Federico Garcea è il co-fondatore ed amministratore delegato di Treedom, una piattaforma online con la quale si possono adottare degli alberi da piantare in vari paesi del mondo. L’albero che viene acquistato attraverso Treedom può essere monitorato dal suo acquirente tramite aggiornamenti offerti direttamente dalla piattaforma. 

Con oltre 3 milioni di alberi piantati fino ad oggi, Treedom si propone di finanziare progetti agroforestali in diversi paesi del mondo, realizzando ecosistemi sostenibili che permettano ai contadini locali di affrontare i costi che derivano dall’iniziale messa a dimora della pianta, per avere successivamente maggior sicurezza alimentare e opportunità di reddito una volta che questa inizierà ad entrare in produzione.

Abbiamo intervistato Federico Garcea per scoprire le caratteristiche distintive della sua piattaforma innovativa. 

Come è nata Treedom? Cosa ti ha spinto a creare questa realtà digitale innovativa?

L’ispirazione è arrivata mentre lavoravo a un progetto di sviluppo sostenibile in Africa, e avevo davanti agli occhi tutti gli svantaggi economici, ambientali e sociali locali, causati dalla deforestazione. Nello stesso periodo, raggiungeva la sua massima popolarità il videogioco FarmVille, dove si potevano creare fattorie virtuali, ne ero personalmente appassionato. Proprio qui intuì che l’amore per la natura e il desiderio di agire per il bene del pianeta erano forze potenti: se milioni di persone erano felici di piantare alberi finti, sarebbero state entusiaste di piantare alberi veri.

Come opera Treedom? A quali bisogni risponde e qual è il meccanismo che spinge un utente all’acquisto di un albero e a seguire la storia del progetto a cui darà vita?

Il nostro lavoro ha tantissimi livelli di complessità, ma cerchiamo di rendere tutto il più semplice possibile, perché vogliamo fornire alle persone un modo semplice per avere un impatto positivo sul pianeta. Questo è il nostro lavoro e questo è ciò che offriamo a chiunque voglia unirsi a noi. La nostra è una community di persone molto diverse, ma tutte unite dalla convinzione che ciascuno possa fare la propria parte per il pianeta.

Dal momento in cui un utente acquista online un albero e l’effettiva messa a dimora della pianta, quali passaggi tangibili ci sono?

In realtà ci sono molti passaggi anche prima: dalla scelta del partner di progetto alla scelta del luogo e lo studio delle condizioni pedoclimatiche della zona, dalla conoscenza con le comunità locali alla scelta, che effettuiamo insieme a loro, delle specie da piantare. C’è poi da pensare alla costruzione dei vivai, ad insegnare la gestione di questi ultimi, così come alcune tecniche come l’innesto…insomma, come ho detto, il nostro è un lavoro complesso. La messa a dimora degli alberi non è nemmeno l’ultimo dei passaggi, perché poi c’è tutto il lavoro di gestione, ci sono i controlli periodici sulla salute degli stessi. Insomma, non voglio farla lunga, ma è un grande, grande lavoro, che tuttavia offre le migliori garanzie perché gli alberi possano crescere e non essere solo dei semi buttati in un campo.

Come si è evoluto il vostro modello di business rispetto al 2010, anno in cui siete partiti?

Dalla fondazione nel 2010, Treedom ha piantato più di 3 milioni di alberi supportando comunità di contadini in 17 paesi del mondo, tra cui Kenya, Colombia, Guatemala e Camerun, per oltre 200 mila beneficiari. Gli alberi sono piantati per generare benefici ambientali (compensando le emissioni di CO2, sostenendo la biodiversità, combattendo l’erosione del suolo e la deforestazione), così come benefici sociali (formazione, sicurezza alimentare, empowerment e reddito): in questi anni la volontà è sempre stata quella di perfezionare questa attività, far crescere la comunità internazionale e le foreste di alberi nei Paesi dove collaboriamo, per finanziare direttamente piccoli progetti agroforestali e apportare benefici ambientali e sociali. Ultimamente Treedom, prima BCorp certificata in Italia, ha vinto il premio The Best For The World Award per la Governance nelle Liste BCorp 2022 al BCorp Award, premio annuale che viene consegnato dall’ente no-profit BLab – ente che certifica le aziende che soddisfano i più elevati standard responsabilità e sostenibilità – come riconoscimento alle BCorps più performanti in termini di impatto aziendale in tutto il mondo.

