Nel 2025 le esportazioni di vino italiano registrano una contrazione significativa, trainata dal crollo del mercato USA (-12% a valore) causato da dazi, dollaro debole e calo dei consumi. Anche Cina, Giappone, Regno Unito e Svizzera deludono. Segnali positivi arrivano dal Brasile, dalla Corea del Sud e da mercati emergenti come Polonia, Vietnam e Thailandia.

I dati sulle importazioni di vino negli Stati Uniticertificano il trend negativo che si era già palesato in maniera chiara a partire da aprile e che ha condotto ad una flessione per l’anno 2025 pari a quasi -12% a valore, con il mercato che si è attestato intorno ai 5,5 miliardi di euro. L’indebolimento del dollaro e l’applicazione dei dazi hanno portato i nodi al pettine di una situazione di mercato che già subiva i contraccolpi negativi del calo dei consumi di vino in essere già da alcuni anni e che l’euforia post-covid aveva tenuto nascosto.
Secondo l’ultima rilevazione di Wine Monitor – l’Osservatorio di Nomisma dedicato al mercato del vino, che fornisce aggiornamenti continuativi sulle dinamiche del mercato – solo la presa in carico di una quota dei dazi imposti dall’Amministrazione Trump a scapito della propria marginalità da parte di produttori e importatori ha permesso di evitare un crollo dal lato dei volumi.

In questo scenario, per quanto riguarda le esportazioni di vini italiani DOP negli USA, i volumi spediti fino a novembre 2025 si attestavano a 2,37 milioni di ettolitri per un valore pari a 1,3 miliardi di euro, evidenziando una contrazione rispettivamente del -2,6% e del -6,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
La flessione si osserva soprattutto nel segmento dei vini rossi Dop, dove toscani, piemontesi e veneti hanno lasciato sul campo una riduzione a valore superiore al 7%.
Fanno eccezione i bianchi siciliani (+12%) e i bianchi toscani (+39%) mentre le esportazioni di Prosecco si mantengono in territorio positivo sul fronte dei volumi (+1,3%) malgrado il calo a valore (-2%).

SU QUALI MERCATI EXTRA EUROPEI SI ORIENTA L’INTERESSE DEGLI ESPORTATORI?

Per compensare la preoccupante flessione registrata sul mercato statunitense, i produttori di vino stanno intensificando l’attività di posizionamento e sviluppo su altri mercati di destinazione. Purtroppo, però, il consuntivo 2025 degli altri top mercati di consumo di vino non sembra aver regalato grandi soddisfazioni alle nostre imprese.

Nel 2025 la Cina ha evidenziato una flessione delle importazioni totali di vino, attestandosi su volumi di poco superiori ai 2 milioni di ettolitri e un valore complessivo pari a circa 1,3 miliardi di euro. Nel dettaglio, le quantità importate e il valore registrano un calo significativo su base annua.
Le riduzioni coinvolgono tutte le categorie di prodotto con la sola eccezione degli spumanti, per i quali le quantità risultano in crescita a fronte di valori in contrazione. Per quanto riguarda il vino italiano, il calo nei valori supera il 15%.

Le importazioni di vino risultano in flessione anche in Giappone, con gli acquisti dall’estero che si attestano su un valore complessivo di circa 1,5 miliardi di euro. Nel dettaglio, le quantità importate registrano un calo del -2,2%, mentre il valore segna una diminuzione del -1,7% su base annua.
Il rallentamento degli scambi interessa tutti i principali fornitori che perdono in valore, ad eccezione della Francia (che si conferma il primo partner commerciale del Paese), mentre Cile e Stati Uniti registrano una crescita nei volumi ma una perdita a valore. Spagna e Italia mostrano, invece, cali sia a valore che a volume, con i nostri vini che detengono una quota di mercato pari al 12,5% del totale.

Nell’anno appena concluso il mercato sudcoreano evidenzia una crescita del +5,3% dei volumi totali di vino importato a fronte di una perdita del -10% nel valore complessivo, che si ferma a circa 385 milioni di euro complessivi. La flessione interessa quasi tutte le categorie di vino in termini di valore, con l’unica eccezione degli sfusi che segnano una crescita decisa (+30,6%). Relativamente alle esportazioni di vini italiani DOP verso la Corea del Sud, i dati rilevati da Nomisma evidenziano un andamento positivo soprattutto per i rossi del Veneto, in crescita significativa sia a valore sia a volume.

