Il rapporto di Wine Intelligence “Global Trends in Wine 2020”, pubblicato recentemente, riporta interessanti dati riguardanti 2 aspetti: il livello di conoscenza da parte dei consumatori (cinesi, statunitensi ed australiani) del settore vino in relazione ai paesi produttori, alle regioni, ai vitigni e ai brands di settore ed il grado di coinvolgimento dei consumatori abituali di vino in alcuni mercati chiave (Giappone, Australia, Regno Unito).

Analizzando i dati si nota come Australia e Giappone abbiano registrato la più alta crescita di coinvolgimento nel settore negli ultimi 5 anni. In Giappone, la percentuale di consumatori abituali di vino fortemente coinvolti nella categoria è passata dal 36% del 2015 al 41% del 2019, l’Australia è passata dal 30% al 36% ed il Regno Unito è progredito di 4 punti percentuali, dal 29% al 33%.

In antitesi notiamo come in Cina e negli Stati Uniti la conoscenza del vino da parte dei consumatori abbia subito un decremento tra il 2015 e il 2019. L’indice dei consumatori cinesi è sceso di 6 punti da 34,7 a 28,6 e quello dei consumatori statunitensi è sceso da 34,2 a 28,8 (su una scala da 0 a 100 che corrisponde alla conoscenza massima). Anche l’Australia, paese dove si era registrato il miglior dato nel 2015 (43,8 punti su 100) ha registrato una flessione di 3,7 punti (da 43,8 a 40,1), inferiore ma comunque significativa dell’andamento generale.

Un dato indicativo ed uniforme sui diversi mercati è quello legato al livello di conoscenza del settore vino da parte delle donne.
Il “gentil sesso” presenta il medesimo livello di conoscenza degli uomini od anche superiore, ma è meno coinvolto nella categoria specialmente nei mercati anglofoni.
Nel Regno Unito, il 40% degli uomini è molto coinvolto nel settore, rispetto al 28% delle donne; tuttavia, i punteggi dell’indice di conoscenza per le bevitrici di vino britanniche sono più alti (42,8) rispetto ai loro omologhi maschi (40,3).

Un altro dato singolare riguarda i bevitori di vino premium o quelli che spendono, almeno una volta al mese, più di 15 dollari nell’off-premise (vendita al di fuori di locali, bar o ristoranti). Questa categoria non risulta sostanzialmente più informata sul vino, rispetto ai bevitori non premium.
Ciononostante, i consumatori di vino premium hanno più fiducia nel vino rispetto agli altri bevitori: negli Stati Uniti e nel Regno Unito ottengono un punteggio superiore di oltre sette punti percentuali nell’indice di fiducia nel vino rispetto ai bevitori di vino non premium.

Commentando i risultati, Lulie Halstead, CEO di Wine Intelligence, ha dichiarato: “Fino a poco tempo fa il vino era considerato da molte persone un settore complesso e difficile da affrontare. Grazie anche alla rivoluzione digitale, la fiducia dei consumatori nel vino è in ascesa.
Questo incoraggia tutti quei produttori e proprietari di brands che possono offrire prodotti di alta qualità accanto a brand stories avvincenti.
“Il corollario di questa analisi”, conclude Halstead, “sembra essere che non abbiamo più bisogno di immagazzinare molte conoscenze nella nostra testa, possiamo essere più avventurosi senza tante ricerche preliminari. Questo porrà delle sfide ai produttori di vino ed alle aree di produzione più consolidate che dovranno lottare più duramente per mantenere il loro storico dominio della categoria”.