Alle porte del 2020, scoccia ammetterlo, le differenze di genere esistono e risultano ancora difficili da appianare. Non parliamo solo dell’Italia in questo caso, ma degli Stati Uniti, dove pare che la quota rosa non scelga di consumare vini di prezzo elevato, o almeno tanto quanto la quota azzurra. A dircelo è Wine Intelligence, che in una recente e coraggiosa indagine è andato a cercare la speranza di sconfiggere i luoghi comuni sulle scelte femminile, purtroppo non in tutti i casi con grande risultato.
In che modo quindi le donne si differenziano dagli uomini?
Per fortuna qualche mito da sfatare c’è, eccone uno: pare che le donne abbiano, in media, gli stessi livelli di conoscenza del vino degli uomini, anche se spesso non si nota poiché gli uomini sembrano meno inibiti nel condividere le proprie conoscenze.
Questo invece poteva essere intuibile: le bevitrici sono più disponibili dei bevitori ad acquistare vini etichettati come commercio biologico, sostenibile ed equo.
Le donne, in quasi tutto un po’ più “spendaccione” degli uomini, generalmente spendono meno soldi per il vino. Questo risultato è valido per tutti e 6 i mercati inclusi nel report di Wine Intelligence (Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Giappone, Cina, Australia), ma è stato particolarmente vero nel mercato statunitense, dove la quota femminile di consumatrici di vino che spendono oltre $20 on premise è scesa a 35% (contro il 50% di incidenza nella popolazione mensile di bevitori maschili di vino).
Lo stesso trend è stato segnalato, a luglio, anche nel report US Premium Wine Drinkers 2019, che ha mostrato una mancanza di partecipazione femminile al vino premium in generale (definito come una spesa tipica di $15 o più in off-premise). La divisione di genere qui è un 64% maschile e 36% femminile.
Ritornando alle conoscenze, i dati statunitensi sugli atteggiamenti dei bevitori di vino mostrano costantemente che, mentre le donne sembrano sapere tanto del vino quanto gli uomini, sono significativamente meno fiduciose di loro stesse in quella conoscenza. Quindi, un po’ insicure, gravitano verso rassicurazione e sicurezza nelle loro scelte di vino e spesso optano per un vino più economico, provato e testato, piuttosto che un prodotto più costoso e sconosciuto. Quindi, se consideriamo l’assenza di donne nella base di consumatori di vino premium negli Stati Uniti (su 22 milioni, 14 milioni sono uomini) è evidente che ci sia necessità di lavorare sul dare maggiore ascolto e opportunità alle donne quando si parla di acquisti enologici costosi.
Come facciamo ad invertire questa tendenza? Difficile a dirsi, sicuramente occorrerebbe comunicare e pensare ad esperienze enologiche che attirino e coinvolgano maggiormente la quota rosa. Oppure, perché no, potremmo iniziare, guardando una coppia al ristorante, a non dare per scontato che sia l’uomo a dover scegliere il vino. In fondo, “carta dei vini” non è un sostantivo femminile?












































