Scomparso il 13 luglio a 78 anni, Sam Neill non era solo l’attore di Jurassic Park: per trent’anni ha coltivato Pinot Noir a Central Otago con Two Paddocks. Biologico convinto, nemico del sughero, scettico sul naturale, si è battuto anche contro una miniera d’oro vicina ai suoi vigneti.
Sam Neill, scomparso lo scorso 13 luglio a Sydney all’età di 78 anni, piantò due ettari di vigna nel 1993, lo stesso anno in cui il dottor Alan Grant di Jurassic Park lo consacrava star globale.
Mentre Hollywood lo celebrava, lui piantava Pinot Noir nella Gibbston Valley, in Nuova Zelanda. Nacque così Two Paddocks, cresciuta fino a comprendere quattro vigneti distinti a Central Otago: il First Paddock originario, Red Bank, The Fusilier e The Last Chance, il suo preferito, il più tardivo, circondato di timo selvatico.
Non fu mai un vignaiolo-celebrità nel senso moderno del termine. Alle conferenze Pinot Noir della Nuova Zelanda era semplicemente “The Proprietor”: versava i suoi vini di persona, senza clamore, con l’orgoglio quieto di chi percorre gli stessi filari da trent’anni. “Volevo produrre il miglior vino del mondo, in sostanza, e credo di starmici avvicinando”, ha dichiarato nell’articolo di Drinks Trade, Vale Sir Sam Neill: Actor, Vigneron and Champion of Central Otago Pinot Noir.
Se c’è un argomento su cui Neill non ammetteva mezze misure, però, era il sughero.
Nel 1999 perse il 25% della produzione per colpa di tappi ammuffiti. Da allora, mai più sughero: solo tappi a vite, che considerava, parole sue, “cose intelligenti” (Sam Neill: “Wine is one of the great keys to civilisation”). Alla romanticizzazione del tappo tradizionale non credeva affatto perché per lui non c’era nulla di romantico in una bottiglia rovinata.
Sul vino naturale, invece, la sua posizione sorprenderà chi si aspetta il classico entusiasmo new age da produttore biologico. Perché Neill era biologico convinto, tutti e quattro i vigneti certificati dal 2017, con la dichiarazione che non avrebbe potuto convivere con sé stesso altrimenti, ma sul naturale restava scettico. Ne produceva una piccola quantità per il club dei soci, per la domanda che c’era, ma non lo approvava fino in fondo: ricordava che l’aggiunta di zolfo, tremila anni fa, era stata una conquista dell’umanità, non un difetto da correggere tornando indietro nel tempo.
Non che la curiosità gli mancasse, comunque. Da due lotti nati sulla stessa particella del vigneto Fusilier, uno naturale, uno convenzionale, ottenne due vini “completamente diversi”, quasi fossero cresciuti in due terreni distanti chilometri, pur venendo dagli stessi grappoli, aveva dichiarato a Wine Enthusiast, Actor Sam Neill Changed New Zealand Wine Forever.
Una filosofia di consumo, la sua, riassumibile in poche parole: bere meno, ma meglio.
C’è però un capitolo della sua vita da vigneron che uscì dalle pagine enogastronomiche per finire su quelle di cronaca internazionale. Nel 2026, Neill si schierò pubblicamente contro Bendigo-Ophir, una miniera d’oro che la società mineraria Santana Minerals proponeva di aprire a pochi chilometri dal suo vigneto, nel cuore di Central Otago. Non era una battaglia contro l’attività mineraria in sé, lo specificò più volte, ma contro quella miniera, in quel luogo.
“Possiedo la terra, ma non sono un proprietario della terra” disse Neill, richiamando il concetto māori di kaitiakitanga, l’essere custodi della terra per le generazioni future (The Guardian, ‘That’ll be the end’: actor Sam Neill joins fight to stop controversial goldmine near his New Zealand vineyard).
La terra, per lui, era parte di sé e con questo legame arrivava una responsabilità: lasciarla migliore di come l’aveva trovata.
Chi lo ha conosciuto solo attraverso lo schermo lo ricorderà per sempre come il paleontologo più famoso del cinema. Ma per chi lavora nel vino, Sam Neill era soprattutto questo: un uomo che, quando poteva scegliere tra il red carpet e i filari di Central Otago, sceglieva sempre i filari.
Punti chiave
- Doppia vita: Sam Neill è stato attore globale e vignaiolo per trent’anni, senza mai smettere di percorrere i suoi filari.
- Two Paddocks: nel 1993 pianta Pinot Noir in Gibbston Valley, dando vita a quattro vigneti distinti a Central Otago.
- Filosofia produttiva: biologico convinto dal 2017, contrario al sughero dopo una perdita del 25% nel 1999, scettico sul vino naturale.
- Battaglia ambientale: nel 2026 si oppone pubblicamente a una miniera d’oro vicina al suo vigneto, in nome del kaitiakitanga māori.
- Eredità: per il mondo del vino resterà “The Proprietor”, l’uomo che sceglieva sempre i filari al red carpet.

















































