L’Unione Europea intensifica le pressioni sull’India per facilitare il commercio bilaterale e ridurre i dazi anche su vino e distillati, ostacolo principale all’export europeo. Mentre il mercato indiano cresce trainato dalla classe media, le trattative tra Bruxelles e Nuova Delhi potrebbero ridefinire le opportunità commerciali. Ma la strada è in salita a causa di imposte statali variabili e incertezze geopolitiche globali.
L’Unione Europea sta intensificando la pressione sull’India affinché riduca le elevate tariffe doganali su vino, distillati e altri prodotti chiave, con l’obiettivo di facilitare il commercio bilaterale. La questione assume particolare rilievo in un contesto di incertezza globale, aggravato dalla minaccia di nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti sulle esportazioni europee.
La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, recentemente si è recata in visita ufficiale in India, accompagnata da rappresentanti di diversi Stati membri dell’UE. L’incontro con il primo ministro indiano Narendra Modi e il ministro del Commercio Piyush Goyal è stato cruciale per delineare le future strategie commerciali, per rilanciare i negoziati per un accordo di libero scambio e per rafforzare la cooperazione su tecnologie emergenti e sicurezza nell’Indo-Pacifico. Questa possibile partnership inoltre mira a diversificare le catene di approvvigionamento e contrastare la dipendenza dalla Cina.
L’UE è il principale partner commerciale dell’India, con un volume di scambi che nel 2024 ha raggiunto i 126 miliardi di dollari, registrando un incremento del 90% nell’ultimo decennio. Tuttavia, le aziende europee lamentano da tempo le difficoltà di accesso al mercato indiano, soprattutto in settori come l’automotive e le bevande alcoliche, comparti di grande interesse commerciale per i produttori dell’UE. “Il mercato indiano rimane relativamente chiuso, in particolare per prodotti europei di punta come auto, vino e distillati”, ha dichiarato un funzionario dell’UE all’agenzia Reuters.
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L’India rappresenta un mercato di grande potenziale per il settore vinicolo, nonostante il consumo di vino sia ancora marginale rispetto ad altre bevande alcoliche. Secondo dati del governo canadese, nel 2022 il consumo di vino pro capite in India era di appena 0,026 litri annui. Complessivamente, il Paese ha consumato 6,2 miliardi di litri di alcolici nel 2022, di cui solo 37,5 milioni di litri erano vino, pari a un modesto 0,6% del totale.
Nonostante questi numeri ridotti, la crescita del ceto medio indiano sta trainando un’espansione del segmento vinicolo, soprattutto nelle vendite al dettaglio. Durante la pandemia, le vendite di vino al di fuori del canale Ho.Re.Ca. hanno registrato un’impennata, un trend che sembra destinato a proseguire. Secondo Euromonitor, il mercato vinicolo indiano potrebbe passare da meno di 197 milioni di dollari nel 2022 a oltre 700 milioni entro il 2030. Inoltre, con una classe media che si prevede crescerà dal 31% della popolazione nel 2023 al 60% nel 2047, il vino potrebbe gradualmente guadagnare terreno tra le preferenze dei consumatori.
Tuttavia, uno degli ostacoli principali alla crescita del settore rimane il sistema fiscale indiano sui prodotti alcolici. L’India applica un dazio federale del 150% sulle importazioni di vino, a cui si aggiungono imposte statali molto variabili. Ad esempio, il Karnataka, lo Stato indiano con il più alto consumo di vino, impone un’imposta dell’83% sul prezzo al dettaglio. A seguire, la capitale Nuova Delhi applica una tassa del 62%, mentre stati come Goa e Haryana hanno aliquote inferiori, rispettivamente al 49% e al 47%.
L’esito dei negoziati tra Bruxelles e Nuova Delhi potrebbe determinare se l’Unione Europea riuscirà a ottenere condizioni più favorevoli per il proprio export vinicolo. In caso di successo, il mercato indiano potrebbe aprire nuove opportunità per i produttori europei, nonostante le difficoltà normative e le incertezze legate agli equilibri commerciali globali.
Punti chiave:
- Dazi elevati frenano l’export UE in India – L’India impone un dazio federale del 150% sul vino importato, aggravato da imposte statali variabili fino all’83%, ostacolando l’accesso delle aziende europee al mercato.
- L’UE spinge per un accordo commerciale – Bruxelles punta a ridurre le barriere doganali attraverso i negoziati di libero scambio, anche per contrastare la crescente dipendenza commerciale dalla Cina.
- Il mercato vinicolo indiano è ancora marginale ma in crescita – Il vino rappresenta solo lo 0,6% del consumo alcolico in India, ma la classe media in espansione sta trainando le vendite, con un mercato stimato a oltre 700 milioni di dollari entro il 2030.
- Le imposte statali creano un panorama frammentato – Ogni Stato indiano applica tasse diverse sul vino, rendendo il mercato complesso e poco uniforme per i produttori stranieri.
- Possibili nuove opportunità per i produttori europei – Se le pressioni dell’UE avranno successo, il mercato indiano potrebbe aprire nuove possibilità di export, ma le incertezze geopolitiche e le complessità normative restano un’incognita.













