Anche il Regno Unito evidenzia una flessione delle importazioni complessive di vino, sia in termini di volume (-6,0% rispetto al 2024), sia a valore (-6,3%), per attestarsi a circa 4,3 miliardi di euro. La flessione è generalizzata praticamente per tutte le tipologie di vino importato, accompagnate da una diminuzione su base annua dei prezzi medi di vendita per i vini fermi e frizzanti imbottigliati e per gli spumanti.
L’Italia, secondo fornitore del mercato con una quota del 24%, lascia sul campo un 6% di perdita nel valore del vino esportato

Anche il mercato svizzero nel 2025 fa registrare una contrazione delle importazioni complessive di vino in termini di volume (-4,7% rispetto al 2024) a fronte di un lieve incremento (+0,7%) nel valore totale, che raggiunge i 1,2 miliardi di euro.
Per quanto riguarda i vini italiani, si registra una flessione pari quasi a – 6% a valore e -3% a volume.

Una nota positiva arriva dal Brasile, le cui importazioni di vino nel 2025 hanno registrato una crescita sia nei volumi (+3,5%) che nei valori (+1,9%) rispetto al 2024. Questo incremento è riconducibile in particolare alla positiva performance dei vini fermi e frizzanti imbottigliati.
Secondo le rilevazioni di Nomisma Wine Monitor, le esportazioni di vini italiani DOP verso il principale mercato sudamericano registrano una crescita sia in valore sia in volume, con i rossi della Toscana che si confermano il primo vino esportato in Brasile per valore mentre i bianchi del Veneto trainano la crescita a volume. Dati che confermano la strategicità di questo mercato in chiave di sviluppo futuro, anche alla luce dell’accordo di libero scambio Ue-Mercosur che, come annunciato venerdì dalla Commissione Europea, sarà comunque applicato in via provvisoria in attesa della ratifica da parte del Parlamento Ue.

“Negli USA, l’introduzione dei dazi sulle importazioni di vino ha generato forti turbolenze lungo tutta la filiera: dopo una fase di stoccaggio preventivo per evitare le nuove tariffe, si è assistito a una riduzione delle spedizioni anche a causa di un mercato interno in contrazione, che non è riuscito ad assorbire il surplus di offerta. La necessità di mitigare l’aggravio fiscale per mantenere competitivi i prezzi al consumo ha spinto i produttori verso una riduzione dei prezzi medi sostanzialmente in tutte le categorie, così come evidenziato dal calo del valore complessivo delle esportazioni. Questo sta obbligando i produttori italiani sia ad incrementare il posizionamento negli altri paesi per quanto molti dei principali mercati di sbocco nel 2025 si è caratterizzato per una performance negativa delle importazioni nonché a cercare nuove destinazioni che, fortunatamente, non sembrano mancare a partire dai paesi dell’Est Europa – come Polonia e Repubblica Ceca – a quelli del Sud-Est Asiatico come Vietnam e Tailandia” – commenta Denis Pantini, Responsabile Wine Monitor di Nomisma.


Punti chiave

  1. Mercato USA in forte calo: le importazioni di vino negli Stati Uniti flettono di quasi -12% a valore, attestandosi intorno ai 5,5 miliardi di euro nel 2025.
  2. Vini italiani DOP penalizzati: le esportazioni verso gli USA calano del -6,2% a valore e del -2,6% a volume, con i rossi toscani, piemontesi e veneti i più colpiti.
  3. Mercati alternativi non compensano: Cina, Giappone, Regno Unito e Svizzera registrano tutti flessioni nelle importazioni di vino italiano nel 2025.
  4. Brasile unica nota positiva: le esportazioni italiane verso il Brasile crescono sia a valore che a volume, con i rossi toscani primo vino per valore esportato.
  5. Nuovi mercati come strategia futura: Polonia, Repubblica Ceca, Vietnam e Thailandia emergono come destinazioni promettenti per riequilibrare il portafoglio export.