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C’è una cosa che più di tutte comincia davvero a mancarmi: una cena al ristorante. Lo so, non sono sola; manca anche a voi. L’ultima volta che abbiamo cenato rilassati con gli amici e senza mascherina, sembra ormai una vita fa. A dire il vero non deve essere per forza una cena, io in generale amo anche il “pranzo”: quello estivo e leggero consumato in riva al mare, magari con una bella bottiglia di vino bianco, dalle mie parti sarebbe un Pigato. Oppure quei pranzetti da domenica del villaggio, con tovaglie a quadri bianche e rosse, salame e formaggio, frittate e torte salate. Ma perché poi vi parlo di pranzi e di cene? Semplice, perché il vino a tavola non può mai mancare, è il compendio necessario, è quel matrimonio d’amore che ora esalta il piatto, ora si esalta da sé. E mentre cerchiamo di capire gli abbinamenti, come sposare al meglio pietanze e bottiglie, se scegliere il percorso territoriale, regionale o quello del pragmatismo inglese (nessun abbinamento) io provo ad abbinare a questa nuova batteria di vini di aprile alcuni piatti della tradizione. E voi che rapporto avete con gli abbinamenti?

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La scorsa estate Italian Wine Tour di Fabio e Lavinia mi ha regalato la conoscenza di una cantina storica che per prima nel 1979 imbottigliò la Falanghina in purezza. Negli anni ’70 Leonardo e Marilì Mustilli decisero di reimpiantare nelle colline di Sant’Agata dei Goti filari di Falanghina, Greco, Aglianico e Piedirosso, all’epoca sempre più abbandonati o sostituiti da vitigni internazionali. Da bianchista quale sono, devo ammettere che l’ho amata visceralmente e, anche in un’annata contrassegnata da caldo e siccità come la 2017, ha saputo emergere per carattere e definizione. Ben fatta, molto. Si sa che il vino buono restituisce il territorio e la mano felice dell’enologo Fortunato Sebastiano che ha fornito, con la sua bravura, un assist da gol. I suoli calcareo vulcanici hanno dimostrato ancora una volta la straordinaria influenza sul vitigno, contrassegnandolo con una naturale mineralità, note di gesso e roccia, alternate a una buona dose di sapidità. L’annata particolarmente asciutta ha concentrato frutto e profumi: Vigna Segreta diventa eccellenza quotidiana capace di una lettura consapevole del terroir, come a voler dire che ogni tanto anche la semplicità necessita di una conoscenza diversa, leggera capace di guardare dentro. Dopo la vigna, la cantina, il vino inizia e finisce nel calice.

Ci mangio:: il casatiello salato, un rustico lievitato insaporito dal salame tipo Napoli.

Bottiglie prodotte: circa 3.000

www.mustilli.com