Anche quest’anno, il mercato dei vini della Fivi a Piacenza ha stabilito nuovi record: 870 vignaioli coinvolti, 24.000 visitatori di cui ben 6.000 solo il lunedì, giorno dedicato ad incontrare gli operatori professionali, vendite in continua crescita. Abbiamo intervistato il Presidente Fivi Lorenzo Cesconi per capire i motivi dell’ennesima edizione di successo.

Presidente Cesconi, quale sono i motivi di una crescita che, anno dopo anno, continua a raggiungere nuovi record?

Quest’anno mi preme sottolineare che abbiamo avuto una vera esplosione di visitatori professionali: ristoratori, gestori di winebar ed enoteche ma anche agenzie di rappresentanza. È un segnale importante per i vignaioli associati perché si moltiplicano le opportunità per incontrare possibili rivenditori: il loro contributo è fondamentale perché sono gli attori della filiera e sono quelli che, giorno dopo giorno, possono continuare a comunicare il marchio del vignaiolo nei diversi territori per replicare le vendite, anche dopo la mostra-mercato di Piacenza. Poi devo esprimere una grande soddisfazione per il gradimento del pubblico: una crescita di presenze continua che ha fatto registrare 18.000 visitatori, solo fra sabato e domenica. Il motivo del successo è la formula della mostra-mercato che abbiamo ideato anni fa e messo a punto nel tempo: una soluzione innovativa che ha raggiunto un successo clamoroso. Noi ci posizioniamo in modo totalmente opposto alle Fiere in cui non si può acquistare: qui si viene per incontrare il produttore, per ascoltare storie di vita, per degustare ma anche per comprare. Le relazioni umane giocano un ruolo importante così come il piacere di ascoltare nuovi racconti e l’emozione di provare gusti e profumi diversi ma è fondamentale anche quello che si porta a casa, cartoni e bottiglie di vino che finiscono sulla tavola, che verranno condivisi e raccontati agli amici, per un anno intero e forse più. Certo, abbiamo avuto bisogno di tempo per affermarci; anche se il format era quello giusto, abbiamo dovuto armarci di tanta pazienza per farci conoscere e comunicare la nostra identità, la nostra unicità. Ma noi vignaioli sappiamo come fare: il nostro lavoro è fatto proprio di pazienza, sacrifici ed attesa ma ci restituisce soddisfazioni incredibili!

Rispetto al 2021 c’è stato un grande aumento di vignaioli presenti: sono passati da circa 670 a 870. Un salto incredibile con 200 espositori in più, in un solo anno, che sono stati suddivisi su 3 padiglioni. Cosa è successo?

Negli anni scorsi abbiamo utilizzato criteri di selezione per contenere la partecipazione degli associati e riuscire a rimanere prima su uno e poi su due padiglioni. Una scelta logica e condivisa ma dissonante rispetto ai valori di fondo della nostra associazione: lasciare a casa qualcuno perché non era riuscito a prenotarsi durante il “clic day” magari perché non si era accorto della scadenza ed era impegnato nella vigna o sul trattore, ci sembrava davvero distante dai nostri ideali e quindi abbiamo chiesto a Piacenza Expo di trovare una soluzione logistica adeguata. Hanno fatto il possibile ed anche di più e noi siamo riusciti ad accogliere tutti gli associati che volevano essere presenti. Ci siamo divisi su tre padiglioni ma non ci sono state aree con minore affluenza, abbiamo generato più spirito associativo e tutti sono stati soddisfatti, anche i visitatori che hanno avuto un’offerta più ampia.

Come è l’atteggiamento dei gestori di ristoranti, wine bar, enoteche e negozi locali nei confronti della manifestazione Fivi?

Nei primi anni si percepiva una vaga sensazione di contrapposizione poi l’atteggiamento è cambiato, hanno capito che l’evento porta visitatori, opportunità, business, turismo ed interesse
per Piacenza. Dirò di più: per l’anno prossimo stiamo pensando ad una serie di manifestazioni del tipo “Fuorisalone” per coinvolgere tutta la città, per creare esperienze ed opportunità anche fuori dai locali della Fiera, per trascinare tutti, anche coloro che non hanno ancora l’interesse per venire fino in fiera. Dovranno essere iniziative coordinate dalla Fivi, progettate con l’amministrazione cittadina e con i rappresentanti degli operatori ma pensiamo che sia giunto il momento di uscire ed incontrare tutti, anche chi il vino deve ancora imparare a conoscerlo ed amarlo.

Ora che la manifestazione è cresciuta tanto, ci sono timori che la Fivi stia pensando di spostare l’evento in una località diversa, magari caratterizzata da spazi più ampi. Cosa mi può dire in proposito?

Dal punto di vista logistico, Piacenza è una località ideale e baricentrica per moltissimi visitatori. Milano è vicina a Piacenza che è comoda anche per tutto il centro/nord Italia. Poi, noi ci troviamo molto bene con i manager di Piacenza Expo ed abbiamo avviato ottimi rapporti anche con l’amministrazione cittadina. Ma poi mi lasci fare una considerazione basata sui valori che per noi hanno un grande significato: siamo cresciuti qui, abbiamo trovato pazienza, impegno, fiducia e per noi queste cose contano come conta aspettare che le viti crescano per arrivare a dare il loro
frutto.
Ora che ci sono i frutti dovremmo lasciare? Non è nelle nostre corde, faremo il possibile per rimanere vicini a chi ci ha aiutato, almeno fino a quando obiettivamente ed oggettivamente, non ci saranno più le condizioni per rimanere qui.

L’evento di Piacenza è ormai un’occasione così importante da stimolare un interesse diffuso tra i vignaioli ma, a prescindere dalla possibilità di partecipare alla Mostra-Mercato, mi racconta i motivi per i quali un vignaiolo dovrebbe iscriversi alla Fivi?

Si, certo. Prima di tutto voglio chiarire qual è il lavoro del vignaiolo che interpreta un ruolo molto ampio, articolato e complicato. Il vignaiolo produce il frutto come un normale agricoltore ma poi non si accontenta perché trasforma l’uva in vino e questo è un lavoro molto diverso da quello di campagna. Una volta che il vino è pronto in cantina iniziano altri tre mestieri diversi, quello del marketing, dell’accoglienza e della vendita. L’impegno necessario è tanto, le competenze da sviluppare sono molte e sembra di non riuscire mai a “tirare il fiato”. Siamo così impegnati che penso al vignaiolo come ad un eremita di vigneto e cantina. Prima della Fivi, queste persone erano da sole, isolate e completamente prive di rappresentanza, strette fra chi porta avanti gli interessi delle cooperative e delle industrie del vino. Fivi rappresenta questi vignaioli, li riunisce, stimola relazioni e conoscenze, porta la loro voce nelle sedi istituzionali, presso il governo nazionale ed in Europa. Fivi sostiene comunque il ruolo di chi fa questo lavoro, associato o non associato che sia, per questioni di interesse ma soprattutto per far comprendere a tutti il valore, l’identità e l’unicità di queste persone che tutelano e difendono la natura, le denominazioni e la cultura dei territori che abitano e lavorano.