Perché mai un produttore di vini, oggi, dovrebbe credere nei vini alternativi? Si parla tanto di autenticità, di identità, di terroir, ma una serie di condizioni, da tenere seriamente in considerazione, sta virando la prospettiva dalla lista dei “soliti noti” ad una categoria nuova: i vini alternativi, per l’appunto.
Avevamo già introdotto mesi fa questa tipologia di prodotto (qui) e il perché della scelta di alcuni produttori in questo senso.
Facciamo, prima, un passo indietro e rivediamo assieme cosa intendiamo oggi per vini alternativi: “Si tratta di vini, innanzitutto, che non rientrano nelle più storiche e famose tipologie (denominazioni). Tanto per intenderci non lo è il Barolo mentre lo può essere il Lacrima Morro d’Alba, non lo è il Brunello di Montalcino mentre può appartenere a questa categoria il Tai dei Colli Berici. Ma per essere considerati “alternativi” non basta appartenere ad una tipologia poco nota (se non addirittura semi sconosciuta), ma avere evidenti caratteristiche di personalità, un’identità peculiare e riconoscibile” ha spiegato il nostro direttore Fabio Piccoli, nel precedente articolo.

Dopo aver definito questa categoria, la domanda iniziale ritorna: perché, dunque, essere oggi alternativi?
Non abbiamo di certo noi la pretesa di dare una risposta, ma vogliamo vedere assieme tre ragioni che ci sono sembrate sufficientemente interessanti a favore della causa dei “vini alternativi”. Queste ragioni le abbiamo incontrate in un interessante saggio del critico inglese Richard Siddle.
“Certo le liste vini e gli scaffali dei supermercati sono ancora piene di vini delle solite aree di produzione, conosciute dai consumatori, e metà del vino che beviamo è realizzato con solo 12 varietà di uvaggio che in alcuni Paesi al mondo rappresentano il 90% dei vitigni piantati secondo il Nature Climate Change Report” spiega Siddle.
Ma, nel tempo, alcuni fattori decisivi si stanno facendo avanti nella direzione di un modo alternativo di concepire il vino, che guardi al futuro e alle sfide imminenti che esso presenterà.

Vediamo assieme, dunque, tre buone ragioni per essere alternativi:

– La mentalità dei giovani produttori, i produttori del futuro. Secondo Siddle, i giovani produttori che viaggiano sempre di più nel mondo, sono spinti dalla curiosità di conoscere i diversi stili produttivi, le tecniche e le diverse combinazioni di suolo, piante e risposte alle variazioni climatiche. Ciò costruirà nel tempo un nuovo modo di concepire la viticoltura, al passo con i tempi e le evoluzioni generazionali.

– Un importante fattore che sta pesando, già oggi, sulle scelte produttive è sicuramente il cambiamento climatico. Il cambiamento climatico sta forzando, i giovani e i meno giovani, ad adottare risposte pronte ed efficaci, che spesso vanno oltre (e non sempre contro) tradizioni millenarie. Ciò li costringe a vendemmiare prima, anche un mese in anticipo, e a lavorare in modo più attivo in vigneto per proteggere la salute della pianta e la qualità del frutto. La necessità di guardare ai vigneti in modo diverso significa, secondo il critico, che quelle 12 varietà nella top list potrebbero essere differenti tra 10 anni. Anche se i produttori hanno sempre voluto produrre vini con il meglio di quello che il proprio suolo e il proprio territorio può dare, oggi sono costretti a cambiare leggermente paradigma. Sono chiamati oggi ad avere la mente più aperta a considerare nuove varietà più resistenti ai cambiamenti climatici presenti e del futuro.

– Infine, i consumatori. Tra le ragioni per modificare la propria attitudine alla produzione del vino, quelle commerciali sono, forse, le più convincenti? I consumatori sono oggi sempre più interessati a ciò che è nuovo, autentico e radicato in un concetto a metà tra tradizione e artigianalità. Vogliono inoltre conoscere ciò che mangiano e bevono e che tipo di impatto questi prodotti hanno nei confronti della propria salute, ma anche della salute del pianeta. Si parla di “vini sostenibili”, (alternativi nel loro essere parte di un progetto che mette attenzione all’impatto che tutta la macchina produttiva, e non solo, ha sul pianeta) che cambieranno, forse, nuovamente il modo di produrre vino?

Abbiamo messo assieme tutte queste considerazioni, nella speranza di suscitare in chi ci legge un’analisi e ancora una volta il coraggio di indagare nella propria identità ed unicità.