L’1 febbraio 2021, Ian Harris, CEO di WSET, ha mandato una mail agli Approved Program Providers (APPs) con base in Cina e ha rilasciato una dichiarazione sulla piattaforma WeChat. Il comunicato informa che a causa di problemi amministrativi devono bloccare le attività nel paese, inclusi corsi ed esami, ma che stanno lavorando assiduamente per risolvere la situazione e ritornare a lavorare il prima possibile nel mercato cinese.

Quello che non è ancora certo è se la decisione sia avvenuta in seguito ad una indagine della Cina o dopo una revisione interna alla WSET riguardante le operazioni nel paese.

Ad ogni modo, secondo quanto riportano i media cinesi, il problema potrebbe basarsi su una mancata approvazione ufficiale da parte del Ministero dell’Educazione, dal Ministero della Cultura e dal Ministero degli Affari Civili cinesi o dai governi locali. Prerogative necessarie per operare nel paese.

Un’altra ipotesi invece prende in considerazione la legge cinese del 2017 sulle ONG straniere. La WSET, essendo un’Organizzazione non Governativa, deve rifarsi alla nuova legge che vede come requisiti indispensabili per lavorare in Cina la presenza di uno sponsor cinese ufficiale e la registrazione presso il Ministero della Sicurezza Pubblica. Secondo il Financial Time, sono 400 le Organizzazioni no profit e non governative registrate regolarmente, mentre 7.000 quelle che effettivamente operano.

La Cina è da alcuni anni uno dei top market per WSET. Negli anni 2019-2020 è scesa al terzo posto, dopo Gran Bretagna e Stati Uniti; negli anni precedenti la pandemia, però, sono stati 18,206 i candidati annui e più di 170 gli APPs nel paese.

La risposta della popolazione cinese non ha tardato ad arrivare; mentre alcuni si dicono contenti che le Organizzazioni operanti nel paese si rifacciano alle leggi stabilite, altri si lamentano del carattere esoterico legato al consumo di vino.