La DOC Friuli, la più giovane denominazione regionale del Friuli Venezia Giulia, si sta affermando rapidamente come la più prodotta e rivendicata della regione. Attraverso le voci di produttori e rappresentanti del Consorzio emerge una visione condivisa: rafforzare la credibilità della denominazione, fare sistema tra le aziende e utilizzare la DOC come leva strategica per competere nei mercati internazionali.

La DOC Friuli è oggi la denominazione regionale più giovane, ma anche quella che, numeri alla mano, ha dimostrato la maggiore capacità di crescita, fino a diventare la DOC più prodotta, rivendicata e imbottigliata della Regione Friuli Venezia Giulia. Un dato che racconta un’evoluzione rapida, ma soprattutto una visione condivisa che guarda al futuro del sistema vitivinicolo regionale.

A partire da questa consapevolezza si muove Stefano Trinco, presidente del Consorzio DOC Friuli, che individua nelle aziende un motore importante della denominazione: “Le aziende sono artefici del proprio destino: se ci crediamo e remiamo tutti nella stessa direzione, non avremo problemi con una denominazione così estesa. Vedo che i numeri crescono, e la DOC Friuli ha un buon appeal” spiega. 

Un’osservazione che non si limita alla fotografia del presente, ma che guarda alla struttura del Consorzio come elemento chiave per governare una denominazione ampia e articolata. Trinco sottolinea infatti l’importanza della nuova squadra che lo affianca: “La nuova compagine del CDA saprà cogliere, sviluppare e valorizzare, rafforzando così sia il ruolo politico che produttivo della DOC Friuli.” Tra gli obiettivi dichiarati c’è la volontà di rafforzare la riconoscibilità della DOC Friuli, sia all’interno del territorio sia nel dialogo con le istituzioni:
Un obiettivo è farsi conoscere ulteriormente a livello regionale e confermare la leadership, oltre che far crescere la consapevolezza tra i soci di far parte di un Consorzio che vuol essere innovativo e moderno.
Una leadership che, nelle parole del presidente, passa anche dalla capacità di relazione:
Interagendo con gli altri Consorzi, superando i personalismi e confrontandosi con le istituzioni e, in primis, con la Regione. Avere un Consorzio attento e attivo può portare nuova linfa sia al nostro territorio sia all’intero comparto vitivinicolo regionale.

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VENDRAME – Passariano – Foto Elia Falaschi © 2018

Il tema della credibilità e del posizionamento della DOC Friuli è centrale anche per Antonio Zuliani, presidente di Cantina Rauscedo, che lega il futuro della denominazione alla forza del tessuto produttivo: “La potenzialità della DOC Friuli è commisurata alla credibilità che avrà in essa il tessuto produttivo viticolo friulano.
In un contesto regionale storicamente frammentato, la DOC Friuli assume, secondo Zuliani, un ruolo preciso: “Non dovrà essere una seconda linea, soprattutto in un contesto di denominazioni frammentato come quello friulano, dovrà essere la ‘testa di ariete’ per penetrare nei mercati esteri.” Una visione che riconosce ai Consorzi una funzione strategica sempre più rilevante, soprattutto in uno scenario di mercato in rapida trasformazione: “Oggi più che mai i Consorzi hanno un ruolo strategico sia nella promozione sia nella regolamentazione dei disciplinari via via che i mercati si modificano. L’assenza dei Consorzi lascerebbe i produttori in un totale limbo indifesi rispetto ai gruppi di acquisto sempre più organizzati”. 

Il valore della DOC Friuli come strumento di coordinamento emerge con chiarezza anche dalle parole di Germano Zorzettig, dell’azienda La Sclusa, che inquadra la denominazione all’interno dell’ecosistema regionale: “Il ruolo di coordinamento della DOC Friuli nel panorama regionale è importante anche in relazione alle altre denominazioni.
In una fase storica che richiede compattezza, la DOC Friuli diventa quindi una leva operativa: “In questo periodo in cui è necessario fare squadra è uno strumento di coordinamento essenziale per tutto il sistema vitivinicolo regionale.
Zorzettig chiarisce anche la natura inclusiva del Consorzio: “Abbiamo bisogno di Consorzi strutturati per affrontare con qualità e capacità le problematiche che si presentano. Questo Consorzio è una forma di integrazione rispetto ad altri Consorzi regionali, non un concorrente.

A completare il quadro è il punto di vista di Roberto Marcolini, direttore dell’azienda Ca’ Bolani, che riporta il tema su una dimensione sistemica e concreta: “Se non si fa sistema, si fatica al giorno d’oggi.” La DOC Friuli viene letta come una piattaforma capace di generare valore anche per le denominazioni storiche: “Questa Denominazione è un importante amplificatore anche per le altre Doc storiche, ma più piccole: serve massa critica in questo momento storico.
Con una sintesi che richiama il senso profondo del ruolo consortile: “Il ruolo dei Consorzi è riunire la consapevolezza del territorio.

La DOC Friuli si configura sempre meno come una semplice sigla e sempre più come uno strumento strategico: di coordinamento, di rappresentanza e di visione. Una denominazione giovane, ma già chiamata a esercitare una responsabilità matura all’interno del sistema vitivinicolo regionale friulano. 

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Credits: Bosco Albano

Punti chiave:

  1. La DOC Friuli è la denominazione regionale con la crescita più rapida, diventando la più prodotta e imbottigliata del Friuli Venezia Giulia.
  2. La forza della denominazione dipende dalla coesione tra le aziende, chiamate a condividere una visione comune.
  3. Il Consorzio assume un ruolo strategico, sia nella promozione sia nell’evoluzione dei disciplinari.
  4. La DOC Friuli può diventare uno strumento competitivo per l’export, capace di dare massa critica al sistema regionale.
  5. Fare sistema tra consorzi e territori è la condizione chiave per rafforzare il posizionamento del vino friulano.