La relazione tra innovazione, investimenti e scelte legate alla sostenibilità e risultati economici delle aziende agroalimentari è stato il tema centrale di “Food Industry Monitor”, l’osservatorio sul settore food & beverage italiano che ha analizzato le performance di 857 aziende di 15 comparti con un fatturato aggregato di 66 miliardi di euro. Lo studio è stato realizzato dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, in collaborazione con Ceresio Investors.
Per ciascuno dei 15 comparti presi in esame, nel periodo 2009-2020, sono state selezionate aziende rappresentative di medie e grandi dimensioni con sede in Italia, alle quali è stato sottoposto un questionario relativo a 4 tematiche:
- crescita,
- redditività,
- produttività,
- struttura finanziaria.
La ricerca analizza diversi aspetti:
- le prospettive di crescita e redditività di medio periodo,
- le performance delle aziende del settore alimentare,
- le caratteristiche dei modelli di business delle aziende ed il legame tra modelli di business e performance economiche e competitive,
- le determinanti della redditività operativa, della produttività e della crescita.
Dato che il campione rappresenta circa il 75% delle società di capitali operanti nel settore agroalimentare, si tratta del più ampio studio italiano per i settori food, wine e beverage.
La domanda alla base dell’indagine è semplice ma non banale: si può affermare che sussiste un rapporto di causa-effetto tra gli investimenti in sostenibilità e la crescita aziendale?
Carmine Garzia – responsabile scientifico dell’Osservatorio e docente di Economia aziendale presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo – non ha dubbi: “Le aziende che hanno una strategia di sostenibilità formalizzata e che hanno incrementato gli investimenti in sostenibilità negli ultimi cinque anni, hanno performance di crescita quattro volte superiori rispetto alle altre”
Le aziende agroalimentari che investono e sviluppano strategie e pratiche sostenibili hanno aumentato i ricavi negli ultimi anni di oltre il 4,2%, mentre le aziende con bassi livelli di formalizzazione delle strategie di sostenibilità hanno aumentato i ricavi solo dell’1% (figura 2).

Come riporta il Corriere Vinicolo, molte aziende tendono a definirsi sostenibili (80%) ma solo il 56,7% ha formalizzato e sviluppato una strategia concreta e solo il 44% collabora con fornitori che operano in maniera sostenibile.
Dai risultati dell’indagine emerge una conoscenza modesta di ciò che realmente significa intraprendere un percorso concreto di sostenibilità aziendale. La sostenibilità infatti è una scelta che riguarda tutti gli aspetti della struttura aziendale e si sviluppa attraverso 3 pilastri: sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Per molte aziende, essere sostenibili significa semplicemente attuare alcune azioni come, ad esempio, installare pannelli fotovoltaici sul tetto. Non basta.
Ciò nonostante, il 78% delle aziende annovera attualmente nella propria gamma uno o più prodotti che possono essere definiti sostenibili, il 54% delle aziende reso sostenibile il proprio packaging e il 74% delle aziende intervistate ritiene che attuare una strategia di comunicazione incentrata sui temi di sostenibilità abbia un impatto positivo sulle vendite.
Ma qual è l’impatto che ha la sostenibilità sui costi aziendali?
- il 63,3% ritiene che attuare processi produttivi sostenibili implichi un aumento dei costi,
- il 14% sostiene che tali processi non abbiano un particolare impatto economico,
- il 12,7% ritiene che le scelte di sostenibilità diminuiscano i costi aziendali (figura 1).

Alessandro Santini, head of corporate & investment banking del Gruppo Ceresio Investors, si è concentrato sul tema degli investimenti in sostenibilità. I risultati del questionario ci dicono che:
- il 93% delle aziende ha realizzato negli ultimi 5 anni investimenti in sostenibilità
- l’80% effettuerà ulteriori investimenti nei prossimi 3 anni
- le aziende italiane hanno incrementato gli investimenti in sostenibilità in media del 38,8% negli ultimi 5 anni.
Questi risultati ha sottolineato Santini “sono la testimonianza dell’inizio di una tendenza al cambiamento strutturale”.












































