Il prossimo 13 gennaio il panorama dell’export del vino italiano negli USA potrebbe radicalmente cambiare. La decisione definitiva è in mano al USTR, Office of United States Trade Rapresentatives, che valuterà la necessità di estendere i dazi commerciali fino al 100% del valore dei beni in ingresso nel territorio americano, posizione che questa volta riguarderà anche l’Italia. Se nell’Aprile e nel Luglio 2019 infatti le tasse imposte dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, avevano risparmiato l’Italia colpendo invece un numero cospicuo di prodotti provenienti dall’Unione Europea, in particolar modo da stati come Francia, Spagna e Germania con tassazioni fino al 25%, oggi anche noi possiamo dire di essere sotto attacco. Scelte assurde che sferrano un’offensiva ad un settore che nulla ha a che vedere con le motivazioni e le origini del contenzioso: “The U.S. Trade Representative is reviewing the action being taken in the Section 301 investigation involving the enforcement of U.S. WTO rights in the Large Civil Aircraft dispute. Annex I to this notice contains a list of products currently subject to additional duties. Annex II contains a list of products, originally published in the April 2019 and July 2019 notices in this investigation, under consideration for the imposition of additional ad valorem duties of up to 100 percent. The Office of the United States Trade Representative (USTR) requests comments with respect to whether products listed in Annex I should be removed from the list or remain on the list; whether the rate of additional duty on specific products should be increased up to a level of 100 percent; whether additional duties should be imposed on specific products listed in Annex II; and on the rate of additional duty to be applied to products drawn from Annex II”(tratto dal sito www.regulations.gov)
Come si evince dal testo la situazione è ben contorta e alquanto strana. Tutto avrebbe origine dalla controversia nel mondo dell’aviazione civile in relazione ai finanziamenti europei a Boeing. Ma cosa c’entrerebbe allora il mondo del vino? Che senso avrebbe colpire tutto il comparto vitivinicolo, produttori, distributori, importatori americani specializzati nel vino europeo? Sarebbero probabilmente solo delle “scuse”: alla base della più complessa guerra iniziata da tempo da Donald Trump ci sarebbe l’esigenza di dare evidenza ai prodotti americani nel tentativo di riequilibrare la bilancia del mercato interno.
Le conseguenze sono facilmente ipotizzabili in una calamità commerciale. Per coloro che vi operano e al quale hanno affidato buona parte delle loro vendite, per i piccoli produttori che in questi anni hanno preferito gli USA destinando fino all’85% della produzione. Un mercato, quello statunitense, considerato la più importante piazza del mondo, che importa 5,2 miliardi di euro di vino e che, nel corso del 2018, ha tagliato le imposte introducendo una progressività, e favorendo così proprio quei piccoli produttori che realizzano fino a 180mila bottiglie l’anno, vignaioli Made in Italy.
Della vicenda se ne stanno occupando con poca spinta e interesse sia le autorità italiane, sia la stampa, ignorando non solo la gravità della situazione ma anche il fatto che, USTR ha accettato di ricevere “public comment” fino al 13 gennaio, giorno in cui deciderà quali tra i beni già colpiti dai dazi rimarranno nella lista e quali, della seconda lista (Annex II), ne faranno parte.
Chiunque, produttore, operatore del settore o semplicemente amante del vino può intervenire dando il proprio supporto e contributo al link www.regulations.gov