Le visite in cantina rischiano di diventare ripetitive e prevedibili, come dimostrato dal 65% degli enoturisti che afferma di trovare esperienze simili tra loro. L’articolo riflette sull’importanza di differenziare le proposte enoturistiche, mantenendo il vino al centro, per evitare la monotonia e offrire esperienze uniche e memorabili ai visitatori.
A Vinitaly 2024, durante il convegno “In viaggio tra vigne e cantine: numeri, profili e tendenze dell’enoturista italiano”, Roberta Garibaldi ha condiviso un dato significativo: il 65% degli enoturisti afferma che le cantine offrono esperienze di visita molto simili tra di loro. È il caso di soffermarsi su questo aspetto molto significativo.
Dopo la prima, la seconda, la terza, la quarta visita in cantina… Esiste il concreto rischio annoiarsi.
Passeggiata tra i vigneti, visita nell’area produttiva e poi degustazione. Sembra tutto scritto, un copione già visto e rivisto. E noi professionisti che di cantine ne visitiamo tante, cominciamo a vedere sempre le stesse scene. Ma allora, c’è un modo per uscire da questo schema monotono?
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Molte aziende giustamente affermano, “la nostra cantina non è Disneyland” e siamo assolutamente d’accordo. La visita enoturistica non deve trasformarsi in un circo per turisti annoiati in cerca di emozioni forti senza alcun rispetto per il vino. Il vino deve rimanere al centro, sempre e comunque. Allo stesso tempo, però, siamo sicuri che esistano dei compromessi per offrire esperienze diverse, mantenendo il focus sul vino.
E qui sorge una domanda cruciale: vale davvero la pena mantenere questo schema standard e ripetitivo per le visite in cantina? Da un lato, questo approccio può sembrare più semplice e gestibile a livello organizzativo, garantendo una certa uniformità e prevedibilità. Ma a che prezzo? È possibile che questa scelta, pur facilitando il lavoro quotidiano, finisca per offrire agli enoturisti un’esperienza già vista, priva di quell’elemento distintivo che potrebbe far ricordare la visita come unica e speciale.
Invitiamo quindi le cantine a riflettere su questo aspetto mettendosi in discussione. È davvero conveniente continuare a proporre visite standardizzate, sapendo che questo è ciò che fanno quasi tutte le altre cantine? O forse è il caso di considerare se un piccolo sforzo in più potrebbe fare la differenza?
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Questa riflessione non implica necessariamente stravolgimenti o investimenti onerosi, ma piuttosto un’attenta considerazione di come ogni cantina può valorizzare le proprie unicità, storie e tradizioni. La risposta potrebbe portare a scoperte interessanti e a nuove opportunità per arricchire il mondo dell’enoturismo.
Key Points:
- Uniformità delle visite in cantina: Il 65% degli enoturisti ritiene che le esperienze siano troppo simili, con il rischio che le visite diventino ripetitive e poco coinvolgenti.
- Importanza di differenziarsi: Le cantine dovrebbero riflettere su come valorizzare le proprie unicità e tradizioni per offrire esperienze enoturistiche distintive e indimenticabili.
- Focus sul vino, ma con creatività: Pur mantenendo il vino come fulcro, è possibile innovare le visite senza trasformare le cantine in attrazioni turistiche, offrendo un’esperienza autentica e coinvolgente.












































