Ho conosciuto Paolo Masoero, fondatore di SmartBlockChainGateway platform, durante un seminario sulle innovazioni tecnologiche e digitali dedicate al vino, in quest’ultimo Vinitaly.
Nella veste di moderatore avevo lanciato a Masoero, prima della sua relazione, una domanda alquanto provocatoria: “È da oltre un decennio che seguo progetti di blockchain applicabili al mondo del vino, ma nessuno fino ad oggi mi ha convinto fino in fondo (non a caso nessuno è mai realmente decollato). Vediamo se lei oggi riesce finalmente a smentirmi”.

Masoero non si è fatto intimorire dalla mia domanda e, in poco più di dieci minuti, è riuscito a smentirmi o quanto meno a farmi comprendere in maniera chiarissima lo straordinario contributo che potrebbe dare la blockchain alla filiera vitivinicola sia sul fronte della tracciabilità che su quello comunicativo.
Non solo: Masoero è anche riuscito nel difficile compito di far capire a tutti i presenti (purtroppo non tantissimi, ma si sa come a Vinitaly sia sempre difficile presidiare contemporaneamente sia stand che sale convegni) che anche dal punto di vista “tecnologico” la blockchain è molto più alla portata oggi di quanto si possa immaginare.

Ma l’aspetto più importante, a mio parere, che ha fatto emergere con il suo intervento Masoero è che oggi la blockchain rappresenta la più seria e concreta opportunità per dare credibilità e autorevolezza a ciò che le aziende comunicano.
E considerando il mare di contenuti, spesso molto simili tra loro, che vengono quotidianamente somministrati dalle aziende del vino, a partire dal popolare tema della sostenibilità, avere finalmente uno strumento che può “separare il vero dal falso o dal non così vero”, mi sembra, più che un’opportunità, una necessità impellente.

La blockchain raccontata da Masoero di fatto rappresenta, come lui stesso l’ha definita, un “notaio digitale” che “rende non più modificabili dati, documenti e relazioni business coinvolte a garanzia delle dichiarazioni fatte al mercato dall’azienda”.
Molto semplice, finalmente, mi è apparso lo strumento concreto per rendere possibile e credibile l’attività di questo “notaio digitale”: “Una piattaforma cloud che mette a disposizione di filiere e aziende le potenzialità business della blockchain, per documentare, certificare e rendere credibile (“trusted”) quello che accade nei processi aziendali e/o lungo la filiera, integrando efficacemente i diversi attori e i sistemi coinvolti”.

In estrema sintesi, la SmartBlockChainGateway platform colleziona e gestisce dinamicamente dati e documenti di supporto al business aziendale in una modalità semplice e collaborativa (fatture, dati di produzione, certificati di analisi, bolle, foto, ecc.), per poi “notarizzare” le info su blockchain e metterle a disposizione e a supporto delle azioni di marketing e comunicazione.
Di fatto, ha ben spiegato Masoero, una siffatta blockchain consente di “tracciare i comportamenti di business virtuosi e ciò si traduce in un modo innovativo di metterci la faccia”.

È stato proprio Masoero, a quest’ultimo riguardo, a farmi imparare il termine “Factelling” che calza a pennello proprio al tema della blockchain che può concretamente rappresentare il migliore strumento per dimostrare autorevolmente ciò che le aziende fanno e comunicano. “Ma significa  – ha aggiunto Masoero – anche poter garantire agli enti di controllo e certificazione l’accesso supervisionato ai dati e ai documenti”.

E, considerando che siamo entrati nella cosiddetta era dell’economia reputazionale, avere uno strumento che può “certificare” la reputazione di un’azienda a me sembra un qualcosa che non possiamo più rimandare.

Infine, Masoero ha presentato alcune interessanti case history di blockchain già applicata. Tra queste, per il comparto vitivinicolo, molto interessante il progetto di Stella Wines (la divisione vinicola della famiglia Moratti) che prevede il monitoraggio e raccolta dati in vigna (della tenuta di Castello di Cicognola, in Oltrepò Pavese) via app 4Grapes; il calcolo indice Bigot (metodo di valutazione brevettato del potenziale qualitativo di un vigneto); caricamento sulla piattaforma SmartBlockChainGateway di indice Bigot e relativi parametri di ogni vigneto monitorato e notarizzazione su blockchain.

A me sembra un esempio finalmente concreto di come si possa garantire, in questo caso, un contenuto concreto ad un fattore chiave nell’identità di un’azienda vitivinicola: la qualità oggettiva dei propri vigneti. E scusate se è poco.