Parlando durante un seminario online sulle pratiche biologiche e biodinamiche a Bordeaux, Eloi Jacob, direttore generale di Château Fourcas Hosten, ha dichiarato: “Dobbiamo adattare le nostre varietà per prepararci al futuro e piantare più Cabernet Franc perché è una varietà a maturazione tardiva. L’agricoltura biologica e biodinamica sono un modo per ridurre i livelli di alcol nei vini e con le temperature più alte in settembre, probabilmente in futuro i livelli di alcol saranno più marcati”.
Château Fourcas Hosten è diventato totalmente biologico nel 2017, commercializzando i suoi primi bianchi certificati nel 2020. La tenuta dovrebbe procedere quest’anno con i suoi primi rossi certificati biologici.
L’azienda ha sottolineato che: “Essere biologici ci aiuta ad estrarre il pieno potenziale dal nostro vigneto. L’obiettivo è quello di riportare la vita nel terreno. Usiamo le pecore per tenere sotto controllo l’erba e fornire il concime”.
Come riportato da The Drinks Business, il consulente agricolo David Pernet di Sovivins – che lavora con i produttori di Bordeaux per aiutarli a ridurre l’uso del rame nel vigneto e ad aumentare la biodiversità del suolo – concorda sul fatto che la regione potrebbe beneficiare del Cabernet Franc: “Il Cabernet Franc è una varietà a maturazione tardiva, quindi è un bene per il futuro di Bordeaux se piantato su argilla e calcare, ma è meno resistente allo stress idrico del Merlot”.
Per quanto riguarda il fatto che il Petit Verdot possa giocare un ruolo più importante nel futuro del Bordeaux, Pernet crede che: “Il Petit Verdot non sostituirà il Cabernet Sauvignon perché, se si aggiunge più del 5%, è in grado di cambiare veramente il profilo del vino. I vini diventano squilibrati con troppo Petit Verdot”.
Pernet ritiene che sempre più produttori si convertiranno al biologico: “Secondo il CIVB, ci sono quasi 800 produttori biologici certificati e oltre 60 produttori biodinamici a Bordeaux. Si tratta di una tendenza in crescita negli ultimi anni che fa ben sperare per il futuro della regione. Più del 13% della superficie viticola di Bordeaux è ora biologica, e questa cifra salirà nei prossimi anni, ma ci sono due grandi sfide”.
1. Bordeaux è soggetta a primavere molto umide e ad alcune delle condizioni più umide della Francia, quindi non è il posto più facile per sviluppare la viticoltura biologica.
2. Anche il costo è un problema, per potersi permettere di essere biologici bisogna vendere i propri vini a un certo prezzo, perché i vini biologici sono più costosi da produrre. Alcune cantine della regione hanno prezzi troppo bassi per essere in grado di essere biologici”.
Dunque secondo Pernet, il costo dei vini sarà la chiave che determinerà la crescita dell’area dedicata al biologico nella regione.
Per quanto riguarda i problemi di approvvigionamento idrico causati dal riscaldamento globale, Pernet non lo ritiene un problema nel prossimo futuro per il Bordeaux: “I viticoltori stanno adattando i loro portainnesti e le varietà di uva al clima che cambia e le cose stanno andando nella giusta direzione. Le migliori annate degli ultimi tempi – 2005, 2010, 2016 e 2018 – sono state le più secche, il che dimostra che la regione è in grado di produrre grandi vini anche in anni siccitosi”.
Marie-Laure Latorre, direttore generale di Château Jean Faure a St-Emilion, ha ammesso che Bordeaux soffre la siccità durante l’estate, ma che le piogge primaverili aiutano ad equilibrare la situazione: “I nostri terreni argillosi sono come una spugna, quindi non abbiamo un problema di stress idrico, poiché il nostro terroir è in grado di affrontare il riscaldamento globale. Abbiamo molta pioggia in primavera che aiuta a mantenere il suolo idratato. La scarsità d’acqua non è un problema per noi al momento”.












































