Molta strada è stata fatta nel mondo del vino al femminile, ma molta di più deve ancora essere percorsa, secondo Jancis Robinson, giornalista, scrittrice e critica di vino inglese. “I giorni in cui durante una degustazione mi chiedevano se stavo degustando per il mio capo sembrano ormai lontani. Ma non tutto è roseo” dice la Robinson. In un recente articolo pubblicato sul Financial Times racconta come sia rimasta colpita da un’indagine svolta nel Regno Unito sull’esperienza delle donne che lavorano nel commercio del vino. Il sondaggio è stato avviato dalla wine lover e collezionista di vini pregiati Queena Wong, che ha creato un’organizzazione, Curious Vines, con sede a Londra, progettata per sostenere e promuovere le donne nel mondo del vino. Il sondaggio è stato svolto in partnership con Proof Insight. 

Presentato – ironia del destino- nella ricorrenza della Giornata mondiale della menopausa e il giorno dopo che una commissione parlamentare si era riunita per ascoltare le prove del sessismo nella finanza nella City di Londra, il sondaggio ha raccolto le risposte di 726 donne che lavorano o hanno lavorato nel settore del vino nel Regno Unito. La risposta più schiacciante è quella data dal 78% delle intervistate che ritiene che il sessismo, i pregiudizi di genere e le molestie siano problemi seri e il 44% di esse afferma di aver preso in considerazione l’idea di abbandonare il settore di conseguenza. Più di un terzo ha affermato di aver subito molestie (con una “mano sul sedere gratuita” citata più volte). Questa percentuale è salita alla metà tra le più giovani tra i 18 e i 34 anni.

Coloro che lavorano nel settore dell’ospitalità sembrano essere le donne più colpite e particolarmente vulnerabili: sono prevalenti le storie di sommelier senior che mettono all’angolo le colleghe junior nelle cantine, oppure le cameriere che sono preda di “mani vaganti” o frasi fuori luogo da parte dei clienti, che possono essere particolarmente difficili da respingere. Secondo lo stesso sondaggio, il fatto che il vino contenga alcol presumibilmente aggrava il problema comune delle molestie sessuali. Una delle più frequenti rilevazioni è la seguente: ”più di una volta mi sono stati fatti commenti sessuali inappropriati sul mio aspetto in occasione di eventi lavorativi come le degustazioni”. Sono mascherati da “complimenti” e l’alcol è spesso usato come scusa

Probabilmente non sorprende che il 92% delle intervistate del sondaggio ritenga che la cultura del vino sia ancora dominata dagli uomini, e l’effetto a catena di ciò è che, come è stato riscontrato nell’esame della commissione parlamentare inglese sul sessismo nella City, la condotta aziendale è intrisa di attività maschili. Per altro il commercio del vino nel Regno Unito viene definito da alcune intervistate come un “club di uomini alfa”.

Una lamentela comune è che non c’è nessuno a cui segnalare tali casi di cattivo comportamento. O che è probabile che i colleghi senior siano uomini, che comunque tendono ad essere meno comprensivi. Più di tre quarti delle intervistate ritengono che le donne siano sotto-rappresentate nei ruoli di leadership nel commercio del vino nel Regno Unito. Oltre ai pregiudizi di genere, al sessismo e alle molestie, un’altra importante lamentela emersa dal sondaggio, familiare in altri settori, è che il 54% degli intervistati ritiene di essere discriminato in termini di retribuzione e condizioni, soprattutto il congedo di maternità.

“L’era #MeToo ha prodotto alcune storie dell’orrore sul modo in cui venivano trattate le donne sommelier negli Stati Uniti, ma nel Regno Unito se ne è parlato poco. Ora che questo sondaggio ha quantificato la situazione delle mie colleghe professioniste britanniche, spero che ci sarà un reale miglioramento sia negli atteggiamenti che nei comportamenti” conclude la Robinson.

Non rimane che fare una domanda (volutamente) provocatoria: che sia venuto il momento di uno scossone anche nel Regno Unito? O ormai la questione non fa più notizia?