Riflettiamo sulla reazione negativa di alcuni produttori di vino di fronte ai consigli esterni, specie sull’enoturismo. Sottolinea come l’ascolto e l’apertura alla critica non siano segni di debolezza, ma un fondamentale atto di intelligenza imprenditoriale necessario per crescere ed evitare errori comuni, valorizzando la prospettiva di chi osserva il settore dall’esterno.

Qualche giorno fa, sotto un mio post su LinkedIn in cui condividevo alcuni errori comuni da evitare nell’enoturismo, un enologo mi ha scritto:

“Vedo che sei giovane, e ne hai di strada da fare prima di dare lezioni a cantine e aziende che ogni giorno cercano di andare avanti con tutti i casini che ci sono”.

A parte il fatto che il “sei giovane” lo prendo come un complimento, vorrei cogliere l’occasione per fare una riflessione più ampia.

Noi conosciamo bene le difficoltà che le cantine affrontano ogni giorno. Le viviamo indirettamente da anni, visitando centinaia di aziende e parlando con titolari, enologi, hospitality manager, export manager. Sono loro a raccontarci con trasparenza cosa funziona e cosa no, dove si fatica e dove invece si può migliorare. Ed è proprio da questo ascolto continuo che nascono le nostre analisi, i nostri articoli, le nostre proposte.

Quando scriviamo o parliamo di enoturismo, anche attraverso Wine Tourism Hub, il nostro progetto dedicato a rendere il turismo del vino un motore economico per le aziende,  non lo facciamo da “professori” o da consulenti distaccati. Lo facciamo da osservatori privilegiati, che hanno la possibilità di vedere tante realtà diverse, in territori diversi, con approcci diversi. E questa visione più ampia ci permette di individuare modelli virtuosi, errori ricorrenti e strategie che funzionano davvero.

Per questo, quando condividiamo consigli o esempi pratici, il nostro obiettivo non è criticare, ma aiutare le aziende a non ripetere gli stessi errori che altre hanno già affrontato. Non per giudicare, ma per risparmiare tempo, energie e risorse. E i risultati li vediamo: tante cantine ci scrivono dopo un articolo o un corso per raccontarci che, applicando anche solo un suggerimento, hanno visto migliorare la gestione delle visite o la redditività del loro enoturismo.

Il punto cruciale è smettere di vedere i suggerimenti come un attacco o una “lezione dall’alto”. Un consiglio non è un’accusa: è un’occasione di confronto. Non c’è nulla di offensivo nel dire “si può fare meglio”. È così che crescono le aziende, è così che cresce un settore.

E poi, diciamocelo chiaramente: sbagliare è mille volte meglio che non provare affatto.
Noi non criticheremo mai una cantina che sperimenta, che investe, che apre le porte ai visitatori anche senza avere tutto perfetto. Quello che invece vogliamo stimolare è la voglia di mettersi in discussione, di accettare che ogni consiglio, anche se non richiesto, può essere un tassello utile nel percorso di crescita.

L’enoturismo, come tutto nel mondo del vino, è in una fase di trasformazione profonda. Nessuno ha la verità in tasca, ma chi osserva con curiosità, ascolta e condivide buone pratiche, contribuisce a rendere più solido e consapevole l’intero sistema. Ecco perché continueremo a dare suggerimenti, anche se a volte possono sembrare “scomodi”. Perché chi si chiude nelle proprie certezze, resta fermo, chi accetta di confrontarsi, cresce.

E se questo significa che “abbiamo ancora strada da fare”, ben venga: la vogliamo fare insieme, con tutte le cantine che credono nel valore del miglioramento continuo.


Punti chiave

  1. Molti produttori reagiscono con fastidio ai consigli esterni, visti come critiche inopportune.
  2. Ascoltare non è debolezza, ma un segno di vera intelligenza imprenditoriale.
  3. Uno sguardo esterno offre una prospettiva oggettiva che dall’interno spesso si perde.
  4. L’obiettivo dell’analisi è evitare la ripetizione di errori e stimolare la crescita.
  5. Chiudersi nelle proprie certezze impedisce di evolvere e migliorare il sistema.