Varietale ed estensione geografica vanno di pari passo nel mondo del vino? Non sempre e necessariamente. Ne è una dimostrazione un territorio tra i più piccoli d’Italia per estensione, ma con un potenziale varietale enorme. Stiamo parlando dell’Alto Adige, che grazie alla sua posizione geografica, tra gli alti massicci alpini, è una delle aree tra le più variegate. Si parla di multivarietale, perchè il ventaglio di possibilità che offre una zona così piccola è molto ampio. 5.000 viticoltori si dividono una superficie vitata di poco più di 5.600 ettari, distribuita nelle zone climatiche più disparate, su terreni diversi e a quote che variano fra 200 e più di 1.000 metri s.l.m, dai piedi dei massicci alpini più elevati a Nord, fino ai vigneti di un paesaggio decisamente mediterraneo a Sud.

Questo ventaglio di possibilità e la consapevolezza delle sue potenzialità ha portato il popolo altoatesino ad esplorare il concetto di “zonazione” in tempi non sospetti. Il primo approccio alla zonazione è avvenuto ben 30 anni fa con i primi vini a dicitura “Hof” (maso), mentre una decina di anni fa si è individuato il nome della zona (paese o frazione) per indicare la particella a cui far riferimento. Per questo motivo e per l’importanza che la zonazione ha acquisito nel corso dei decenni è vietato oggi usare nomi geografici che non siano presenti nel territorio dell’Alto Adige sull’etichetta di un vino.  

“È stato un percorso lungo, ma felice, frutto della collaborazione condivisa di tutti” spiega il vicepresidente del Consorzio Vini dell’Alto Adige, Martin Foradori. “Siamo partiti dal catasto e dal libro fondiario che presentava già delle particelle geolocalizzate e abbiamo organizzato dei banchi di lavoro in ogni paese. Sulla base di mappe fornite dal Consorzi con presenti le particelle fondiarie, ognuno ha potuto dire la propria e in questo modo siamo giunti ad una zonazione condivisa”. 

Tutto questo nasce da una filosofia frutto del trinomio “territorio-vigneto-vino”: una vigna, un vino. Ma anche da uno dei valori insiti nel DNA di questo territorio: una comunità coesa che contribuisce al bilancio del bene comune, composta da persone che con passione e impegno fanno crescere la qualità

Negli ultimi anni, grazie all’introduzione nel 2014 della menzione “vigna”, riservata ai vigneti storici, la denominazione d’origine è diventata ancora più rilevante. Ogni “vigna” prende il nome dalla toponomastica della cartografia ufficiale, e attualmente ne sono riconosciute 40, con una superficie totale di circa 60 ettari.

La finalità è quella di portare i prodotti in una dimensione più innovativa, in cui i vini siano trovino radicazione nei vigneti. Quello della zonazione in Alto Adige è sicuramente un percorso ancora in divenire, ma un modello virtuoso da seguire per fare delle tipicità del territorio una carta vincente sulle tavole dei consumatori mondiali.