L’Annual Report 2026 di Valoritalia fotografa un settore vitivinicolo in difficoltà, con imbottigliamenti in calo del 5,4% nei primi cinque mesi del 2026. Tra concentrazione della filiera e nuove sfide di mercato, la sostenibilità emerge come leva strategica di crescita, sostenuta da strumenti tecnologici come TESSA per decisioni rapide, in un mercato sempre più incerto.

In un contesto di cambiamenti nei consumi e incertezze sui mercati, sostenibilità, dati e tempestività nelle decisioni restano strumenti fondamentali per il settore vitivinicolo. È questo il messaggio emerso dalla presentazione dell’Annual Report 2026 di Valoritalia, l’ente di certificazione che ogni anno fornisce a imprese, Consorzi, istituzioni e media una fotografia del vino di qualità italiano. L’evento, ospitato dall’Hotel Sina Bernini Bristol di Roma, ha riunito i principali rappresentanti del settore per discutere evoluzione normativa, competitività delle denominazioni e ruolo della sostenibilità come leva di crescita.

Le analisi di Valoritalia evidenziano una fase delicata per il vino italiano, segnata da un calo della domanda sui mercati internazionali. Dopo la crescita post pandemica, gli imbottigliamenti del 2025 hanno registrato una contrazione del 2,1% sul 2024, seguita da un ulteriore calo del 5,4% nei primi cinque mesi del 2026.

I dati mostrano però andamenti differenziati. Nel 2025 i vini DOC e DOCG, a maggiore valore aggiunto, sono cresciuti in media dell’1%, mentre gli IGT hanno perso l’11%. Proseguono i trend positivi di spumanti (+1,7%), rosati (+5,7%) e bianchi fermi (+6,3%); i vini rossi, invece, segnano una contrazione superiore al 13%.

Le denominazioni medio-grandi mostrano maggiore capacità di resistere alle fasi di mercato complesse, con variazioni più contenute rispetto alla media. Le micro-denominazioni risultano invece più esposte alle oscillazioni della domanda, una dinamica confermata anche dalla dimensione dei Consorzi di Tutela: volumi e rappresentatività più ampi migliorano la capacità di risposta delle organizzazioni.

Da queste evidenze emergono alcune priorità per il futuro della viticoltura italiana: il rafforzamento e l’aggregazione dei Consorzi di Tutela, politiche pubbliche differenziate in base alle caratteristiche delle imprese e la capacità di rispondere all’evoluzione dei consumi mantenendo l’identità del vino italiano.

Con 219 denominazioni d’origine certificate e 37 sedi operative sul territorio nazionale, Valoritalia certifica oltre il 60% del vino di qualità prodotto in Italia. Questo patrimonio di dati entra ora in una nuova fase grazie a TESSA, la piattaforma sviluppata con Microsoft ed EOS, che integra strumenti di Business Intelligence capaci di elaborare in tempo reale milioni di informazioni dai processi di certificazione.

Ad aprire i lavori è stato Francesco Liantonio, presidente di Valoritalia, seguito da Giuseppe Liberatore, direttore generale, che ha illustrato le principali tendenze dell’Annual Report 2026. Denis Pantini, responsabile Agroalimentare di Nomisma, ha presentato la ricerca sul ruolo della sostenibilità per la crescita del vino italiano. È seguita una tavola rotonda con rappresentanti di MASAF, Nomisma, Coldiretti Toscana, Federdoc ed Equalitas.

Francesco Liantonio ha richiamato l’attenzione su alcune caratteristiche strutturali della filiera: le prime 15 denominazioni rappresentano l’81% dei volumi certificati, mentre i primi 14 Consorzi di Tutela ne coprono l’83%. Anche tra le imprese imbottigliatrici la concentrazione è marcata: le prime cinque concentrano quasi il 19% dei volumi complessivi, le prime quaranta superano il 55%.

A questa concentrazione si affianca una marcata frammentazione produttiva: oltre il 75% delle aziende imbottiglia meno di 500 ettolitri all’anno, confermando il ruolo delle piccole e medie imprese nel preservare la diversità e il radicamento territoriale del patrimonio vitivinicolo italiano.

“In un momento di grandi sfide dobbiamo fermarci, analizzare i cambiamenti e imparare dagli errori”, ha sottolineato Liantonio. “La sostenibilità sta diventando un fattore determinante per la competitività delle imprese e per l’accesso ai mercati internazionali. Dovremmo agire su un doppio binario: rendere più competitiva la filiera con politiche capaci di interpretare i diversi bisogni di imprese e territori, e riequilibrare la ripartizione dei margini economici lungo la catena distributiva, affrontando con coraggio il tema della sovracapacità produttiva”.

