, perché ci rende inadatti al mercato del lavoro, o per lo meno, fa sì che siamo un passo indietro rispetto a chi impara a farlo.

Abbiamo imparato a vendere vino all’estero, a sfruttare una fiera pre e post l’evento, a fare b2b in presenza e a viaggiare.

Oggi dobbiamo disimparare tutto questo ed imparare di nuovo. Non ripartendo da zero, ma ampliando la nostra cassetta degli attrezzi, perché le pinze o il cacciavite che abbiamo usato finora, non sono più sufficienti.

Per imparare di nuovo, è necessario fare formazione, tenersi attenti, dinamici, leggere e studiare oltre che, questo è chiaro, fare pratica. Il mondo del vino è in evoluzione ad una velocità non inferiore agli altri settori, e se non vogliamo trovarci tra qualche tempo fuori dai giochi, è meglio muoversi al più presto.

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