Sono segnali contrastanti quelli che ci arrivano dagli Usa in questi giorni. Da un lato, infatti, veniamo rassicurati dai dati Nielsen che riportano le vendite di vino nel canale off-premise (gdo) nelle sette settimane trascorse dalla dichiarazione della pandemia da parte dell’Oms l’11 marzo scorso, che evidenziano un aumento del 34% rispetto lo stesso periodo di un anno fa.

Ciò equivale – come evidenziato da Wine Analytics Report – una media di 360 milioni di dollari spesi a settimana per il vino negli Usa.

Se però andiamo a guardare l’evoluzione nell’ultimo anno, cioè partendo dall’aprile 2019 fino al mese scorso ci accorgiamo che complessivamente il mercato del vino negli Usa è diminuito del 7% (scendendo a 46,5 miliardi di dollari) secondo quanto riportato dall’autorevole società di analisi di mercato bw166.
Il calo è dettato, in particolare, dalla chiusura del canale horeca e dei punti di vendita aziendali e ha coinvolto, in particolare, la tipologia dei vini da tavola scesa del 7% (42 miliardi di dollari), mentre gli spumanti sono rimasti sostanzialmente invariati (2,1 miliardi di dollari).

E’ chiaro l’effetto delle difficoltà del canale on-premise (horeca) che secondo gli ultimi dati CGA di Nielsen nelle 52 settimane terminate il 21 marzo, hanno evidenziato un calo delle vendite dell’1% a valore (17,6 miliardi di dollari) e del 2% dei volumi (scesi a 36,3 milioni di casse).
Anche le importazioni sono diminuite del 3% registrando in questo periodo 1,6 miliardi di dollari.

Complessivamente, pertanto, negli ultimi 12 mesi il mercato del vino negli Stati Uniti è stato di 71,4 miliardi dollari, il 2% in meno rispetto ad un anno e secondo i dati la perdita maggiore è da ascrivere ai vini domestici che hanno perso circa 3,4 miliardi di dollari.
Anche questa perdita dei vini domestici è da ascrivere alla chiusura del canale horeca anche negli Usa. Sul fronte gdo, infatti, le vendite dei vini da tavola e degli spumanti statunitensi hanno registrato aumenti del 26% superando il miliardo di dollari nella quattro settimane terminate il 18 aprile scorso.
La premiumizzazione, fortunatamente, sembra stia riuscendo a sopravvivere alla pandemia.

Le vendite off-premise nelle ultime 52 settimane sono ammontate a $ 11,7 miliardi, in crescita del 4% rispetto a un anno fa. Gli spumanti hanno visto un aumento delle vendite del 6% nello stesso periodo, mentre le vendite di vini da tavola sono aumentate del 4%.
Come era prevedibile le spedizioni Direct-to-consumer (DtC) sono aumentate del 15% ad aprile rispetto a un anno fa, secondo Wines Vines Analytics / Sovos ShipCompliant, per un totale di oltre 372 milioni di dollari. I volumi hanno evidenziato una crescita ancora più rapida, aumentando di un sorprendente 45% a un massimo storico di 943.326 casse. Il prezzo medio però dei vini spediti risultato in calo del 21% rispetto a d un anno fa (32,91 per bottiglia).

Ultima annotazione riguarda il dato occupazionale nelle cantine americane che purtroppo anche ad aprile evidenzia un drammatico calo del 71% in meno rispetto l’anno precedente.
Un dato che fa capire bene come anche gli Stati Uniti stiano pagando un prezzo altissimo a causa di questa pandemia che speriamo presto allenti la sua morsa.


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