Il direttore generale Giuseppe Liberatore ha evidenziato la fase di transizione del settore: “Se nel 2025 gli imbottigliamenti hanno registrato una contrazione del 2,1%, i dati provvisori dei primi cinque mesi del 2026 indicano un’ulteriore flessione del 5,4%, evidenziando una fragilità strutturale soprattutto nelle realtà più piccole. Grazie alla tecnologia, però, i Consorzi possono oggi adottare misure tempestive per regolare l’offerta, riducendo i ritardi nella disponibilità di informazioni che ne limitavano l’efficacia”.

Lo studio Nomisma Wine Monitor, presentato da Denis Pantini, ha evidenziato come la sostenibilità stia assumendo un ruolo sempre più rilevante nelle scelte dei consumatori e nelle strategie dei Consorzi di Tutela, anche alla luce del nuovo quadro normativo europeo che la riconosce come elemento delle denominazioni DOP e IGP.

“L’attenzione del consumatore verso la sostenibilità resta alta, sia nei confronti del prodotto che dell’azienda e del territorio di produzione” ha commentato Pantini. “Due italiani su tre la reputano importante anche nella scelta della meta delle proprie vacanze, confermando il ruolo strategico che la sostenibilità può esprimere per l’intera filiera vitivinicola italiana”.

La tavola rotonda ha approfondito il ruolo strategico della sostenibilità, il valore delle certificazioni come strumento di differenziazione sui mercati e la centralità crescente dei Consorzi di Tutela. Dal dibattito è emersa la necessità di rafforzare il supporto delle istituzioni attraverso politiche mirate e investimenti nella promozione internazionale. In questo contesto si inserisce TESSA, la piattaforma che trasforma i dati in uno strumento operativo per il monitoraggio continuo delle dinamiche produttive e di mercato.

“La sostenibilità può rappresentare una leva di crescita per il vino italiano di qualità. Il nuovo Regolamento europeo sulle Indicazioni Geografiche prevede strumenti volontari che permettono alle denominazioni di valorizzare le buone pratiche già diffuse nelle nostre filiere. Certificare questi percorsi significa offrire trasparenza al consumatore e rafforzare il posizionamento competitivo sui mercati globali” – Paolo De Castro.

Letizia Cesani ha osservato che le certificazioni di turismo sostenibile potrebbero accrescere il giro d’affari delle imprese agricole. Per ottenere risultati concreti, occorre una maggiore promozione dei marchi verso i consumatori, così da garantire un riconoscimento economico adeguato alle aziende che scelgono di certificarsi. Servono investimenti significativi, anche da parte delle istituzioni territoriali.

“Il sistema delle Indicazioni Geografiche italiane vive una fase di profonda evoluzione” ha spiegato Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi. “Ai Consorzi di Tutela vengono affidate nuove responsabilità, dalla gestione dell’offerta alla sostenibilità, dalla digitalizzazione all’enoturismo. Servono maggiore cooperazione tra Consorzi, investimenti nella digitalizzazione e risorse dedicate, oltre a una strategia nazionale condivisa negli obiettivi ma flessibile negli strumenti”.

“Equalitas ha costruito il proprio successo su filiera, rigore scientifico e affidabilità internazionale” ha dichiarato Riccardo Ricci Curbastro. “Lo standard è stato l’unico protocollo privato coinvolto nella definizione dello standard pubblico di sostenibilità del vino. Oggi è riconosciuto da importanti retailer internazionali e dai monopoli del Nord Europa e Canada. Circa 500 aziende sono già certificate e oltre 300 in fase di certificazione, per circa il 20% della produzione vinicola italiana, con un’espansione già avviata in Spagna e Nord Europa”.


Punti chiave

  1. Imbottigliamenti in calo: -2,1% nel 2025 e -5,4% nei primi cinque mesi del 2026.
  2. DOC e DOCG resistono: crescita dell’1%, mentre gli IGT perdono l’11% nel 2025.
  3. Filiera concentrata: le prime 15 denominazioni rappresentano l’81% dei volumi certificati.
  4. Sostenibilità strategica: due italiani su tre la considerano importante anche in vacanza.
  5. TESSA innovazione: la piattaforma di Valoritalia elabora dati in tempo reale per decisioni rapide.