La World Bulk WIne Exhibition ha aperto le porte ieri alla fiera RAI di Amsterdam a tutti gli operatori del vino sfuso mondiale perché la domanda e l’offerta di questa ancora importante categoria di vini (anche se non movimenta gli stessi numeri dell’imbottigliato) si incontrassero.
Questa fiera rimane tra le più importanti al mondo per questa categoria, radunando 250 produttori da 22 Paesi (di cui una trentina italiani) e 6500 operatori del trade da 60 nazioni, e la delegazione italiana è tra le più numerose, assieme a Spagna (a cui appartiene l’ente organizzatore della fiera) e Francia.
Si è respirata aria di ricerca di qualità e sostenibilità nei vini, colonna portante di questa edizione, in cui gli organizzatori hanno voluto dimostrare come vino sfuso non sia più solo sinonimo di grandi volumi. A partire dalla competizione internazionale “International Bulk Wine Competition” che ha visto riunirsi domenica una quarantina di giurati da tutto il mondo, tra giornalisti e consulenti enologici, che hanno degustato alla cieca più di 200 vini tra bianchi, rosati, rossi e sparkling. Noi di Wine Meridian abbiamo avuto il piacere di essere nella giuria e possiamo testimoniare come la curva della ricerca di una maggiore qualità stia investendo anche il mondo del vino sfuso.

La fiera è stata lo spazio anche per un interessante momento di confronto tra giornalisti e esperti di vino mondiale inserito all’interno di un ciclo di conferenze aperte dallo speech di Pau Roca, direttore generale di OIV, Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, che ha confermato ancora un volta il ruolo centrale dell’Italia nel panorama viticolo e vinicolo mondiale. Rilievo sottolineato dall’assegnazione del premio Voice of Wine 2019 ad Alleanza Cooperative, ritirato da Ruenza Santandrea, per l’impegno sul fronte economico e sociale dalla realtà che raggruppa al suo interno circa 480 cooperative italiane e 141 mila viticoltori, producendo il 58% del vino italiano. “Per noi è una grande responsabilità rappresentare tutte queste realtà, per questo negli ultimi anni ci siamo dati come obiettivo principale la sostenibilità, sia ambientale, che sociale ed economica: tre pilastri che si sostengono solo se combinati. Abbiamo inoltre rivisitato il sistema di produzione del vino italiano: dalla riorganizzazione delle riserve, declassamenti ed esuberi delle DOC, le rese massime per i vini varietali a 300 quintali per ettaro e la proposta per la resa massima dei vini da tavola a 400 quintali per ettaro. Credo che questo farà evitare gli sbalzi che la produzione fa fare al prezzo, con danni importanti sia per i produttori che per i viticoltori” ha detto ai nostri microfoni Ruenza Santandrea.

Entrando più nello specifico della produzione, Pau Roca ha fornito interessanti dati sul sistema mondiale. Secondo i dati forniti dall’esperto direttore generale di Oiv, la superficie vitata mondiale è di circa 7,4 milioni di ettari (dato del 2018), di cui il 50% è detenuto da 5 Paesi al mondo: Spagna, Cina, Francia, Italia e Turchia. L’emisfero nord, che occupa il 60% della superficie, ha prodotto 156 milioni di ettolitri nel 2019, leggermente in calo rispetto alla media del periodo 2014-16. L’Italia rispetto all’anno scorso ha visto un calo del 15% (mentre più esiguo, -4%, nel periodo 2015-2019), a seguire Francia e Spagna che entrambe hanno subito un calo più elevato negli ultimi anni che va dal 7 al 24%. In segno positivo invece la produzione di Germania, Portogallo
Romania, Ungheria e Austria, che hanno visto un incremento rispetto allo scorso anno.
Caso a sè la Grecia, che tra le regioni vitivinicole europee, ha manifestato un importante cambio strutturale con la perdita di consistenti aree dedicate alla viticoltura.
Fuori dall’Europa invece USA, Russia, Georgia e Svizzera sono tra le aree produttrice maggiormente attive.
L’Emisfero sud, invece, che rappresenta il 20% delle produzione mondiale con a capofila nazioni come Argentina, Australia e Cile, ha visto una produzione di 54 milioni di ettolitri nel 2019, un trend in linea con quello degli anni precedenti.

In conclusione il 2019 potrebbe concludersi con una situazione di riassestamento dei livelli medi di produzione dopo due anni molto volatili con 263 milioni di ettolitri totali.
Il consumo mondiale è di circa 246 milioni di ettolitri, dove tra i Paesi leader per esportazione troviamo Italia, Francia e Spagna che dominano il wine export coprendo da sole il 50% dell’intero volume. Tra gli importatori più attivi Germania, Regno Unito e USA per quanto riguarda l’imbottigliato, mentre Germania e Francia per il vino sfuso.
Tra i 10 esportatori di vino sfuso ai primi posti Spagna, Australia, Italia e Cile.
L’Italia dunque si conferma all’apice di entrambi i settori dei vini imbottigliati e dei vini sfusi e trova nella Germania il suo principale cliente.