È la sostenibilità uno dei temi sul quale le cantine italiane dovranno porre maggiore attenzione per la ripresa del cosiddetto “new normal”. 

Ma cosa significa essere sostenibili e come implementare questo concetto all’interno dell’attività aziendale? Se n’è discusso a Wine Future 2021 grazie a Elin McCoy, editorialista e critica di vino per Bloomberg Markets, che con alle spalle 20 anni di focus sul tema della sostenibilità, ha moderato l’apertura della quarta e ultima giornata del Summit. 

Senza ombra di dubbio, la sostenibilità in relazione al cambiamento climatico è un fattore caratterizzante dell’industria del vino, che impatta sul turismo, sull’azienda e soprattutto sul territorio. Infatti, se il vino viene definito come condivisione e veicolo di importanti valori, è altresì importante che questi valori vengano preservati al meglio anche per il futuro. 

Tante le conseguenze del cambiamento climatico che hanno impattato in maniera significativa la produzione vitivinicola e la sua qualità; dagli incendi in California, come illustrato da Linda Reiff, Presidente e CEO di Napa Valley Vintners, oppure, senza andare troppo lontani, dai forti temporali che si sono verificati negli ultimi anni e hanno creato grandi problemi ai vigneti del Valdobbiadene, come confermato da Roberto Merlo, Consultant Viticulturist del Consorzio Conegliano Valdobbiade​ne Prosecco Superiore

Se non altro, i disastri climatici che hanno caratterizzato a lungo il 2019 ed il 2020 hanno apportato una maggior consapevolezza della sostenibilità, portando sia le cantine che i consumatori ad implementare best practices volte alla protezione territoriale. 

Come ha illustrato la giornalista McCoy, infatti, nel 2020 circa il 75% dei turisti che andavano a visitare le cantine ed gli Chateaux in Francia, hanno posto domande inerenti al lavoro in vigna ed ai suoi trattamenti. Infatti, per molti turisti, la percezione principale di un’azienda sostenibile deriva dalla sua modalità di lavoro in vigna. 

Certamente la cura del suolo e del territorio, è un aspetto imprescindibile per la produzione vinicola, tuttavia questo non è sufficiente.

Affinchè un’azienda si possa caratterizzare universalmente sostenibile, si necessita l’implementazione di pratiche ed attenzioni che non riguardano solamente il lavoro in campo, ma coesemente tutte le figure operanti in azienda, come condiviso da Theresa Breuer (DE) – CEO & Owner, Georg Breuer.

Per favorire la condivisione universale del concetto di sostenibilità, oltre all’ottenimento di una certificazione bio che apporta in termini di credibilità un ingente vantaggio, il Consorzio Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore organizza frequentemente meeting, incontri e momenti di formazione per gli oltre 3.300 viticoltori, affinché il tema della sostenibilità e della conservazione territoriale sia pienamente condivisa da tutti i consorziati. 

Un’altro interessante esempio è quello della  Felton Road Winery in Nuova Zelanda, azienda produttrice interamente organica e biodinamica. Il proprietario Nigel Greening ha optato per una dimensione aziendale ridotta volta a consentire un maggior controllo e rispetto delle procedure bio-qualitative, implementando programmi di riduzione degli sprechi d’acqua e limitando la produzione dei rifiuti. 

Come abbiamo visto, il tema della sostenibilità non comprende solamente la cura del suolo e della vigna, ma prende olisticamente in considerazione anche il tessuto sociale, formativo ed economico. Ci si auspica, pertanto, che questo tema sia sempre più preponderante nell’attività vitivinicola, sia interna che esterna.