Il volume dell’alcol nel vino è da alcuni anni in costante aumento. Lo confermerebbe uno studio di Liv-ex che riporta come, rispetto agli anni ’90, i valori registrino gradazioni alcoliche pari ad almeno 14 gradi, soprattutto per i vini rossi premium provenienti dai territori di Piemonte, Toscana, Bordeaux e California. Un dato che non sorprende vista la tendenza al riscaldamento globale con un importante innalzamento delle temperature che determinerebbe una piena maturità del frutto, più zucchero da convertire in alcol e calore. Negli anni ’70 i Cabernet californiani avevano alcol pari al 12 per cento; oggi la maggior parte riporta in etichetta 14% volumi.

Temperature più calde, pratiche enologiche innovative, indirizzi stilistici differenti, non permettono di generalizzare anche se la tendenza a vini più potenti e strutturati sembra essere confermata in diverse aree del mondo, tra cui Francia e Italia. Non tutte le regioni annotano crescite: in Borgogna per esempio la variazione è moderata, peraltro gradita viste le temperature mediamente più basse, mentre la California ha registrato un picco nella prima decade del 2000, per poi calare nuovamente.

Un ruolo significativo per contrastare l’innalzamento del volume alcolico lo hanno le pratiche di gestione del vigneto e successivamente quelle enologiche. La scelta del periodo vendemmiale, i lieviti da utilizzare per la fermentazione sono elementi strategici per contrastare il fenomeno. Le aziende vinicole in Australia e California, ad esempio, possono utilizzare processi di osmosi inversa o dispositivi a colonna a cono rotante per abbassare i livelli di alcol, ottenendo vini più equilibrati e mantenendo invariato il gusto.

I produttori delle regioni vinicole più calde sostengono altresì che non è sufficiente raccogliere precocemente le uve, perché i profumi e un certo gusto si sviluppano con tempi diversi rispetto all’accumulo degli zuccheri. Il rischio sarebbe di avere un vino meno pronto con una buona dose di acidità, tannini verdi, sentori indirizzati al peperone e la foglia di pomodoro. Quelli con gradazioni alcoliche più elevate tendono al contrario a essere più rotondi e ricchi di struttura, con maggiore profondità di sapore e una certa concentrazione di frutto. Spesso premiati dalla critica di settore (Wine Spectator, Decanter o Wine Advocate) con punteggi importanti, godono di un ritorno di immagine significativo e di un eccellente pubblicità a favore delle aziende produttrici.

Dallo scorso anno Liv-ex ha preso nota del valore alcolico dei vini scambiati sul proprio sito web; secondo quanto riferito, ha raccolto finora dati per un campione di 35.000 vini. Nella maggior parte dei paesi, il livello di alcol riportato sull’etichetta ha un margine di errore compreso tra lo 0,5 per cento e l’1,5 per cento, il che suggerisce che il numero reale può essere spesso superiore alle cifre riportate. “Questa– ha dichiarato Justin Gibbs, co-fondatore e direttore Live-ex – è un’istantanea straordinaria dei significativi cambiamenti che stanno avvenendo in alcune importanti regioni vinicole del mondo. I vini presi in considerazione sono quelli scambiati su Liv-ex, un’ampia gamma per lo più di vini pregiati. E poiché la fascia più alta del mercato fissa il punto di riferimento per il resto del mercato, è possibile che questo modello si ripeta lungo tutta la catena di prodotto “.

Una tendenza che riguarda anche i vini bianchi, ma soprattutto una tendenza che piace al consumatore.