Il panorama vitivinicolo statunitense si trova di fronte a una sfida significativa, imposta dalle rigide normative burocratiche. L’Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau (TTB) è noto per le sue norme labirintiche e il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) controlla in maniera ferrea l’importazione di nuove varietà di uva, ciò rende difficile per i coltivatori ampliare l’assortimento e l’offerta.

La domanda legittima è: la burocrazia statunitense sta soffocando le sperimentazioni dei viticoltori e ostacolando alcune possibili soluzioni per contrastare i cambiamenti climatici?

Risulta paradossale il fatto che sia perfettamente accettabile inondare i vini con oltre 60 additivi e conservanti senza avvisare i consumatori, ma sia proibito coltivare e utilizzare vitigni che non compaiano nella breve lista di varietà approvate. Delle 10.000 varietà di vite presenti a livello globale, solo 400 possono essere legalmente coltivate negli Stati Uniti e apparire sulle etichette delle bottiglie di vino.

Tuttavia, come riporta Wine Searcher, non tutti ritengono sia una scelta completamente negativa. Jason Haas, il quale ha ottenuto l’approvazione per almeno nove varietà di uva, afferma che ci sono motivi validi e la cautela del TTB e dell’USDA è giustificata. “Non penso che il governo stia rendendo la situazione troppo difficile, hanno un interesse legittimo nell’evitare di diffondere possibili patologie che potrebbero distruggere un’industria da miliardi di dollari”.

La famiglia Haas ha iniziato a importare vitigni nel 2003 per la loro cantina a Paso Robles, Tablas Creek. Tuttavia, all’epoca tutte le sette varietà importate erano affette da patologie. Grazie alla collaborazione con l’Università della California (UC Davis), non hanno dovuto pagare per diagnosticare ed eliminare il problema, farlo in autonomia sarebbe risultato estremamente costoso. Il “National Grapevine Importation Program” della UC Davis è il più importante programma nazionale per l’importazione di nuovi vitigni negli Stati Uniti ed assicura che qualsiasi varietà importata venga monitorata in laboratorio.

Haas si è dedicato all’importazione di varietà rare come il Muscardin per diverse ragioni. “Ci sono grandi uve che potrebbero adattarsi meglio al cambio climatico e ad un futuro più caldo e secco e non sappiamo come si esprimeranno nel nostro terroir californiano finché non proviamo. Inoltre è una strategia di marketing intelligente, i consumatori sono affascinati dall’idea di provare uve che non hanno mai assaggiato o di cui non hanno mai sentito parlare”.

Alcuni esperti del settore ritengono che nel futuro prossimo, biodiversità e sostenibilità diventeranno sempre più prioritarie: le nuove varietà giocheranno un ruolo cruciale in questo scenario. “I viticoltori cercano vitigni adatti al clima in mutamento che possano essere coltivati in modo sostenibile senza molti input e i giovani consumatori sono interessati alle novità e alla sostenibilità. Perciò penso che il mercato per queste varietà crescerà,” afferma Joseph A. Fiola, dottorando di ricerca e specialista in viticoltura e piccoli frutti presso l’Università del Maryland. “Vorrei solo che fosse più facile importare questi vitigni negli USA e inserirli in etichetta”.

L’importanza della diversificazione varietale non può essere sottovalutata, soprattutto in un’epoca di cambiamenti climatici imprevedibili e mercati in evoluzione come quella che stiamo vivendo. La perseveranza di pionieri come Haas potrebbe aprire la strada a un futuro più diversificato e resiliente per l’industria vinicola statunitense.

La combinazione di marketing, sperimentazione, sostenibilità e innovazione potrebbe rivelarsi la chiave per superare le attuali limitazioni e portare una ventata di freschezza nel panorama vitivinicolo americano.