Villa Corniole, attraverso le parole di Maddalena Nardin, racconta il Trentino vitivinicolo al di là del Trento DOC. L’identità della Valle di Cembra, l’importanza delle denominazioni e l’export in crescita mostrano un territorio ricco, ancora da valorizzare pienamente.

Il Trentino vitivinicolo è un mosaico di terroir e storie, un territorio che negli ultimi anni sta cercando con sempre maggiore convinzione di definire e comunicare la propria identità. In questo contesto, le singole realtà produttive giocano un ruolo cruciale. È il caso di Villa Corniole, in Val di Cembra, che abbiamo avuto modo di conoscere attraverso la voce di Maddalena Nardin, contitolare dell’azienda. Dall’importanza di denominazioni come la DOC Superiore Cembra alla strategica esplorazione dei mercati esteri, emerge un quadro dinamico e consapevole.

Parlando di identità territoriale, come lavora la vostra cantina per comunicare le specificità della Valle di Cembra? E quanto ritenete importanti le denominazioni di origine per trasmettere il valore del terroir, in Italia e all’estero?

Comunicare la Valle di Cembra è per noi fondamentale. Dopo un percorso durato qualche anno, nel 2017 si è arrivati ad ottenere su quattro tipologie di vini, la sottozona “Valle di Cembra” all’interno della DOC “Trentino Superiore”; un passo importante per noi che utilizziamo per il Müller Thurgau e il Pinot Nero. Questa denominazione ci impone regole più restrittive, come rese più contenute, estratto e alcolicità piu’ alti, minimo di altitudine maggiore ecc. Inoltre, pratichiamo imbottigliamenti più tardivi per valorizzare il carattere montano del vino.

La DOC Trentino Superiore “Valle di Cembra” ci permette di lavorare sulla zonazione, ma per essere sinceri, sarebbe per noi auspicabile che in futuro si possa arrivare alla DOC Cembra, più ampia e generica, che permetterebbe di valorizzare questo terroir unico come merita, associandola anche agli spumanti e alle altre tipologie. Una denominazione del genere ci aiuterebbe a comunicare in modo più forte e coeso l’identità del nostro territorio, con la sua viticoltura eroica e il clima alpino che influisce profondamente sulla qualità e le caratteristiche dei vini.

La sottozona “Valle di Cembra” all’interno della DOC Trentino Superiore è un primo tassello, ma una denominazione più inclusiva avrebbe un impatto diverso, soprattutto in un territorio come il nostro, dove le realtà private sono poche, anche se in crescita, e la cooperazione gioca un ruolo predominante. Anche se oggi non tutti la usano, siamo stati tra i primi a crederci e ad apporla in etichetta.

Parliamo ora di mercati esteri: avete citato l’Est Europa e alcune valutazioni sulle fiere. Potete approfondire questo aspetto, anche in relazione al vostro attuale 20% di export?

L’Est Europa è un mercato che ci appare molto promettente. E’ nostra intenzione investire in tali mercati per il futuro. Lì abbiamo notato un interesse crescente verso i vini trentini. Se qualche anno fa il potere d’acquisto era più basso, ora i consumatori sono più preparati e disposti a investire in qualità.

Attualmente, l’export rappresenta poco più del 20% del nostro fatturato, ma vogliamo crescere. Lavoriamo anche in Brasile, Repubblica Dominicana e Giappone. In questi mercati, i vini fermi sembrano funzionare meglio rispetto agli spumanti. La vendita diretta resta importante anche grazie alla nostra vicinanza a Val di Fiemme e Val di Fassa, dove siamo abbastanza presenti nella ristorazione. Negli ultimi tempi, diversi turisti dell’Est, dopo aver assaggiato i nostri vini nei ristoranti locali, vengono a trovarci direttamente in cantina.

Ha citato l’associazione Le Donne del Vino. In che modo queste reti influenzano il vostro lavoro e quale pensa sia la sfida più urgente per una promozione efficace del Trentino vitivinicolo?

Per noi l’associazione Le Donne del Vino è molto importante. Siamo attive negli scambi: recentemente siamo state in Veneto, presto toccherà alla Romagna e, qualche mese fa, abbiamo ospitato la delegazione campana. Abbiamo organizzato degustazioni congiunte nelle varie cantine, creando connessioni concrete.

È l’unica associazione che unisce realmente Trentino ed Alto Adige, cosa rara a livello regionale. Ogni anno si aggiungono nuove produttrici, a conferma del valore del progetto.

Ciò che manca oggi secondo noi è una regia unica che sappia tenere insieme le diverse anime del Trentino vitivinicolo: dal Trento DOC ai vini fermi. Spesso, la promozione degli enti preposti è più rivolta allo spumante, che ovviamente produciamo anche noi e in cui crediamo, ma il Trentino non è solo bollicine. I vini fermi hanno un buon riscontro all’estero, ma manca una comunicazione adeguata.

Serve investire in comunicatori specializzati e autorevoli, in testate capaci di raccontare davvero le nostre specificità. La qualità c’è, ma la percezione esterna ancora non premia il Trentino come meriterebbe.

L’esperienza raccontata da Maddalena Nardin sottolinea l’importanza delle sinergie tra aziende private e reti di promozione come Le Donne del Vino. L’internazionalizzazione mirata, unita alla consapevolezza dei nuovi scenari di consumo, soprattutto nei mercati emergenti, mostra quanto le micro-aziende possano giocare un ruolo da protagoniste se supportate da strategie di comunicazione all’altezza della qualità che esprimono in vigna e in bottiglia.

Una sfida per il futuro potrebbe essere proprio questa: trasformare le singole eccellenze in un’identità territoriale coesa, riconoscibile e competitiva, capace di parlare a un pubblico sempre più attento, sia in Italia che oltreconfine.    


Punti chiave:

  1. Valle di Cembra: valorizzazione tramite la DOC Superiore
  2. Identità territoriale: serve una denominazione unificata come “DOC Cembra”
  3. Export in crescita: focus su Est Europa, Giappone e America Latina
  4. Reti femminili: “Le Donne del Vino” unisce Trentino e Alto Adige
  5. Promozione carente: mancano comunicatori capaci di raccontare il Trentino intero