Il comparto vitivinicolo italiano affronta sfide cruciali: cambiamenti climatici, rese in calo, incertezze sui mercati internazionali ed evoluzione dei consumi. Legacoop Agroalimentare, tramite il presidente Cristian Maretti, chiede al Governo interventi strutturali e rapidi per tutelare i redditi, frenare i nuovi impianti e supportare i produttori di fronte alle nuove emergenze globali.

Rese in calo per effetto del riscaldamento globale, una vendemmia anticipata come mai visto prima, mercati internazionali incerti tra dazi e tensioni geopolitiche, consumi in trasformazione: sono questi i fronti aperti su cui si gioca il futuro di uno dei comparti più identitari dell’agroalimentare italiano, il vino. A fare il punto sulla situazione è Legacoop Agroalimentare, l’associazione che riunisce le principali cooperative vitivinicole del Paese, nei giorni in cui riparte la pianificazione dello spot istituzionale dedicato al vino italiano, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

“Il settore del vino è pienamente dentro la nostra cultura e storia, ma molte questioni tra cui il riscaldamento globale mettono a rischio un settore fondamentale per l’economia agroalimentare del nostro Paese”, dichiara Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare.

“Accogliamo con favore ogni iniziativa che contribuisca a raccontare il valore del vino italiano nel mondo. Ma la promozione, da sola, non basta: il comparto ha bisogno di politiche capaci di accompagnarlo di fronte a sfide che si sommano tra loro“. E, invita Maretti, “c’è bisogno di gustare questo finale di agosto con un bel calice”.

Il nodo del clima e delle aree collinari. Il riscaldamento globale, ricorda Maretti, non è più una minaccia astratta ma un fattore che incide già oggi sulle rese e sulla qualità delle produzioni, colpendo in particolare le aree collinari, dove le basse rese renderebbero necessari interventi mirati, a partire dal potenziamento delle infrastrutture irrigue.

Nuovi impianti. A preoccupare il presidente di Legacoop Agroalimentare è anche il proliferare di nuovi vigneti: il sistema attuale consente ogni anno l’impianto di quasi 7mila nuovi ettari, un ritmo che il Coordinamento vitivinicolo di Legacoop Agroalimentare chiede da tempo di sospendere temporaneamente, insieme a un rafforzamento degli strumenti di liquidità per le imprese cooperative.

I mercati internazionali: primi segnali positivi dal Brasile. Sul fronte del commercio estero, pesano ancora le incognite legate ai dazi Usa sul vino europeo, che interessano un mercato da 4,88 miliardi di euro, pari al 28% del valore totale delle esportazioni vinicole dell’Unione europea. Un contesto reso ancora più complesso da tensioni geopolitiche, rincari energetici e costi dei trasporti in aumento. “Tuttavia sembra di vedere i primi riscontri positivi dal mercato brasiliano, uno spiraglio di luce in omento non facile”, commenta Maretti.

I consumi che cambiano. Il presidente segnala infine l’impatto dell’evoluzione dei consumi sui vini rossi a maggiore gradazione alcolica, un trend che sta spingendo le cantine cooperative a guardare con crescente attenzione ai vini dealcolati e parzialmente dealcolati, un segmento che a livello mondiale vale già oltre 2,4 miliardi di dollari e che, secondo le previsioni, arriverà a 3,3 miliardi entro il 2028.

Le richieste al Governo. Su tutti questi fronti, Legacoop Agroalimentare chiede alle istituzioni interventi rapidi e coordinati: dall’attuazione tempestiva del recente “Pacchetto vino” concordato in sede europea, alla certezza sul futuro dell’Ocm vino nell’ambito della riforma della Pac post-2027, fino a misure straordinarie – come distillazione ed estirpazione – da tenere pronte per le situazioni di crisi più acute.

“Il vino italiano continua a essere un ambasciatore del nostro Paese nel mondo», conclude Maretti, «ma perché questo racconto resti vero anche negli anni a venire, servono scelte coerenti: sostenere chi negli anni ha investito in innovazione, tutelare il reddito dei viticoltori e affrontare con strumenti concreti gli effetti della crisi climatica.Legacoop Agroalimentare continuerà a portare queste istanze nei tavoli istituzionali, a fianco delle cantine cooperative di tutto il territorio nazionale”.


Punti chiave

  1. Crisi climatica e calo rese: il riscaldamento globale minaccia la viticoltura collinare, richiedendo nuove infrastrutture irrigue mirate.
  2. Stop nuovi impianti: Legacoop chiede di sospendere i 7.000 nuovi ettari annui consentiti per stabilizzare l’equilibrio del mercato.
  3. Dazi e mercati internazionali: l’export rallenta per tensioni geopolitiche, tuttavia dal mercato del Brasile arrivano i primi segnali positivi.
  4. Vini dealcolati in crescita: le cantine cooperative puntano alle nuove tendenze di consumo orientate verso gradazioni alcoliche sempre più basse.