L’aumento previsto è di 1,25 dollari a bottiglia in un settore già in crisi per il calo delle esportazioni.

Mentre in Nuova Zelanda l’azienda Visy festeggia un traguardo del 70% di vetro riciclato, dall’altro lato del Tasman l’industria vinicola dell’Australia Occidentale (WA) è in allarme. I leader del settore, infatti, hanno lanciato un appello urgente al governo statale per ritardare l’introduzione del Container Deposit Scheme (CDS), prevista per il prossimo 1 luglio. Secondo le loro stime, il costo reale di questa misura di sostenibilità ricadrebbe sui consumatori, facendo lievitare il prezzo di ogni bottiglia tra 1,15 e 1,25 dollari australiani. Una “bomba” di costo che rischia di esplodere in un mercato già in forte difficoltà.

La bomba da 1,25 dollari

Il meccanismo è semplice in teoria, ma oneroso nella pratica. Il programma, noto localmente come Containers for Change, si espanderà a partire da luglio per accettare anche bottiglie di vino e liquori. I consumatori che parteciperanno restituendo i vuoti riceveranno un rimborso di 10 centesimi a bottiglia. Tuttavia, come sottolinea l’industria, il costo amministrativo e di compliance per produttori e rivenditori sarà tale da far salire il prezzo al dettaglio finale di ben 1,15-1,25 dollari per ogni singola bottiglia immessa nel mercato della WA. Un aumento che, stando a ulteriori analisi, potrebbe potenzialmente costringere alcune aziende a chiudere i battenti. La richiesta di una pausa non è quindi un rifiuto della sostenibilità, ma un grido d’allarme sulla tempistica: introdurre un nuovo significativo onere economico in un momento di estrema fragilità del settore viene considerato controproducente.

Un mercato in declino

Per comprendere la preoccupazione dei viticoltori occidentali, basta guardare ai dati macro. La domanda globale di vino australiano è in calo persistente. Già nel 2025, come documenta il rapporto di esportazione del vino australiano 2025, le esportazioni hanno registrato un decremento dell’8%, con il valore complessivo del mercato di esportazione crollato a 2,34 miliardi di dollari. Questo contesto di contrazione globale, unito alle tensioni sui mercati chiave come la Cina, ha creato una pressione senza precedenti sui margini. Per le aziende vinicole, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni che caratterizzano gran parte del panorama della WA, assorbire un ulteriore aumento dei costi di produzione (e di conseguenza di vendita) in un mercato in contrazione diventa un’equazione insostenibile. L’espansione del CDS rischia di essere la goccia che fa traboccare il vaso.

La partita degli stati vicini

Mentre l’Australia Occidentale valuta una pausa, gli stati confinanti si stanno già muovendo per allineare i propri schemi. Il Nuovo Galles del Sud e l’Australia Meridionale hanno infatti annunciato congiuntamente l’espansione dei loro programmi di deposito su contenitori per includere bottiglie di vino e liquori, nonché contenitori per bevande di dimensioni maggiori. La differenza cruciale è nel calendario: queste modifiche saranno attuate entro la fine del 2027, dando alle industrie vinicole locali un orizzonte temporale più ampio per prepararsi. Questo divario temporale crea un immediato squilibrio competitivo. I produttori dell’Australia Occidentale, se lo schema entrasse in vigore a luglio come previsto, si troverebbero a sostenere costi significativamente più alti rispetto ai colleghi del Nuovo Galles del Sud e del South Australia per almeno un anno e mezzo. In un mercato nazionale già competitivo, questo potrebbe spostare le preferenze di consumatori e distributori verso vini di altri stati, amplificando il danno economico per il settore della WA.

La sfida per i produttori dell’Australia Occidentale, quindi, non è solo negoziare un ritardo tecnico. È ripensare strategicamente il concetto stesso di sostenibilità in un’era dove ogni centesimo conta. Da un lato, c’è l’esempio virtuoso di aziende come la neozelandese Visy, che investe in economia circolare raggiungendo quote elevate di materiale riciclato. Dall’altro, c’è la dura realtà di un mercato globale in declino e di una concorrenza interstatale che non dorme. Trovare un punto di equilibrio tra responsabilità ambientale e sopravvivenza economica sarà l’unico modo per garantire che i vigneti della WA non diventino un costo troppo alto da sostenere, per chi li coltiva e per chi ne apprezza il frutto.