La nuova tipologia punta a sfruttare la crescita del mercato del rosato, con una produzione attesa di 100.000 bottiglie.
La scorsa settimana, nella cornice di Vinitaly, il settore vitivinicolo marchigiano ha compiuto una mossa strategica presentando al mondo internazionale il Conero Docg Rosato. Secondo quanto riportato dall’annuncio ufficiale dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, il debutto è avvenuto il 14 aprile e non rappresenta una semplice novità, ma un’operazione calibrata per sfruttare la crescita di un segmento in piena espansione. La modifica del disciplinare, approvata già a metà del 2025, apre ora ai produttori la possibilità di vinificare in rosa il celebre monteparco, dando vita a una nuova tipologia che punta a rafforzare la posizione regionale nel panorama nazionale.
Il Lancio: Numeri e Tempistiche
Il debutto internazionale a Vinitaly del Conero Docg Rosato è solo il primo passo di un percorso ben definito. La produzione attesa per la vendemmia 2025, la prima a poter essere commercializzata con la nuova denominazione, si attesta intorno alle 100.000 bottiglie, un volume significativo che misura l’impegno delle cantine associate. Il calendario prosegue con un appuntamento territoriale di presentazione, fissato per il 20 aprile al ristorante Andreina di Loreto, e si proietta già al futuro: dalla vendemmia 2026 sarà infatti possibile produrre anche la tipologia “Metodo classico Conero Rosato Docg”, aggiungendo un ulteriore tassello di prestigio e complessità all’offerta.
Un’innovazione radicata nella storia e nella struttura
Per comprendere la portata di questa operazione, è necessario guardare al solido tessuto su cui poggia. La storia del Conero affonda le radici nel 1967, quando il Rosso Conero ottenne il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata. Quella base si è evoluta e rafforzata nel tempo, fino al salto di qualità del 2004, quando la tipologia Riserva è stata stralciata dalla Doc per dare vita alla Docg Conero, istituita appunto in quell’anno. Oggi, questa eredità è gestita e valorizzata da un attore regionale fondamentale: l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT). L’IMT rappresenta e promuove le 16 denominazioni DOC e DOCG delle Marche, conosciute come ‘The Magnificent 16’. Con oltre 500 produttori associati e più di 7.500 ettari di vigneti nelle province di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino e Fermo, il consorzio copre il 45% della superficie vitata regionale e l’89% della produzione imbottigliata, costituendo una rete operativa formidabile per lanciare un prodotto nuovo ma dalla chiara identità territoriale.
Il potenziale nel mercato in crescita del rosato
Il contesto di mercato giustifica ampiamente la scommessa. L’Italia è uno dei maggiori produttori mondiali di vino rosato e il suo mercato ha registrato una crescita significativa nell’ultimo decennio. Per le Marche, che contano su 5 vini Docg tra cui il Conero, l’ingresso in questo segmento dinamico con una Docg rappresenta un’opportunità concreta di diversificazione e di presa di quota. Per i circa 500 produttori associati all’IMT, la nuova tipologia non è solo un nuovo SKU da listino, ma una leva per attrarre consumatori, soprattutto internazionali, sensibili alle tendenze e alla qualità garantita. La futura introduzione del Metodo Classico, prevista per la vendemmia 2026, promette inoltre di alzare ulteriormente l’asticella della proposta di valore, puntando al segmento premium dello sparkling rosé.
Per i viticoltori e gli esportatori marchigiani, il Conero Docg Rosato non è quindi solo un nuovo vino da etichetta, ma una leva strategica per competere in un segmento in ascesa. Dimostra che innovare all’interno di un solido quadro tradizionale, supportati da una struttura consortile coesa come l’IMT, può aprire nuove strade commerciali e rafforzare la percezione di un’intera regione nel complesso mosaico vitivinicolo italiano.
















































