Come testimonia Wine Business International, alla fine di giugno, l’economista della Banca d’Inghilterra Andy Haldane ha suggerito che una ripresa globale sarebbe arrivata “prima e più velocemente” del previsto, portando a una cosiddetta “ripresa a V”.

Potrebbe aver ragione. Il Wall Street Journal riferisce che “con la riapertura delle imprese, l’economia globale si sta gradualmente ritirando dal suo stallo”. In un altro articolo, si afferma che l’economia cinese si sta riprendendo più velocemente del previsto. Altre previsioni dipingono un quadro ben più negativo, il mese scorso il Fondo Monetario Internazionale ha previsto che l’economia della zona euro e quella del Regno Unito potrebbero contrarsi di oltre il 10%, mentre quella degli Stati Uniti potrebbe ridursi dell’8%.

Tutti sperano che Haldane abbia ragione e che l’economia globale si riprenda presto. Ma il commercio del vino deve considerare la possibilità che la previsione del FMI sia corretta. Dopotutto, non c’è nessun vaccino in vista, Airbus ha tagliato 15.000 posti di lavoro perché non si aspetta che i viaggi aerei tornino ai precedenti livelli per almeno cinque anni e la disoccupazione ha raggiunto livelli che non si registravano dalla Grande Depressione.

Per quanto riguarda il settore del vino, i produttori sono piuttosto fortunati dato che le vendite sono aumentate durante il lockdown e molti consumatori vedono il vino come un bene essenziale.
Ma questa non è una consolazione per i produttori che si affidano all’on-trade per vendere i loro prodotti. Purtroppo, con la comparsa di nuovi focolai del virus e il ritorno del lockdown in alcune regioni, potrebbe passare un po’ di tempo prima che l’on-trade torni a pieno regime. E anche quando lo farà, i consumatori potrebbero essere alla ricerca di vini più economici rispetto al passato.

Per molte cantine, l’unico modo per recuperare le vendite perse è passare alla vendita diretta al consumatore, almeno sul mercato interno. Questo significa, come minimo, avere un portale di vendita online.
Naturalmente, le cantine non possono semplicemente aspettarsi che la potenziale clientela si informi e cominci a comprare. I clienti devono sapere che c’è questo servizio. Di conseguenza per le aziende questo è anche il momento di investire nel marketing e nei social media. Sembra controproducente spendere soldi durante una crisi, ma questo è proprio il momento più adatto.

Questo è anche il momento di investire in una formazione commerciale di alto livello per il personale. Secondo CSO Insights, le aziende che investono in programmi di formazione sulle competenze di vendita non solo aiutano i loro venditori a vendere di più, ma riescono a sviluppare più affari grazie ad una nuova visione che permette di cogliere opportunità che prima non venivano individuate.
Le aziende vinicole potrebbero collaborare con settori complementari, come i tour operators, i ristoranti locali o anche le librerie, per creare offerte congiunte ed eventi che aumentino le vendite di entrambe le aziende.

Infine, una cosa che le aziende vinicole devono fare è valutare onestamente la loro posizione finanziaria. Se le cose andavano male anche prima della pandemia, la situazione potrebbe non migliorare mai. Se è così, ora potrebbe essere il momento di considerare la vendita dell’azienda piuttosto che guardare le cose andare di male in peggio.
Ci sono dei compratori là fuori. Nell’ultimo decennio le grandi aziende vinicole hanno avuto un’ondata di acquisizioni, trainate da tassi di interesse storicamente bassi.
Ma per attirare la loro attenzione, tutto deve essere in ordine: le dichiarazioni dei redditi, i conti, i resoconti delle annate e le proiezioni per una potenziale crescita futura. Se la proprietà fisica può essere migliorata con piccoli interventi di manutenzione, è consigliabile farli. Si spera, naturalmente, che la vendita sia l’ultima risorsa, che l’economia globale si riprenda e che si trovi un vaccino al più presto.

Ma anche se non si può fare affidamento sulle previsioni economiche, c’è un’intuizione che non fallisce mai: aspettarsi il meglio, prepararsi al peggio.