Il webinar organizzato da Wine Meridian dal titolo “Enoturismo dal dire al fare: come organizzare l’accoglienza in cantina”, ha visto la partecipazione di un gradito ospite di spicco, il senatore Dario Stefàno, Presidente della Commissione Politiche Europee.
Stefàno è stato promotore del D.M. 12 marzo 2019 n.2779, noto come Decreto Enoturismo, che ha finalmente riconosciuto e normato un comparto sempre più strategico per il nostro paese.
Silvia Baratta (docente e presidente di Gheusis) moderatrice dell’incontro, ha chiesto al senatore Stefàno di illustrare quali sono stati i passi compiuti sinora, le difficoltà incontrate e le prospettive future del settore enoturistico.
Dario Stefàno
“I motivi per definire una legge che normasse l’enoturismo erano chiari agli operatori, i quali incorrevano in sanzioni di natura amministrativa e fiscale. Infatti nella nostra legislazione non esistevano indicazioni riguardanti le modalità di accoglienza dei turisti nei luoghi di produzione e neppure indicazioni sui trattamenti fiscali a cui assoggettare quei ricavi nel processo di fatturazione.
Il mondo del turismo del vino correva ma non aveva una norma che accompagnasse questo sforzo.
Il sistema faticava, eravamo arrivati al paradosso che le cantine erano costrette a praticare questa attività o sotto traccia oppure a farlo in maniera poco lecita.
In sostanza capitava che le ASL visitassero le cantina per fare un controllo e chiedessero con quali modalità venisse esercitata l’attività enoturistica. Di fronte all’impreparazione degli operatori, venivano comminate sanzioni.
In sostanza non c’erano standard relativi a:
- norme sanitarie,
- servizi connessi (attività di ristorazione e somministrazione),
- fiscalità di riferimento.
La necessità di normare e definire l’attività enoturistica è nata proprio dal vuoto legislativo che connotava il settore e per dare una cornice di regolamentazione precisa e universale.
Finalmente gli operatori della filiera vitivinicola e olivicola possono ora abbracciare questa nuova strada che permette di:
- diversificare i servizi proposti,
- creare redditi integrativi,
- vendere meglio i propri prodotti,
- dare un contributo per la qualificazione dell’offerta turistica, puntando sugli elementi di peculiarità e autoctonia territoriale.
La nostra idea è stata quella di provare a dare una impalcatura, vestendola dal punto di vista del codice civile che ammette come attività d’impresa le attività complementari a quelle legate alla filiera agricola principale.
Lo abbiamo fatto con una norma nazionale che si propone due obiettivi principali:
- provare a puntare a standard di qualità elevati che siano rispettosi della qualità e della storia del vino italiano,
- scongiurare il rischio di incorrere nelle stesse anomalie che abbiamo registrato nell’offerta agrituristica.
Cosa è accaduto con gli agriturismi?
Gli agriturismi hanno avuto una norma che ha disciplinato l’attività, rinviando alle singole Regioni la legislazione delle modalità territoriali. Quindi abbiamo Regioni che hanno indicato nella norma regionale standard elevati e producono una offerta di qualità altissima (Veneto, Toscana) e altre Regioni che hanno voluto barattare il consenso con le associazioni di categoria ed hanno inserito standard poco credibili.
Per fare alcuni esempi, ci imbattiamo in:
- strutture agrituristiche nelle quali i piatti sono tutti a base di pesce,
- produzioni che non appartengono a quella azienda,
- agriturismi che a fronte di 3 ettari di terreni hanno 200 posti a tavola e 70 camere.
Per questo abbiamo deciso di fare una norma nazionale che rinvii ad un decreto attuativo l’indicazione di standard qualitativi e di accoglienza che siano uguali per tutte le Regioni italiane, in modo tale da rendere l’offerta più omogenea possibile.
Per questo abbiamo prodotto un Disegno di Legge che ha avuto un percorso molto faticoso. Per due anni e mezzo mi sono dovuto battere contro un muro enorme che avevo davanti, il muro del Ministero dell’Economia e delle Finanze che non mi dava l’approvazione perché non mi considerava convincente sotto il profilo del dato fiscale.
Tuttavia, il risultato è stato conseguito nella Legge di Bilancio 2018, il Decreto Attuativo è stato firmato da due Dicasteri: turismo e agricoltura.
In questo Decreto attuativo però mancano alcuni elementi che personalmente avrei definito:
- Cartellonistica
raggiungere una cantina può essere proibitivo in alcuni territori e spesso non è presente la connessione internet; - Formazione
abbiamo bisogno di assicurare a questa offerta qualitativa, personale formato e qualificato.
Ogni norma, se viene condivisa con gli operatori ha sempre molte più possibilità di successo, ma nel percorso abbiamo riscontrato difficoltà nel condividere le norme del Decreto attuativo con le associazioni di categoria. La filiera ha subito delle pressioni perché le associazioni di categoria hanno visto impropriamente l’offerta enoturistica come una concorrente pericolosa degli agriturismi. Mentre in realtà sono due tipologie di offerta diversi che insieme possono qualificare il nostro brand turistico nazionale.
Nonostante queste resistenze siamo arrivati al Decreto Attuativo nel marzo del 2019.
Tutte le Regioni hanno condiviso e votato all’unanimità lo schema del Decreto attuativo nazionale, quindi ci aspettavamo che avrebbero adottato le norme in tempi brevi. Ciò non è accaduto perché le Regioni si sono mosse senza alcuna regia:
- alcune hanno operato bene recependo la legge nazionale,
- altre hanno elaborato una nuova legge regionale che copiava la legge nazionale duplicando la normativa di riferimento,
- altre regioni hanno fatto confusione sul tema: è giusto che l’enoturismo venga offerto da tutti? Secondo me gli imbottigliatori industriali hanno poco da raccontare in tema di esperienze, tradizioni, cultura produttiva di un determinato territorio.
La norma è stata recepita da una decina di Regioni, mi sarei aspettato una adesione maggiore. Il fatto che alcune Regioni non abbiano preso atto della norma nazionale, espone gli operatori di quei territori alle medesime sanzioni precedenti, ed inoltre:
- non c’è un Albo di riferimento,
- non c’è la possibilità di avviare l’attività attraverso la SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) semplificata.
Ora l’Italia ha una norma di riferimento ma siamo nella fase in cui dobbiamo fare uno sforzo per completare l’opera, attraverso un quadro normativo delle singole Regioni che sia omogeneo ed una attività di divulgazione e formazione. Abbiamo un sistema produttivo di qualità, non più a macchia di leopardo come 20 anni fa, ma abbiamo soprattutto la necessità di comprendere l’importanza della formazione degli operatori.
L’enoturismo è uno spicchio di offerta turistica di qualità, non è immaginabile fare enoturismo senza possedere competenza, professionalità, capacità di accoglienza, conoscenza delle lingue.
L’enoturista è un turista esigente che ha voglia di interfacciarsi con operatori capaci di raccontare ed emozionare grazie a competenze enologiche, ricettive, linguistiche.












































