Una valle centrale lunga poco più di novanta chilometri dal clima semidesertico, secco e ventilato, e tre aree vitivinicole che da Quincinetto, ultimo paese del Piemonte si allungano fino a Morgex, nei pressi del Monte Bianco. Questa è la Valle d’Aosta. Qui gli  ettari di vigne sono cinquecento, suddivisi in aziende medio piccole: duemila metri quadrati l’appezzamento più piccolo, mentre il viticoltore più grande produce cinquecentomila bottiglie. Sono soprattutto le cooperative, ben sei (la prima nasce nel 1971, le successive negli anni ’80) a fare da traino alla produzione enologica valdostana che ha raggiunto, nel frattempo, livelli di attestata qualità. A Chambave nel cuore della regione, nel 1985 si ha la prima vendemmia della cooperativa La Crotta de Vegneron: esempio di cooperazione valdostana nata da un esiguo numero di piccoli produttori e terreni, oggi divenuti ben 50 soci che realizzano 200 mila bottiglie (solo 9 di loro determinano il 90% della produzione). Una regione che nel complesso produce due milioni di bottiglie: sessanta produttori, tra aziende e cooperative. 

Il territorio vinicolo si divide in tre macro zone. La bassa valle, dove il vitigno principe è un biotipo di Nebbiolo chiamato Picotendro coltivato anche nel limitrofo comune di Carema, in Piemonte. La valle centrale con tre specifici areali dove, sin dal XVI secolo, vitigni come il Moscato bianco sono vinificati secchi. Oppure l’areale di Aosta, dove il Petit Rouge va a comporre il Torrette, che ad Arvier diventa Enfer d’Arvier. A discapito dei suoi 800 metri di altitudine è infatti «inferno di calore» di un anfiteatro roccioso arroventato dal sole, nella sua prevalente esposizione a sud. Infine la zona di Morgex e La Salle, terra del prefillosserico e autoctono Prie Blanc. Interessanti le interpretazioni del metodo classico, uno spumante in crescita per complessità e importanza. Molti altri i vitigni del panorama produttivo: 13 gli autoctoni coltivati, anche se si potrebbe arrivare ad almeno 20, i rimanenti senza però un rilevante significato . 
Numeri di una realtà enologica che ha preso forma in un “Manifesto”, quello della Viticoltura Eroica, divenuta straordinaria espressione dell’uomo nel dare valore, futuro e sostenibilità a luoghi dove si è saputo coltivare la vigna per una produzione che fosse di sostegno e nutrimento. Quanto necessario per permettere anche la conservazione di territori fragili, critici dal punto di vista delle aggressioni climatiche, e per questo troppo spesso in passato abbandonati dall’uomo. Una tutela che si incarna nei terrazzamenti per “sfruttare” o, se si preferisce, “valorizzare” ambienti necessari alla vita e, dei muretti a secco, pratica rurale e Patrimonio Unesco che ha contribuito a preservare dall’erosione paesaggi impervi e inaccessibili. 
È ancora la Valle d’Aosta, regione simbolo della viticoltura di montagna (nasce qui il Cervim, organismo preposto alla tutela e salvaguardia di ambienti di tale interesse, in Italia e nel mondo) che segna un “più” nella produzione di vino e nella sua qualità. Il mestiere del “vigneron” è tornato ad appassionare i giovani, forti di una Regione sostenuta 365 giorni l’anno dal turismo. Basti pensare che il 70% della produzione enologica resta in valle, numeri in controtendenza rispetto a molte altre regioni d’Italia. Il restante 20% è richiesto sul territorio nazionale, mentre il 10% è destinato all’export. I mercati più importanti Svizzera, Nord Europa e Giappone, curiosi e a tratti stanchi dei soliti vini. 
E per la prima volta “eroico” non è più solo un brand o un modo di dire, ma un termine con una specifica portata legislativa, recepito ora anche in un testo normativo. Termine coniato proprio dal Cervim, registrato come marchio europeo nel 2011, rientra nel Testo Unico della vite e del vino. La Legge 238 del 12 dicembre 2016, “Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione del commercio del vino”, coerente con la riforma OCM Vino del 2013, vede nell’art. 7 il preciso riferimento “Salvaguardia dei vigneti eroici o storici”.
Sistemi viticoli delle piccole isole, sistemi terrazzati, sistemi con pendenza superiore al 30%, sistemi ad altitudini maggiori dei 500 metri, vigneti con muretti a secco: sarà sufficiente una sola di queste caratteristiche affinché le produzioni rientrino nel concetto di viticoltura eroica. 
La Valle d’Aosta si accredita certamente come testimone d’avanguardia di vigne tra terra e cielo