Che il mondo della cosiddetta critica enogastronomica sia decisamente modificato in quest’ultimo decennio è chiaro a tutti.
Spesso però è difficile comprendere come si è concretamente evoluto e, soprattutto, con quali modalità oggi agisce.
Per noi è influencer colui che è in grado di condizionare con il suo giudizio sia la reputazione che le “vendite” di un brand.
Tanto per chiarirci era chiaro vent’anni fa che per un’azienda vitivinicola il riconoscimento dei “Tre Bicchieri” del Gambero Rosso non solo incideva fortemente sull’immagine del brand ma anche, e ci verrebbe da dire soprattutto, sul fatturato.
Prima ancora del Gambero Rosso ci fu un uomo a cui alcune aziende italiane, non poche per la verità, devono moltissimo non solo in termini di reputazione ma anche di successo commerciale, Luigi Veronelli.
Ma se quelli sopra descritti, a nostro parere, sono i parametri per misurare l’efficacia di un influencer è abbastanza facile rendersi conto che oggi non sono poi tanti coloro che riescono da condizionare così fortemente il destino di un’azienda, di un brand.
È altrettanto corretto aggiungere che gli attuali strumenti di comunicazione, a partire dai social media, non facilitano l’analisi dell’efficacia di un influencer.
È questa la ragione che ci porta a non partecipare alla discussione “ideologica” sul ruolo degli influncer.
Il fatto che alcune aziende stiano investendo in alcuni presunti influencer non particolarmente dotati e probabilmente nemmeno così “influenzatori” non è un problema nostro. In un comparto economico maturo le scelte imprenditoriali vanno sempre rispettate anche quelle che sembrano delle corbellerie.
Se i parametri sono quelli descritti all’inizio di questo articolo, è evidente che la competenza rimane un pre requisito fondamentale per essere efficaci.
Il valore dei contenuti prevale sempre anche quando alcuni strumenti comunicativi sembrerebbero spingere sul solco della banalità.
Dal nostro osservatorio monitoriamo spesso le comunicazioni social di alcuni professionisti ritenuti oggi efficaci influencer.
Per questa ragione ci azzardiamo a definire una sorta di identikit dell’influencer ideale ed efficace:
– donna o uomo (possibilmente sotto i trent’anni) che dimostri di essere arrivato al mondo del vino per una autentica e dimostrabile passione;
– dopo un primo approccio legato alla passione sono stati in grado di evolvere le loro competenze attraverso percorsi formativi (Ais, Wset, ecc.);
– ottima capacità comunicativa soprattutto quella legata al cosiddetto “linguaggio del corpo”. Il ruolo dell’immagine ha un peso enorme nella comunicazione social. Su questo fronte potremmo addirittura azzardare a dire che essere “belli” non è indispensabile per essere efficaci influencer ma sicuramente agevola moltissimo. Sicuramente è essenziale essere fotogenici;
– una buona dose di immodestia che spinge oltre i confini classici della critica enologica tradizionale. Inutile negare che essere influencer oggi significa rompere l’ortodossia della critica enologica a partire dai cosiddetti riti della degustazione;
Se l’identikit che sopra abbiamo evidenziato è corretto testimonia ancora una volta come allo stato attuale sono molto pochi gli influencer reali perché di fatto si stanno “costruendo” commettendo inevitabilmente molti errori di gioventù.
Noi, però, siamo ottimisti e facciamo seriamente il tifo per tutti quelli che ci stanno mettendo impegno, sfatando tabù, non facendosi ingannare da veloci successi, ma accettando un percorso contraddistinto anche da molti sacrifici.
In fin dei conti, nulla di nuovo rispetto a coloro che li ha preceduti.













































