La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI) lancia un appello al Ministro Lollobrigida di fronte alla minaccia di nuovi dazi USA sul vino. L’associazione, che rappresenta 1.800 produttori, chiede un’azione diplomatica urgente e soluzioni strutturali europee per proteggere il primo mercato di sbocco dell’export vitivinicolo italiano, vitale per la sopravvivenza di molte aziende.

I dazi USA sono un duro colpo per il settore vitivinicolo italiano: il mercato statunitense rappresenta il primo mercato per l’export vitivinicolo italiano, per tutte le tipologie di aziende, dalle più grandi a quelle di dimensioni più esigue. Quelle verticali lavorano spesso in aree di montagna e di collina, in quelle aree interne che contribuiscono a mantenere vive, con costi di produzione significativamente più alti.

Serve quindi un impegno diplomatico per una soluzione negoziale che possa scongiurare l’imposizione di nuovi dazi, ma al contempo bisogna avviare fin da subito una riflessione a livello europeo per costruire soluzioni strutturali e durature, dall’attivazione di un intervento di promozione intracomunitaria ad accordi commerciali con altri Paesi, ma anche alleggerendo il carico burocratico delle aziende.

Così riporta la lettera che la FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti – associazione che rappresenta oltre 1.800 aziende agricole verticali in tutta Italia – ha scritto al Ministro Lollobrigida, commentando la notizia della lettera inviata alla Presidente della Commissione Ursula Von der Leyen da parte del Presidente americano Donald Trump.


Punti chiave

  • Dazi USA minacciano l’export di vino italiano, primo mercato di riferimento che colpisce aziende di ogni dimensione.
  • FIVI chiede impegno diplomatico immediato per scongiurare le tariffe e proteggere i produttori vitivinicoli italiani.
  • Servono soluzioni europee strutturali, come nuovi accordi commerciali e una minore burocrazia per sostenere le aziende.
  • Aziende in aree difficili, come montagna e collina, sono le più vulnerabili a causa dei costi produttivi elevati.