Più del 92% dello scenario produttivo vitivinicolo italiano è composto da piccole imprese, il 74,7% (si tratta quindi di circa 46.000 aziende vinificatrici) è rappresentato da aziende che producono meno di 100 ettolitri di vino all’anno (vale a dire, meno di 15.000 bottiglie da 0,75 l) ed il 17,5% da quelle realtà che producono più di 100 ettolitri, ma meno di 1000. Sono meno di 100 (0,2%) le imprese in Italia che producono più di 13.000 bottiglie di vino annue (posizionandosi dunque oltre i 100.000 ettolitri) – pur rappresentando il 41,8% della produzione nazionale di vino.

Questo il quadro complessivo emerso dall’incontro “Le aziende del vino italiane e il digitale: analisi di un rapporto complesso”, svoltosi durante il wine2wine 2022 che ha visto protagonisti Giorgia Sali (Responsabile Marketing per l’offerta Enterprise e HR di TeamSystem) e Fabio Piccoli (Direttore Responsabile di Wine Meridian)

Un quadro delineato grazie ad una approfondita indagine che TeamSystem ha commissionato a Wine Meridian con l’obiettivo di dare voce a questi piccoli produttori e sondare il loro livello di digitalizzazione. Le realtà coinvolte sono state 230, di cui più della metà (51%) con un fatturato inferiore ai 2 milioni di euro l’anno e con meno di dieci dipendenti (52%).

La maggior parte del campione preso in esame crede nel digitale: “Il digitale può dare un contributo fondamentale per intercettare l’interlocutore giusto nel momento giusto” ha rilevato Sali, “se guardiamo, ad esempio, all’uso di piattaforme di CRM, le cantine che non ne fanno uso sono i due terzi del campione”.

Oltre a chi afferma di puntarci già da anni, c’è un 44,4% che è convinto che rappresenti il futuro del settore, mentre il 30,3% sta iniziando in questo momento ad intraprendere il proprio percorso di trasformazione digitale e a trarre da esso i primi benefici.

Considerando la crescita costante registrata dall’e-commerce negli ultimi anni, questo rappresenta oggi, per il 60% dei rispondenti, uno dei fattori su cui la digitalizzazione influisce maggiormente, ma non meno importante appare la volontà di digitalizzare tutto il processo di produzione (per circa il 40% degli intervistati). Piccoli ha rilevato l’importanza di questo strumento: “L’e-commerce non è solo un canale di vendita e distribuzione, può diventare uno strumento di raccolta di informazioni eccezionalmente utile a capire quali sono i nostri consumatori finali”.

“La fotografia emersa ci restituisce 3 considerazioni: primo siamo di fronte ad uno spartiacque, tra un nuovo modello di impresa digitale ed una resistenza a questo cambiamento che però sta scemando” ha messo in luce Piccoli, “il secondo aspetto importante riguarda il fatto che si è pensato che lo strumento da solo potesse essere determinante ma i contenuti prevarranno sempre sugli strumenti. Terzo abbiamo una straordinaria opportunità, lo strumento digitale è una opportunità per rompere le ingessature del mondo del vino ed i legacci dell’intermediazione nel mondo del vino. Per raccontare all’utente finale la nostra straordinaria varietà”.

Se il 77% del campione dei rispondenti si è già dotato di un software gestionale per la contabilità aziendale, e le operazioni di magazzino sono seguite tramite gestionale dal 57% dei rispondenti, passi avanti restano ancora da fare per quel che riguarda il monitoraggio delle attività in cantina. Lo evidenzia Sali: “Per quanto riguarda l’attività di cantina, solo un terzo del campione utilizza strumenti digitali, la maggior parte utilizza strumenti manuali e fogli elettronici per monitorare i processi”. Queste ultime, infatti, sono monitorate grazie ad applicativi gestionali (MES, PLM) soltanto dal 34% dei rispondenti, contro il 48% che utilizza ancora strumenti o database locali (come i fogli di calcolo di Excel) ed il 12% che si affida a sistemi manuali, a fronte di un 6% che dichiara di non tracciare affatto i flussi operativi della propria cantina.

Spazio di crescita resta anche nella digitalizzazione dell’enoturismo, fenomeno di fondamentale importanza per i produttori ma che, secondo Piccoli, “subisce un ritardo relativo alla digitalizzazione e soprattutto alla profilazione del cliente. Relazionarsi con gli ospiti senza profilazione e monitoraggio significa perdere una opportunità enorme”.
Molte delle piccole aziende non hanno infatti ancora digitalizzato l’enoturismo, non utilizzando nessuno strumento digitale (37%); altre, si affidano a portali web di varia natura – dove le grandi aziende si avvalgono ormai per la maggior parte di sistemi CRM.

Da ultimo, la ricerca mette in mostra che quasi 1 imprenditore vitivinicolo su 3 (31%) non è a conoscenza dell’esistenza degli incentivi statali per la digitalizzazione, mentre un 15% dichiara di non essere intenzionato ad accedervi perché troppo onerosi da ottenere, considerando lo sforzo di investimento iniziale richiesto.