Il primato storico arriva dopo anni di ascesa e un calo generale del mercato del vino d’investimento.
Un ribaltamento storico ha riscritto le gerarchie del mercato del vino fine in queste settimane di aprile. Secondo i dati di Liv-ex, la Borgogna ha per la prima volta superato la Bordolese guidando il mercato, con una quota del 33,1% del valore scambiato. La regione un tempo dominante si è fermata al 29,8%, in calo rispetto alla settimana precedente. Questo sorpasso non è un episodio isolato, ma il culmine di una tendenza di lungo periodo che sta obbligando investitori, commercianti e produttori a ripensare radicalmente le proprie strategie.
Il sorpasso della Borgogna
I dati della piattaforma Liv-ex, che dal 2000 standardizza prezzi e negoziazioni nel commercio del vino, fotografano una nuova era. L’ascesa della Borgogna è trainata dai suoi nomi più iconici: tre vini del Domaine de la Romanée-Conti (DRC) sono stati infatti tra i primi cinque per valore scambiato. La rarità estrema di questi vini, con la Romanée-Conti che produce solo tra le 5.000 e le 6.000 bottiglie all’anno, alimenta un mercato di altissimo valore. Contemporaneamente, anche lo Champagne ha visto una leggera crescita della sua quota, passata dal 9,5% al 10,1%, con i compratori statunitensi a guidare la domanda, rappresentando da soli il 42% del valore scambiato della regione. Questo quadro segnala una domanda sempre più sofisticata e concentrata su brand di lusso inimitabili e su regioni percepite come élitarie.
Dalla dominazione alla diversificazione
Chi vince e chi perde in un mercato in calo
Il paradosso del mercato attuale è che la Borgogna guida le quotazioni mentre i suoi indici di prezzo sono in forte contrazione. L’indice Burgundy 150 è sceso del 30% in due anni, un calo più marcato di qualsiasi altro sotto-indice del Fine Wine 1000. Questo scenario riflette una correzione dopo anni di rialzi esponenziali e un contesto macroeconomico più difficile. Infatti, l’intero mercato del vino fine ha raggiunto il picco a metà del 2022 e da allora ha retratto significativamente: l’indice Liv-ex Fine Wine Investables è sceso dal massimo di 415 del 2022 a circa 313, un calo di circa il 25%. In questo quadro, i vincitori sono chi riesce a catturare la domanda residuale, altamente selettiva: i produttori di Borgogna del livello di DRC e, per lo Champagne, gli esportatori che intercettano la robusta domanda statunitense.
Per i professionisti del settore, questo ribaltamento impone una rivalutazione urgente. La diversificazione regionale non è più solo un’opzione, ma una necessità. Il focus deve spostarsi su asset di eccezionale rarità e riconoscibilità globale, capaci di resistere alla volatilità degli indici generali. Allo stesso tempo, la liquidità e la trasparenza offerte da piattaforme come Liv-ex e LiveTrade diventano critiche per gestire il rischio in un mercato in fase di aggiustamento. La sfida per cantine ed esportatori sarà capitalizzare l’attrazione per regioni come la Borgogna, bilanciandola con una comunicazione che mitighi le preoccupazioni sugli indici in calo, puntando sul valore di lungo periodo e sull’unicità di produzioni limitatissime.
















































