BolognaFiere ha ospitato la 14esima edizione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti, un evento che ha trasceso la semplice esposizione commerciale per diventare un cruciale snodo politico. Con 1.000 espositori e il tutto esaurito, la manifestazione ha fatto da cornice all’ingresso storico della FIVI nel “Tavolo di Filiera Vino” ministeriale. Al centro del dibattito, la necessità di governare il potenziale produttivo europeo e l’urgenza di una nuova strategia ibrida (tecnologica e assicurativa) per fronteggiare il cambiamento climatico.
BolognaFiere ha ospitato la 14esima edizione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti, un evento che ha trasceso la semplice esposizione commerciale per diventare un cruciale snodo politico. Con 1.000 espositori e il tutto esaurito, la manifestazione ha fatto da cornice all’ingresso storico della FIVI nel “Tavolo di Filiera Vino” ministeriale. Al centro del dibattito, la necessità di governare il potenziale produttivo europeo e l’urgenza di una nuova strategia ibrida (tecnologica e assicurativa) per fronteggiare il cambiamento climatico.
Tra i padiglioni di BolognaFiere, dove dal 15 al 17 novembre mille vignaioli hanno versato oltre 8.000 etichette nei calici di un pubblico record, si è consumato un passaggio fondamentale per la viticoltura italiana. La 14esima edizione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti non si è limitata a celebrare il successo di un format fieristico ormai consolidato – confermato in questa sede fino al 2028 – ma si è trasformata in un’agorà politica dove si sono gettate le basi per la gestione del settore nei prossimi anni.
Se i numeri raccontano di una manifestazione in salute, capace di attrarre delegazioni europee e olivicoltori indipendenti, è nel convegno “Il vino di domani”, tenutosi lunedì 17 novembre, che è emersa la vera posta in gioco: la sopravvivenza economica delle aziende agricole familiari di fronte alle sfide della nuova PAC (Politica Agricola Comune) e del cambiamento climatico.
Una nuova maturità istituzionale
La notizia che ha segnato l’evento è stata l’annuncia relativo al fatto che la FIVI entra ufficialmente a far parte del Tavolo di Filiera Vino, l’organo di consultazione del Ministero dell’Agricoltura dove si decidono le strategie nazionali. Un riconoscimento che porta la voce dei 1.800 soci della Federazione allo stesso livello dei colossi come Coldiretti e Federvini.
Rita Babini, Presidente della FIVI, non ha nascosto la soddisfazione per questo traguardo, sottolineando l’urgenza di un contributo corale in una fase delicata per il mercato. “Si apre una nuova pagina per il sistema vitivinicolo italiano”, ha dichiarato Babini, precisando che il settore “mai come in questo momento ha bisogno di attivare tutte le energie, le competenze e le esperienze che il nostro comparto esprime”.
L’obiettivo è chiaro: riformare regole che i Vignaioli considerano ormai obsolete. Babini è entrata nel merito delle questioni tecniche che frenano la qualità e la redditività: “Sono diversi gli aspetti che non rispondono più alle esigenze del mercato e del settore, dalle rese massime previste dai disciplinari all’eccessiva apertura ai superi di produzione, fino al sistema di riclassificazione”.
L’Europa e il controllo della produzione
Il dibattito ha allargato lo sguardo oltre i confini nazionali, grazie agli interventi di Samuel Masse, Presidente della CEVI (Confederazione Europea Vignaioli Indipendenti), e di Ignacio Sánchez Recarte del CEEV. In un contesto di consumi globali in calo, il tema centrale è stato l’equilibrio tra offerta e domanda reale.
Masse ha ribadito con forza la necessità di non lasciare il mercato in balia di una crescita incontrollata. “È necessario trovare un equilibrio: produrre ciò che serve, proteggere i terreni, sostenere le aziende agricole a conduzione familiare”, ha spiegato, individuando un preciso strumento normativo per raggiungere lo scopo: “Il sistema di autorizzazioni per l’impianto e il reimpianto è lo strumento chiave per controllare la crescita dei vigneti e prevenire la sovrapproduzione”.
Anche Recarte ha messo in guardia contro le soluzioni tampone. Sebbene le crisi recenti abbiano richiesto interventi d’urgenza, il segretario del CEEV ha avvertito che “tali interventi pubblici di breve periodo evidenziano un disequilibrio del mercato che deve essere affrontato con un approccio più stabile e orientato al futuro”.
La sfida del clima: difesa attiva, non solo polizze
L’altro grande convitato di pietra al convegno è stato il cambiamento climatico. Andrea Berti, Direttore Generale di Asnacodi Italia, ha portato la discussione su un piano estremamente pragmatico, superando la vecchia logica che vedeva nell’assicurazione l’unico paracadute per l’agricoltore.
Secondo Berti, la gestione del rischio moderna richiede un cambio di paradigma culturale in vigna. “E’ necessario adattarsi con una strategia consapevole, sfruttando le tecnologie e utilizzando al meglio informazioni e dati per aumentare la difesa attiva, e al contempo tutelarsi con gli strumenti assicurativi”. Non basta più, dunque, chiedere rimborsi dopo il danno; serve investire in tecnologia e conoscenza per prevenire gli effetti degli eventi estremi, integrando la difesa agronomica con quella finanziaria.
Tra masterclass sold-out e incontri con le istituzioni, il Mercato dei Vini 2025 ha dimostrato che i Vignaioli Indipendenti non sono solo i custodi di una tradizione artigianale, ma attori politici pronti a ridisegnare le regole del gioco per garantire un futuro al “vino di domani”.
Punti chiave
- Il peso della rappresentanza: l’ingresso ufficiale di FIVI al Tavolo di Filiera Vino sancisce la maturità politica dell’associazione, che ora siede accanto alle grandi confederazioni agricole.
- Controllare la crescita: dal confronto europeo emerge la volontà di utilizzare le autorizzazioni agli impianti come leva per evitare la sovrapproduzione e tutelare le aziende familiari.
- Clima e tecnologia: la gestione del rischio non è più solo finanziaria; serve una “difesa attiva” basata sui dati agronomici prima ancora che sulle polizze.
- Il successo del format: la conferma di Bologna come sede fino al 2028 e i numeri dell’edizione (8.000 vini, delegazioni estere) rafforzano il ruolo della fiera come piattaforma di dialogo tra produttori e consumatori.












































