Ho scritto tante volte di film che “trattavano male” il tema vino e mai nessuno se l’era presa. Il mio pezzo sulla battutaccia di Christian De Sica sui vini abruzzesi nel trailer del film “Natale a tutti i costi”  ha invece scatenato non poche polemiche. In estrema sintesi, mi viene rimproverato di non aver preso con lo spirito giusto una battuta ironica, per molti divertente, e che alla fine noi del vino ce la tiriamo sempre, siamo permalosi, eccetera eccetera.

I giudizi sui social vanno accettati con serenità, se non trascendono nell’odio o nella volgarità, ma penso sia anche giusto dare alcune risposte almeno a quei lettori che si sono impegnati a leggere tutto il mio articolo (e non solo il sottotitolo).

Se c’è uno che ama la comicità e la satira, anche quella più velenosa, è il sottoscritto. Spesso mi lamento di come il politicamente corretto stia condizionando troppo qualsiasi forma di comunicazione, compreso il cosiddetto “giornalismo del vino”.

La mia critica alla battuta di De Sica, tra l’altro, mi sembra senza nessun particolare livore (non muore certo nessuno se in un cinepanettone si dice qualche stupidata): era la mia ennesima manifestazione di delusione a come quasi sempre il cinema tratta il vino. Sono i luoghi comuni quelli che a me danno fastidio e non certo solo quelli che riguardano il vino.

Non c’è bisogno di fare un film alla Ingmar Bergman (il grande regista svedese noto per i suoi film impegnati… spiego per i più giovani che magari non hanno avuto l’occasione di vedere film come “Sussurri e grida” o “Scene da un matrimonio”) per riuscire a stare alla larga degli stereotipi.
Ho visto un mare di film “leggerissimi” ma capaci di non cadere mai nella banalità assoluta.

Sono assolutamente convinto che anche gli sceneggiatori dei cosiddetti “cinepanettoni” sarebbero perfettamente in grado di scrivere di qualsiasi argomento senza cadere in frasi fatte banali o, peggio ancora, volgari. Per esempio, se al posto del vino abruzzese fosse stato citato il tristemente noto “vino del contadino”, quel “m…a” ci stava benissimo e non perché è più politicamente corretto ma semplicemente perché è quasi sempre la verità.

So benissimo quanto la comunicazione del vino possa essere noiosa; chi ha la pazienza e generosità di leggermi ormai non ne può più di ascoltare i miei appelli per una narrazione del vino meno retorica, scontata, pesante. Come pure sono convinto che proprio persone che vengono da altri mondi potrebbero raccontare meglio il vino rispetto a tanti addetti ai lavori.

Ma ritengo che ci sia una regola base in qualsiasi forma di scrittura, da quella più “tecnica” a quella “cinematografica” ed è quella di studiare, di approfondire le fonti.

Ho rivisto in questi giorni il mitico sketch dell’Annunciazione alla Madonna con la Smorfia del grande Massimo Troisi. Sono riusciti a scherzare sui santi – lo stesso noto proverbio (“scherza coi fanti ma lascia stare i santi”) lo sconsiglia vivamente – in modalità straordinaria senza offendere minimamente, ne sono convinto, nemmeno il cattolico più intransigente.

Ecco, la speranza è che la comicità entri nel mondo del vino perché potrebbe essere non solo una straordinaria forma di comunicazione, ma anche un ottimo deterrente contro l’eccessiva serietà con la quale spesso facciamo parlare il vino e annoiare chi ascolta.