Avete creato una piattaforma attraverso cui è possibile piantare anche alberi da frutto che garantiscono sostentamento alimentare ed opportunità di reddito nei luoghi in cui vengono piantati e coltivati. Quali sono i risultati ed i benefici che le popolazioni locali hanno concretamente sperimentato e come monitorate questi aspetti su volumi così ampi (oltre 3 mln di alberi piantati)?

Ogni progetto ha le proprie peculiarità. Ci sono aree in cui esistono circuiti commerciali che è possibile intercettare da parte delle comunità di contadini che piantano alberi con noi. In quei casi ci sono ottime opportunità anche per i prodotti freschi. In altri casi i prodotti che è più conveniente commercializzare sono quelli lavorati o semilavorati: è il caso del caffè. Ci sono poi casi in cui si stanno scoprendo opportunità commerciali inedite per frutti che oggi vengono chiamati “superfood” e che magari sono frutti di alberi tradizionalmente coltivati nelle aree in cui lavoriamo. Ma quando si pensa all’utilizzo che si può fare dei frutti, si pensi anche che lavoriamo in realtà in cui anche le rette scolastiche dei bambini possono essere pagate proprio con i frutti dei nostri alberi, si ampliano notevolmente le opportunità che si possono creare piantando un nuovo albero. Tutto questo viene monitorato e seguito ogni giorno dai responsabili del progetto in loco e periodicamente anche dai nostri esperti forestali che passano gran parte del loro tempo viaggiando nei vari paesi, per monitorare l’andamento dei vari progetti.

Quali strategie utilizzate per attrarre i potenziali destinatari del vostro messaggio e come catturate l’attenzione di utenti che risultano poco interessati alla tutela e alla conservazione ambientali e alle problematiche correlate?

L’azione migliore per diffondere il messaggio caro a Treedom è continuare il nostro lavoro, fare del bene è contagioso e lo dimostra la comunità di cui facciamo parte, cresciuta a vista d’occhio negli ultimi anni, grazie al passaparola e al ricordo di una buona esperienza. Superare le problematiche e guardare verso azioni concrete alla conservazione di un ambiente sano e sostenibile è oggi, semplicemente, quanto di più necessario per il futuro di tutti. A testimonianza delle nostre buone pratiche c’è la storia di Treedom: i progetti su cui lavoriamo contribuiscono a raggiungere 10 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), su 17, stabiliti globalmente dalle Nazioni Unite per porre fine alla povertà, proteggere il pianeta e assicurare benessere per tutti (contrasto alla povertà, alla fame, migliorare la qualità all’educazione, incrementare l’uguaglianza di genere, la dignità del lavoro e la crescita economica, il consumo e la produzione responsabile, l’azione per il clima e la vita sulla terra, per ridurre le diseguaglianze, creare collaborazioni per i progetti).

Volendo creare un collegamento tra il vostro settore ed il mondo del vino, in un panorama in cui la sostenibilità è un tema chiave ed un elemento portante nelle scelte delle aziende del vino, quali possono essere le misure concrete che potrebbero risultare più praticabili e utili anche nel settore vino?

Rispondo con una domanda: l’idea del vigneto come appezzamento di terreno destinato ad una monocoltura specializzata è ancora attuale? È compatibile con il cambiamento climatico? Oppure si può immaginare che anche lo spazio vigneto possa considerare la consociazione della vite con alberi che possano apportare vantaggi ambientali?