Buona la prima e non era scontato. Questo il primo commento che ci viene in mente riguardo alla prima edizione di Vi.Vite, il primo evento nazionale, tenutosi il 25 e 26 novembre nel suggestivo scenario del Museo della scienza e della tecnica di Milano.
Un evento che a nostro parere finalmente rende merito ed esalta i valori attuali della cooperazione vitivinicola italiana e speriamo che in qualche misura rappresenti la fine di quelle pregiudiziali ideologiche che per troppi anni hanno condizionato l’immagine di questo modello produttivo fondamentale per il sistema vitienologico italiano.
Basti ricordare che oggi la cooperazione del vino italiana rappresenta una base produttiva di ben 148.000 soci rappresentanti di 498 cooperative che oggi producono il 60% del vino italiano (il 53% delle doc e il 65% delle igp) e oltre 1/3 dell’export vitivinicolo.
Ma sarebbe riduttivo oggi parlare di cooperazione del vino evidenziando “solo” i numeri e l’evento di Milano è stata un’ottima occasione per dimostrare ai numerosi visitatori, in gran parte millennials, anche il valore qualitativo raggiunto oggi da gran parte delle cantine cooperative italiane.
Ma anche la qualità dei vini, da sola non è sufficiente per evidenziare il ruolo della cooperazione nella sostenibilità del nostro comparto vitivinicolo.
Il cosiddetto “indotto” della cooperazione del vino italiana, infatti, si allarga alla tutela ambientale, al presidio delle nostre zone rurali, al mantenimento del paesaggio viticolo, ad una fondamentale sostenibilità sociale di molti nostri territori vitati. Provate ad immaginare in un istante se sparisse oggi la cooperazione vitivinicola in Italia cosa ne sarebbe non solo del nostro sistema produttivo ma anche di gran parte delle nostre denominazioni.
E’ altrettanto evidente che il processo di miglioramento della gestione delle cooperative vitivinicole italiane non si può certo considerare completato e, soprattutto in certe aree, necessita ancora di notevoli investimenti soprattutto sul versante del management.
Ma quello che oggi non è più possibile tollerare nel nostro Paese sono le pregiudiziali ideologiche nei confronti di questo modello produttivo.
Un modello che va giudicato alla stregua degli altri, privati ed industriali, cercando di capirne i punti di forza e di debolezza.
In questa direzione auspichiamo che nelle prossime edizioni si possa parlare maggiormente, ad esempio, del ruolo delle Coop del vino anche in relazione al loro ruolo nella determinazione del posizionamento e dell’immagine delle nostre denominazioni.
Inutile negare che laddove la cooperazione dà il meglio di sé (sia sul profilo qualitativo dei vini che dei prezzi) si determina un indotto eccellente per tutta la denominazione.
Siamo convinti che l’evento organizzato da Alleanza delle cooperative agroalimentari potrà avere un futuro sempre più utile ed interessante magari inserendo anche la data del lunedì per agevolare la presenza del trade milanese in primis senza però dimenticare mai l’importanza di dialogare sempre con i consumatori finali.
In conclusione dell’evento, il presidente dell’Alleanza Giorgio Mercuri si è dichiarato molto soddisfatto per “una manifestazione nata come una vera e propria sfida, ampiamente vinta”. “Sono estremamente contento dei risultati di questa prima edizione ” ha dichiarato Mercuri – sia in termini di soddisfazione delle cantine che hanno portato qui a Milano in degustazione le loro eccellenze, sia ovviamente dell’interesse dimostrato del pubblico, che è accorso all’evento per conoscere più da vicino le nostre cooperative”.
Resta poco da aggiungere se non, forse, non appaia come una polemica sterile, l’inaugurazione quest’anno presieduta dal candidato primo ministro, il cinque stelle Luigi Di Maio. Qualcuno l’ha interpretata come una scelta politica dell’organizzazione e questo sicuramente non rispecchia il vero ma si sa che in un Paese eternamente in campagna elettorale la cautela in certe scelte non è mai troppa.
Certo che se nel frattempo il nostro ministro dell’agricoltura Martina era impegnato alla Leopolda con Renzi capiamo come sia sempre più difficile capire come e quando la politica italiana sarà vicina seriamente al nostro comparto del vino.