Alcuni anni fa avevo avuto la fortuna di partecipare al progetto Vision 2030 coordinato dall’allora amministratore delegato di Angelini Wine Estates, Ettore Nicoletto. Un progetto frutto della collaborazione di numerosi titolari e manager del vino con lo scopo da un lato di analizzare le problematiche più importanti del settore vitivinicolo (dall’equilibrio tra domanda e offerta alla comunicazione, formazione ed enoturismo, tanto per citare i più rilevanti) e dall’altro di individuare le possibili risposte e soluzioni.
Un progetto originale che affrontava le tematiche dal “di dentro”, dall’esperienza diretta di alcuni dei principali protagonisti del management del vino italiano.
Un qualcosa di simile fu realizzata molti anni prima, oltre vent’anni fa, dal prof. Eugenio Pomarici in collaborazione con il settimanale L’Informatore Agrario, esperienza alla quale ebbi altrettanto l’opportunità di collaborare.
Due esperienze che si ponevano l’obiettivo di definire un piano di sviluppo per il sistema vino Italia, o quanto meno studiare possibili strategie di evoluzione per il nostro settore vitivinicolo.
Non mi risulta che in questi ultimi trent’anni si sia tentato altro e questo testimonia la resistenza del nostro settore di condividere politiche di sviluppo comuni che troppo spesso sono state delegate alla “politica” (nazionale e comunitaria).
Nemmeno in questa fase storica caratterizzata da dinamiche di grande trasformazione dei mercati, dettate in particolare dalla modifica delle tendenze di consumo, il nostro comparto sembra sia interessato ad analisi più approfondite e alla pianificazione di nuove strategie più coerenti ad un periodo di così forte cambiamento.
Ma mentre noi non facciamo nulla altri Paesi produttori si stanno muovendo come ad esempio l’Australia che nelle settimane scorse ha presentato il “resetting” della sua “Vision 2050” alla luce delle attuali evoluzioni dei mercati.
Una ridefinizione della loro politica vitivinicola da qui al 2030.
In particolare il nuovo piano australiano prevede sei azioni urgenti e prioritarie da attuare entro giugno 2025:
- Bilanciare domanda e offerta: Valutare l’attuale base di approvvigionamento e allinearla alla domanda sostenibile.
- Diversificare i mercati internazionali: Espandere la presenza del vino australiano nei mercati internazionali attraverso ricerche di mercato e innovazioni di prodotto.
- Crescere nel mercato domestico: Supportare le aziende vinicole nell’espansione del mercato interno.
- Abbracciare la sostenibilità: Migliorare l’accesso al programma “Sustainable Winegrowing Australia” e comunicare l’importanza della sostenibilità.
- Difendere la “socialità” del vino: Promuovere politiche basate su dati concreti per contrastare l’abuso di alcol.
- Sistema di prelievo adeguato: Assicurare che i modelli di finanziamento siano adeguati alle esigenze future del settore.
Rispetto al tema chiave del bilanciamento tra domanda e offerta, il piano australiano mira a determinare la reale posizione della domanda e a proteggere la base produttiva dell’Australia per il futuro.
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Un’azione strategica possibile secondo gli australiani attraverso le seguenti azioni:
- “Valutazione della base di approvvigionamento”. A questo riguardo sarà effettuata un’analisi dell’attuale offerta rispetto alla domanda di mercato sostenibile.
- Riequilibrio delle eccedenze: Questo sarà affrontato attraverso una combinazione di accelerazione della domanda, adozione di innovazioni sia nella produzione che nei prodotti, e supporto per i coltivatori che devono passare a colture alternative o uscire gradualmente dal settore.
- Registro nazionale dei vigneti: Sarà sviluppato un quadro per un registro nazionale dei vigneti, che fornirà una visione completa della fornitura di vigneti a livello nazionale, utile per la pianificazione aziendale.
L’obiettivo complessivo che dovrebbe accompagnare il sistema vitivinicolo australiano al 2050 è alquanto ambizioso:
- Una crescita annuale composta del 3% nel valore unitario.
- Un contributo totale del settore vinicolo e del turismo associato all’economia australiana superiore ai 100 miliardi di dollari.
- Essere il prodotto numero uno per valore in ogni mercato chiave.
- Un miglioramento continuo nella percezione della qualità del vino australiano.
Mi sono limitato solo ad alcuni punti emersi dal piano australiano per far comprendere l’importanza di definire oggi, il prima possibile, una nuova politica di sviluppo del nostro settore.
Un piano che ci obbliga ad avere informazioni molto più chiare e approfondite del nostro settore e dare i giusti ruoli e responsabilità ai diversi stakeholder del comparto vitivinicolo italiano.












































