I rating semplificano la scelta del vino, ma possono perdere valore informativo. Un’analisi di milioni di recensioni su Vivino mostra un’“inflazione della reputazione”: i punteggi medi aumentano nel tempo senza che i testi diventino più entusiasti. Le parole, analizzate con strumenti linguistici e statistici, risultano più affidabili dei numeri nel descrivere qualità e stile.

Commentare un calice di vino con rigore tecnico, spiegandone profumi, struttura ed equilibrio, non è un esercizio semplice e richiede competenza. Mettere una stellina, invece, è un gesto che sappiamo fare tutti.

Eppure, per anni il mercato del vino ha interiorizzato che un numero può riassumere la qualità. Dai centesimi parkeriani alle stelle di Vivino, l’idea non è mai cambiata davvero. Ridurre un’esperienza complessa, fatta di profumi, contesto, aspettative, memoria, a una cifra immediatamente comparabile. Dal punto di vista economico è una soluzione perfetta in quanto accelera le scelte e riduce l’incertezza.

Ma cosa succede quando quel numero smette di dire la verità?

Una ricerca pubblicata sul Journal of Wine Economics ha provato a rispondere proprio a questa domanda, analizzando milioni di recensioni su Vivino. E’ emerso che nel tempo i punteggi tendono a salire anche quando la qualità percepita non migliora. Le stelle crescono, ma l’esperienza raccontata dagli utenti resta sostanzialmente la stessa. Gli autori parlano di “inflazione della reputazione”.

Se davvero i vini stessero migliorando in modo significativo, dovremmo trovare recensioni più entusiaste e descrizioni più positive. Invece no. Le parole restano stabili, mentre i voti numerici si alzano. Come se fosse diventato più facile regalare mezzo punto in più che cambiare davvero giudizio. Così il rating medio cresce, ma il contenuto informativo no. E nemmeno la qualità del prodotto.

Analizzando i testi con strumenti statistici e linguistici, i ricercatori mostrano che le recensioni scritte sono in realtà più affidabili dei numeri nel raccontare la qualità. Dentro le parole c’è più informazione, mentre il numero, al contrario, è povero.

Si potrebbe pensare che il problema riguardi soprattutto gli utenti occasionali, magari più emotivi o meno esperti. E invece no. Anche tra i recensori più attivi, quelli che scrivono di più e con maggiore competenza, i voti tendono comunque a salire. Segno che non è una questione di bravura individuale. Le piattaforme, quasi inevitabilmente, spingono verso l’alto: nessuno vuole sembrare troppo severo, si recensisce più volentieri quando l’esperienza è positiva, e una scala da uno a cinque finisce per comprimere tutto nella fascia “molto buono – ottimo”.

Il risultato è sotto gli occhi di chiunque scorra un’app: una lunga teoria di 4,1, 4,2, 4,3. Quando quasi tutto è sopra il quattro, la differenza tra un vino e l’altro diventa sottile.

Il vino non è un’esperienza monodimensionale.

Non è solo “più” o “meno” buono, ma è equilibrio di tante sfumature. È qualcosa che si racconta meglio con una frase che con una cifra. Scrivere che un vino ha tannini verdi, acidità vibrante o un finale corto richiede tempo e responsabilità.

Quindi, ciò che emerge è che proprio ciò che sembra meno oggettivo, il linguaggio, finisce per essere più robusto. Le stelle possono essere utili come primo filtro, ma fermarsi lì è rischioso. Le differenze minime di punteggio raramente raccontano qualcosa di reale. Molto più utile è leggere due o tre recensioni, capire come qualcuno descrive quel vino e cercare affinità di gusto. Fidarsi di chi sa raccontare, non solo di chi assegna voti.

Forse la tecnologia più affidabile, oggi, non è l’algoritmo che calcola la media, ma il tempo speso a leggere qualche riga in più.


Punti chiave

  1. Rating vino: accelera le scelte, ma riduce la complessità dell’esperienza a un numero.
  2. Inflazione reputazione: su Vivino i punteggi crescono, mentre il contenuto delle recensioni resta stabile.
  3. Testi più affidabili: le parole contengono più informazione e descrivono meglio qualità e difetti reali.
  4. Bias di piattaforma: severità sociale, selezione delle esperienze positive e scala 1–5 comprimono i voti.
  5. Consiglio pratico: usare le stelle come filtro, poi leggere 2–3 recensioni per trovare affinità di gusto.